LA BALLATA DELLE FINZIONI
Dopo lo spogliarello
entrò il politico e rise
di tutti i suoi imbrogli
per rivestire con la mani
la disgrazia degli altri
gridava contento
sicuro di fornire
l’interpretazione migliore
Poi arrivò l’illusionista e si confuse
col personaggio di prima
a nascondere negli occhi
la perdita del tempo
Riapriamo le danze, anzi, riprendiamoci un po’ di felicità e tiriamoci su di morale con qualche gioco di “illusioni” che in fondo, portando sempre allegria, non fanno mai male, anzi, accompagnano lo stupore vestendolo di gioia se l’illusione è legata al gioco di prestigio di un mago, perché Ibrahim Maalouf mago lo è da sempre, quando, presa in mano la tromba, ha incominciato a stupire per la varietà delle sue note, per la sua ricerca sempre a metà strada tra la fruibilità dell’ascolto e la qualità di un jazz variegato attraverso, etnica, modernità e sperimentazione. Continua a leggere “ILLUSION di Ibrahim Maalouf”
7 minuti (consiglio di fabbrica) è un testo teatrale di Stefano Massini pubblicato da Einaudi, che sostanzialmente porta sulle scene un fatto realmente accaduto in Francia, dove, una multinazionale compra e assorbe nel suo gruppo una vecchia e conosciuta fabbrica tessile. Chiaramente, nel convocare il Consiglio di fabbrica, sembra che non vogliano licenziare nessuna delle 200 donne che la compongono. Però, pongono una piccola condizione da far firmare alla rappresentanza delle maestranze: 7 minuti, soltanto sette minuti da togliere alla pausa di riposo dei vari turni di lavoro. in fondo cosa sono sette piccoli minuti nel contesto totale delle classiche otto ore di prestazione ? Non era peggio se lasciavano a casa delle persone, o se delocalizzavano parte della produzione ? O nella peggiore delle ipotesi, chiudere addirittura l’azienda per acquisire soltanto il marchio ? Continua a leggere “7 MINUTI di Stefano Massini”
Venerdì sera, 23 gennaio, presso la sede del Gruppo Acàrya di Como, si è tenuta una serata sul giorno della memoria che è voluta andare al di là della retorica con cui solitamente vengono gestite queste rappresentazioni, anzi, ha integrato nel suo insieme tutta la presentazione con una multimedialità interessante fra poesia, letteratura e musica, coordinata dal poeta Francesco Maria Gottardi.
Si è iniziato presentando il libro dei giornalisti Giovanna Caldara e Mauro Colombo dedicato alla storia della comasca Ines Figini, classe 1922, scampata all’esperienza dei campi di sterminio. La sua è una storia che andava raccontata e che possiede un aneddoto bellissimo che poi è alla base di tutto il racconto, autentico, il quale inizia nell’adolescenza della protagonista.
Ines, infatti, era una ragazzina esuberante, sicura di se stessa, intraprendente, al contrario delle sue sorelle più timide e riservate; non è casuale che la loro madre non si preoccupava se la piccola si allontanava da casa, mentre faceva il contrario per le sue altre figlie. Proprio per questa differenza in giorno Ines incuriosita chiese alla mamma perché non la aspettava mai quando mancava dalla loro abitazione, mentre si preoccupava tantissimo per le sue sorelle, ebbene, la risposta della madre fu: “perché tanto io so che tu torni sempre”. Continua a leggere “ANCHE QUESTA E’ MEMORIA”
Non mi risolvo alla partenza
ancora interrogo il tuo gesto
così veloce nel mettere ordine
alle cose scopro parentesi
nella guida forzata del calendario
Mutando i giorni senza pace
non resta che piegarsi al tempo
muovere incessantemente la bocca
come fanno i pesci che non hanno
mai parlato fuori dall’acquario
Proprio venerdì sera, 16 gennaio, al Gruppo Letterario Àcàrya di Como, è stato presentato il libro di poesie “Il negozio degli affetti” di Giancarlo Stoccoro, edizioni “Gattomerlino / Superstripers”
Giancarlo Stoccoro è uno psichiatra che sta proponendo, oltre al suo normale lavoro in ospedale, una terapia chiamata Social Dreaming ovvero: “sognare sociale o sognare insieme”, una condivisione collettiva dei propri sogni scaturita dalla visione di un film, e poi discussi insieme. Chiaramente, le interconnessioni fra le proiezioni personali e i rapporti con le altre persone che hanno condiviso questa esperienza, apre nella mente dei partecipanti tutta una serie di ricordi, i quali, non devono essere interpretati necessariamente alla maniera freudiana, anzi, al contrario, entrano in antitesi con questa teoria del secolo scorso e la superano quasi ad emarginarla, perché annulla il classico rapporto medico/paziente, sempre legato alle interpretazioni personali del professionista, per quanto capace. Oltremodo instaura una sinergia collettiva (o sociale, come dice la parola stessa) già collaudata nelle sedute di gruppo, ma che non era mai stata sperimentata in seguito alla visione di una storia, cinematografata in questo caso, e coinvolgendo i fruitori in maniera totale. E’ chiaro che noi, ultimamente, siamo coinvolti dalla multimedialità; siamo grandi appassionati di film; siamo curiosi di come le storie vengano trasportate sul grande schermo e poi ne parliamo con gli amici, sul web, nei luoghi di scambio culturale. Ecco che se la passione diventa, un’infusione dentro la nostra mente, anche quella più oscura e la si discute insieme, le percezioni diverranno e si apriranno a più livelli, fino ai nostri ricordi estremi, se non addirittura ai ricordi di altre vite, passate o future non importa, ma inevitabilmente interconnessi, o interconnesse con le esperienze di altri, e magari, sempre legati a noi, in un interminabile circuito che ci accomuna e che ci vede partecipi della nostra evoluzione. Il tutto riepilogato in un saggio che il nostro autore ha pubblicato in un libro intitolato: “Gli occhi del sogno” (Fioriti Editore). Continua a leggere “IL NEGOZIO DEGLI AFFETTI di Giancarlo Stoccoro”
+ 13) Una birra media – finalmente un sorso (esperienze divertenti), 28) Caipiroska – Ridere per sopravvivere
MA NEL 2015 DORMIREMO TRANQUILLI ?
E’ sempre difficile rispondere a questa domanda quando inizia un anno nuovo, anche perché la condizione psicologica di un individuo è sempre legata allo stress di tutto quello che gli gira intorno: la vita privata, il lavoro, l’attualità, la paura del futuro incerto ecc. ecc. Ma allora perché non scegliere un letto adatto alle vostre esigenze? Un letto diverso per esempio! Si… un letto che risponda ai vostri più improbabili desideri, perché è giusto che sia così! Dicono che passiamo un terzo della nostra vita a dormire… e allora perché dormire male, sempre preoccupati dei nostri dispiaceri quotidiani? Lasciatevi tutto alle spalle e godetevi un sonno beato con un bellissimo letto e un materasso degno della vostra personalità, e vedrete che la vita vi sorriderà, perché ad ogni risveglio, penserete con passione alla notte successiva, e alla bellezza immaginifica che il “vostro letto” vi darà, una volta coricati. Tutta la fatica accumulata sparirà in un baleno e vi sembrerà di riposare in paradiso, per sognare tutto quello che volete… in santa pace! Finalmente soli con voi stessi, o con chi vi sta accanto, a patto che, senza nessun problema, sia d’accordo con la scelta che avete fatto…
Del nuovo letto chiaramente ! (cliccare per verificare)
+ 01) Canned Heat – musica tossica (rock e dintorni), 02) Green Spritz – l’eterna giovinezza (gli album migliori dell’anno)
I MIGLIORI DISCHI DEL 2014 per l’ Intonation Cocktail Club 432
Rieccoci come ogni anno a fare un resoconto sulle migliori uscite, in questo caso del 2014, e come sempre, ribadisco il concetto del gioco, non tanto fine a stesso, ma per la necessità di riepilogare tutte le emozioni e le bellezze che si fondono in questa passione, a tratti malattia… Ma chi se ne frega! fossero tutte così le malattie!! Pertanto, queste sono le mie scelte e come tali si inseriscono nel clima del Sourtoe Cocktail Club, in cui si fondono, alcol compreso, tutte le sfumature di una serata in compagnia: la vostra chiaramente!!!
Buona bevuta a tutti… il Barman
Chiaramente non c’è classifica: tutti belli in egual misura. Ne ho scelti come ogni anno 20 e rappresentano sostanzialmente i miei migliori acquisti
GOAT – “Commune”
WOVENHAND – “Refractory Obdurate”
CHRIS ECKMAN – “Harney County”
DAVID CROSBY – “Croz”
SWANS – “To Be Kind”
EINSTÜRZENDE NEUBAUTEN – “Lament”
SHELLAC – “Dude Incredible”
J MOSCIS – “Tied To A Star”
THE WAR ON DRUGS – “Lost In The Dream”
SHARON VAN ETTEN – “Are We There”
ROBERT PLANT – “The Ceaseless Roar”
CHEAP WINE – “Beggar Town”
CARLA BOZULICH – “Boy”
TOR PEDERS – “Brev Från Ederstorp”
SERRIES, JÄRMYR & LO – “Yodok III”
HOOKWORMS – “The Hum”
EARTH – “Primitive And Deadly”
ENO & HYDE – “Hight Life”
LUCINDA WILLIAMS – “Down Where The Spirit Meets The Bone”
THEE SILVER MT. ZION MEMORIAL ORCHESTRA – “Fuck Off Get FreeWe Pour Light On Everything”
Continua a leggere “I MIGLIORI DISCHI DEL 2014 per l’ Intonation Cocktail Club 432”
Si chiude così il 2014, e dopo i botti, cerchiamo un po’ di baci e un po’ di abbracci… nella speranza di riconciliarci con l’anima, anche se, per inseguire una carezza, spesso come in questi casi, non si riesce a raggiungere un’elevata qualità. Ma tant’è, accontentiamoci di un sorriso e di un luogo comune… In fondo, perché non dovrei dirvi buon 2015 !!!?
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ALT-J
“This Is All Yours”
Continua a leggere “BACI E ABBRACCI – “Alt- J” – Mark Lanegan” – “Carlot-ta” – “Gravenhurst” – “Soqquadro Italiano””
Se l’atmosfera delle feste vi da così fastidio, allora potete sfogarvi con uno di questi dischi, usciti quest’anno: hard-core; punk; stoner; hard-rock e psych-shogaze, tanto per rimanere in ebollizione il tempo necessario prima di stappare il classico spumante di fine anno. Come ultimi botti vanno proprio bene…
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BIG UPS
“Eighteen Hours Of Static”
Continua a leggere “GLI ULTIMI BOTTI: “Big Ups” – “Parquet Courts” – “Earth” – “Rival Sons” – “Hookworms””
A mio avviso durante queste feste non si dovrebbe pasticciare troppo, perché è sempre meglio legarsi ad un buon vino o ad un ottimo spumante: dolce, secco o brut, non importa, l’importante è che sia di eccellente qualità, stop… Ma se volete invece qualcosa di particolare, allora potete abbinare alle classiche bollicine, una leggera spruzzata di succo di frutta per ingolosire il palato. Usate allora un prosecco e aggiungetevi l’estratto che preferite: una spremuta di due mandarini per esempio; o la centrifuga dei chicchi di due melograni, tanto per rimanere in tema con i colori del Natale, e il composto diverrà prezioso. Se poi “sporcate” il bordo del bicchiere con dello zucchero, allora farete anche un po’ di scena. Se invece volete fare i raffinati, shakerate 3 parti di vermouth bianco e 2 di Lemoncello con del ghiaccio, filtrate il tutto in un bicchiere raffreddato e finite di versare 5 parti di spumante brut, guarnendo poi con delle striscione di limone o di arancio, per dare ad una serata il brivido dell’imprevisto come dolce inizio.
Ma in fondo, quello che piace di più, è sempre quello che avete dentro e che regalate a voi stessi, prima che agli altri…
Ancora tanti auguri dal Barman !!!
Con l’approssimarsi del Natale andiamo a cercare un po’ di dolcezza, o qualcosa di più intimo, non tanto perché bisogna calarsi nello stereotipato slogan del “siamo tutti più buoni”, ma perché in fondo quell’idea di isolarsi, di mettersi in disparte, o di cercare la propria filosofia di “solitudine”, è fondamentalmente una forte contrapposizione con l’abbuffata delle feste. Per carità, condividere questi giorni con i patenti più cari è qualcosa di bellissimo, però bisognerebbe calarsi proprio nella vera essenza dello stare insieme: capire quanto vale un legame importante e cosa vuol dire averlo fra le mani. Io però, durante questi periodi di stelline, botti e candele, ho sempre cercato quella calma dove una buona lettura, una musica giusta e un appagamento personale, fossero, chissà perché, una cornice salutare per il fisico e la mente. Poi, come reazione, è sempre arrivato, il punk, l’hard-core e il rock’n’roll, ma prima, quella blandizia trasformata in carezza, diventava una ricerca dove perdersi e ritrovarsi, scoprendo la strada per una giusta continuazione. Di conseguenza, se dovessi scegliere un album appena pubblicato, questo “My Favourite Faded Fantasy” di Damien Rice, potrebbe essere un ponte, o un guado, dipende dai punti di vista, per accoccolarsi nel proprio “esilio” preferito, anche solo per un attimo, prima di ricominciare a lottare. Continua a leggere “MY FAVOURITE FADED FANTASY – Damien Rice”
PIOGGIA GELIDA
(lamento di un pupazzo di neve)
Non posso che assimilare torture
mentre il tempo ustiona il silenzio Continua a leggere “NON E’ ANCORA INVERNO”
Sulla via della neve si trova di tutto anche quasi casualmente, nonostante la coltre ricopra ogni cosa lasciando nel silenzio quell’attimo di pausa, o se vogliamo, quella tregua prima di ricominciare. Una tregua dove si affaccia il passato e si fonde con il presente, quasi a fare da continum-temporale con la varie età della vita, con le passioni che ritornano a popolare tutto quello che noi stessi abbiamo lasciato per strada. Ecco che inaspettato, dal nord più profondo della Svezia, arriva questo album dei debuttanti Tor-Peders intriso di un revival citazionistico veramente interessante che, variegato e reinterpretato con delle idee nuove, riemerge più vivo di prima, come se da quella sepoltura invernale si nascondesse il germoglio pronto a sbocciare per la nuova primavera. Dovete immaginarvi una sorta di progressive-psychedelico intriso di krautrock e di fughe strumentali dove riemergono da un passato prossimo le colonne sonore in voga negli anni ’70, in cui, le sfumature filmiche e le impressioni musicali che ricordiamo nelle sigle di allora, si rivestono ora di colori nuovi e di sfumature gioiose, inglobando nelle jam-session eseguite magistralmente tutta un’idea di musica che non ci ha mai abbandonato, ma che esiste sotto la coltre bianca dove ci siamo addormentati. Bastava solamente farla sciogliere per riportare in vita un sound che ha avuto evoluzioni diverse, più o meno valide, basta solamente saperle scegliere. Continua a leggere “BREV FRAN EDERSTORP – Tor-Peders”
Exile on snow street
Ricordare ancora un inizio
e poi Continua a leggere “NON E’ ANCORA INVERNO (2)”
Sempre in tema di musica tipicamente americana, gli italianissimi Cheap Wine sono una bellissima conferma del panorama attuale. Inoltre, se dalle Marche sono riusciti ad imporsi, a farsi conoscere e a rimanere continuamente sulla scena senza mai avere delle cadute, è perché la loro bravura è classe di cristallina bellezza e questo loro ultimo album, ne è la splendida conferma, o se vogliamo, la loro definitiva consacrazione. Probabilmente sono e saranno sempre un gruppo di culto, per il loro vagabondare fra locali alternativi e piccoli teatri di periferia, ma le scelte che si sono imposti per rimanere sempre vivi con le loro passioni, sono l’esempio di come la sincerità e la semplicità sono doti appartenenti a chi è veramente grande, se qui per grandezza intendiamo quel rapporto che unisce la bravura di tutta la band, con l’umiltà senza fronzoli, o l’umanità se vogliamo, di questi ragazzi cresciuti per inseguire i loro idoli ed emularli, diventando poi, idoli loro stessi, per il nutrito pubblico che li segue da anni. Continua a leggere “BEGGAR TOWN – Cheap Wine”
Quando ci si addentra nella classica tradizione americana dove convergono blues e country, folk e rock, avendo la possibilità di scegliere dentro a un’infinità di proposte, si rischia di perdere delle uscite buone a vantaggio di altre meno interessanti. Per fortuna che prodotti eccellenti come quest’ultimo album (doppio, tra l’altro) della bravissima Lucinda Williams ha avuto una risonanza tale, soprattutto fra gli appassionati, da non lasciarsi dimenticare tanto facilmente. A tutti gli effetti è stato paragonato ad album doppi famosi del passato, e con degno merito aggiungerei io, perché all’interno di queste tracce si genera tutto il mondo di questa interprete straordinaria, come se la carriera di un artista si potesse condensare dentro a 20 intense e malinconiche ballate. 10 per ogni CD, divise solamente per un approccio più acustico per uno, e più elettrico per l’altro, ma poi, in fondo, si possono accomunare tutti e due perché la poesia dei testi è un ponte ideale per tutte le canzoni, le melodie un piacere per l’ascolto, come se la bellezza dell’ottima strumentazione si trasformasse in emozione e in brividi, solamente con un giro di accordi. Continua a leggere “DOWN WHERE THE SPIRIT MEETS THE BONE – Lucinda Williams”
+ 07) Martini Dry – agitato non mescolato (appunti di cinema), 08) Dark Angel – fantascienza oscura (film – serie tv – fumetti)
INTERSTELLAR – di Christopher Nolan
Christopher Nolan è sostanzialmente un ragazzo fortunato oltre che un talentoso regista; non è casuale che il suo esordio cinematografico avvenuto con Following e successivamente con Memento, lo hanno subito proiettato per l’originalità delle sceneggiature (del fratello Jonathan tra l’altro) nella sfera gravitazionale di Hollywood, inanellando una serie di successi straordinari: Insomnia; The Prestige; la trilogia dove ha riscritto la figura di Batman, realizzando con Il cavaliere oscuro, una delle più interessanti trascrizioni di questo personaggio. Una trascrizione in chiave moderna che, se anche debitore dai fumetti di Frank Miller, si è rivelata basilare per la sua carriera, proseguita poi con il suo film più bello: Inception, dove i meandri del sogno si rivelarono angoli prolifici per ambientare una trama atipica, contorta, a tratti fantasiosa e a tratti ricercata, quasi a far coincidere dentro ad una storia originalissima, noir e realtà surreali. L’ossimoro è dovuto perché, ogni sua trascrizione o adattamento, o produzione in senso lato, hanno da sempre sfruttato idee nuove e avvincenti al tempo stesso, viaggiando sempre sul confine indefinito fra l’immaginazione e il quotidiano che la genera.
Per tutto questo e altro ancora, essendo io stesso un appassionato di fantascienza, ho atteso la sua ultima fatica: Interstellar, con un’ansia contagiosa, sicuro di ritrovarmi di fronte all’ennesimo capolavoro e ad un’altra bellezza, tutta da seguire; attesa però delusa dalla visione del film stesso che, secondo il mio parere, presenta numerose forzature all’interno di un percorso non facile d’accordo, il quale, per la struttura completa di una vicenda così intrigante, forse, doveva seguire delle carte “interstellari”, diciamo così tanto per rimanere in tema, più alternative. Continua a leggere “INTERSTELLAR – di Christopher Nolan”
Chiamarsi Robert Plant è come richiamare alle spalle un passato gigantesco: voltarsi guardando contemporaneamente il cielo per vedere se i famosi dirigibili possano ancora fare ombra su di noi. Ma la carriera solista di questo bravissimo professionista si è differenziata notevolmente da quella di Jimmy Page, ormai schiavo del nome altisonante che grava su di lui e impossibilitato ad uscire dal marchio di fabbrica che l’ha contraddistinto, per quanto legato alla storia della musica. Plant invece è da anni che è riuscito ad intraprendere un percorso qualitativo di notevole interesse, riuscendo a esplorare territori nuovi mantenendo sempre intatta la sua esperienza, facendo convergere stile e ricerca musicale, rock e divagazioni etniche, tradizione e modernità, intorno alla sua splendida voce. Tra l’altro nulla è banale, nulla è scontato, niente è lasciato al caso: tutto il suo lavoro si concentra intorno ad una insaziabile voglia di stupire, riuscendo sempre ad evolversi intorno a melodie bellissime, come se la ricercatezza degli arrangiamenti fosse soltanto l’ideale vestito per impreziosire le canzoni.
“Gli artisti sono come degli squali, devono continuare a muoversi o sono destinati a morire”; così scrivono di lui in America. Badate bene, questa bellissima affermazione sintetizza perfettamente l’anima di un musicista o di un artista in genere, soprattutto quelli come lui che riescono ad invecchiare ringiovanendo ogni volta, come se la vita fosse un’eternità senza troppe presunzioni, o meglio ancora l’ennesima realtà da riplasmare ogni volta, e ogni volta creare una forma nuova: dal fango sono nati l’uomo e la donna… ricordate!? E da allora non ci siamo più fermati, come questo ragazzo di West Bromwich che dalle Midlands continua ad abbracciare il mondo, e a cantarlo. Continua a leggere “LULLABY AND… THE CEASELESS ROAR – Robert Plant & The Sensational Space Shifters”
Se qualcuno vi chiedesse se preferite Beatles o i Rolling Stones, voi cosa rispondereste?
Ma gli Who naturalmente…
IL LAGO IN PIAZZA
Corre grigio randagio
appiattito bagnato
cerca muffa nei muri
forse mugola adagio
ha un tunnel negli occhi fumosi
le case rovesce
sghimbesci riflessi di chiese.
E quel ragazzino –
un gatto con gli stivali –
cavalca una panca annegata.
Gli ride alle spalle la Svizzera castellana
solleva la morbida gonna
di lana.
Maria Grazia Duval
Continua a leggere “IL LAGO IN PIAZZA di Maria Grazia Duval”
E’ sempre un piacere ascoltare album di questi livelli, i quali riescono a tramutare un fraseggio folk in rock alternativo, riuscendo a far convivere la tradizione delle ballate americane con un prodotto di alta qualità. E’ chiaro che pronunciare il nome di J Mascis è come far riemergere la sigla dei Dinosaur Jr nella mente di tutti gli appassionati di musica. E’ come immaginare un ponte ideale per collegare il passato con il presente, per concepire una trasformazione che porta una persona dalla giovinezza alla maturità, come se l’indie-rock degli inizi, unito all’irruenza punk e alle divagazioni psichedeliche, si fosse trasformato nell’arcobaleno della copertina: un insieme di colori e slanci poetici a sottolineare la sintesi del suo pensiero attuale. Ma se per qualsiasi songwriter è facile prendere in mano una chitarra e comporre, suonare e trasformare una canzone, sono sempre e in pochi quelli che riescono a dare un qualcosa di più alla struttura della composizione, soprattutto quando una carriera costruita intorno al noise-rock diventasse poi un percorso acustico, scarno, asciutto, deliberatamente pulito da qualsiasi slancio rumoroso o poliedrico che dir si voglia. Continua a leggere “TIED TO A STAR – J Mascis”
Da una frontiera a un’altra frontiera, da un’America a un’altra America, da un sound a un altro sound: feroce, cattivo, inarrestabile… indistinguibile. Non mi stancherò mai di ripeterlo, ma quando nel 2000 ascoltai il terzo album dei 16 Horsepower, “Secret South”, fu come una frustata fulminea che mi segnò il cuore nell’allora fiacco mondo della musica, e da allora, i ritmi di David Eugene Edwards mi sono rimasti dentro come una malattia da cui non si può guarire, anche se da quella data in un certo senso, mitica, di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Finita l’avventura con i 16 Horsepower, e intrapreso il progetto Wovenhand (ormai siamo arrivati alla settima fatica; decima, se consideriamo anche dei progetti paralleli), il predicatore pazzo del Colorado continua imperterrito a lanciare i suoi epiteti, senza avere il sentore di stancarsi, anzi, da tre album a questa parte, ha ripreso il vecchio vigore ritornando sulla scena alla grande, giganteggiando forse meglio di allora. Continua a leggere “REFRACTORY OBDURATE – Wovenhand”
Visto che la pioggia insiste e anticipa questo clima autunnale, l’ultimo album di Chris Eckman si inserisce nel filone di dischi acustici in cui la poesia, le storie decantate con la propria intimità, l’introspezione lirica e la ricerca dei silenzi della propria anima, diventano l’ideale ascolto per una meditazione raccolta, a volte vicino alla melanconia, altre volte semplice desiderio di isolarsi, per ascoltare quello che ti porta il vento, appena… prima di fuggire e perdersi, con i pensieri, oltre l’orizzonte. Sembrerebbe un discorso banale, ma è quello che si prova ad ascoltare queste tracce e queste canzoni completamente immerse nella sua ambientazione. Territori infiniti, desertici, che in questo caso diventano ideale e sublimazione di storie personali, decantate nella più completa solitudine: asciutte come il luogo che le ha generate e talmente vive da apparire come la sceneggiatura di un film. Continua a leggere “HARNEY COUNTY – Chris Eckman”
Visto che abbiamo appena parlato di Lou Reed, mi sembra giusto mettere in risalto quest’album uscito nel 2014. Lou infatti, è un accorato omaggio di Joseph Artthur al suo maestro di sempre, probabilmente fonte d’ispirazione per il suo modo di sentire la musica e la poesia; non è casuale che nei suoi dischi si senta questa influenza, anche se mediata e poi trasformata nella sua forma di espressività come è giusto che sia. Ma al di là di tutto questo, rimane inalterata la dedica fatta con istintiva sincerità verso colui che lo ha affascinato e fatto crescere artisticamente. Anche la semplicità della copertina trasmette questa sintesi di pensiero e in un certo modo anticipa tutto il contenuto di questo lavoro, costruito attorno alla scarnificazione degli strumenti scelti: chitarra acustica, piano e voce sola (raddoppiata appena in qualche episodio), giusto per dimostrare che per esaltare la poesia e il suo contenuto, basta poco, anzi, pochissimo… Continua a leggere “LOU – Joseph Arthur”
+ 06) Campari Shakerato – arte minima (poesia – teatro), 09) Old Fashioned – senza tempo (protagonisti del passato)
TEMPO NON SPRECATO
Tempo non sprecato – qualche considerazione sulla poetica di Lou Reed è il titolo della serata che Claudio Stanardi ha tenuto venerdì sera 24 ottobre, negli spazi del Gruppo Acàrya di Como, e di cui noi del collettivo abbiamo soltanto dato una mano per la riuscita della rappresentazione. Non voglio perciò rubargli il merito del bellissimo lavoro che ha proposto, inquadrando un personaggio come il rocker newyorchese, da un punto di vista non usuale, o meglio, fuori dagli schemi proposti solitamente al grande pubblico. Di conseguenza chi c’era si è gustato un’interessantissima retrospettiva sotto forma di performance, e di cui pubblico solamente uno stralcio della lettera che la moglie Laurie Anderson ha postato in rete il giorno dopo la morte di Lou:: una lettera molto bella in cui si evidenzia di come l’amore può esistere, solamente, quando due anime s’incontrano nel centro della loro vita, con il bagaglio delle loro passioni e delle loro esperienze condivisibili. Probabilmente è stata scritta per l’occasione, ma sicuramente è molto sentita e molto interiorizzata, e cosa importante: vera. Continua a leggere “TEMPO NON SPRECATO”
Se qualcuno vi dicesse che questi ragazzi e queste ragazze provengono da un villaggio di nome Korpilombolo dopo aver ascoltato la loro musica, voi, che zona del mondo indichereste? E se vedreste il loro travestimento in un concerto dal vivo senza sapere la loro origine, di che colore direste, se vi chiedessero quale sfumatura ha la loro pelle? Africa, chiaramente! Nera, chiaramente! Sbagliato… La loro pelle è bianchissima e arrivano da quattro case sperdute nel nord della Svezia, il cui unico pregio è quello di esser state nominate, o nominato, se volete, da una delle due bionde degli Abba: Agneta Faltskog, per la precisione, in un pezzo datato ormai 1972: “To Mil Kvar Till Korpilombolo, in cui il testo parla per l’appunto di un amore lontano mille miglia, vicino al circolo polare artico che sarà raggiunto a tutti i costi: sinonimo proprio di luogo lontanissimo. Poi il nulla. Chiaramente per “nulla” intendiamo l’anonimato e il silenzio che circonda quei luoghi tanto distanti da noi e per il nostro modo pi pensare come paese latino, ma sicuramente affascinanti soltanto per l’effetto natura: l’ultima Thule, direbbe qualcuno. E’ chiaro poi che la loro miscela di etno-rock o psych-world amplifica gli orizzonti e unisce in un viaggio immaginario il continente nero con la California di fine anni ’60. In fondo. l’anima ancestrale racchiusa dentro ognuno di noi e i misteri cresciuti nelle lande oscure del nostro immaginario (e potremmo aggiungere: amplificate dall’estremo nord) fanno il resto, perché in ogni angolo del mondo esiste un’energia primordiale, pura, assoluta, la quale forma un contatto speciale e inaspettato con tutte le forme della Terra: vegetali e animali, e come tali devono essere parte di noi, insieme a noi, intorno a noi. La scoperta di questa energia è l’esplosione di tutti i nostri istinti, la voglia di essere un tutt’uno con un’anima più grande, che ci accomuna.
Questo però non è un discorso religioso, o mistico, o esoterico, ma qualcosa che ci appartiene da millenni e che essendo dentro di noi, quando vuole esplode e diventa vita: MUSICA, in questo caso. Di conseguenza non dobbiamo stupirci se i Goat vivono la loro gioia dentro a un groove psichedelico quanto tribale per esprimere pulsioni più grandi, anche perché la loro nazione: la Svezia appunto, è una terra con una cultura musicale vastissima e fitta di contaminazioni importanti, che l’hanno portata ad essere al centro dell’attenzione spesso e volentieri, quindi, non è casuale che il bagaglio di questi ragazzi travalica ogni forma e convenzione, miscelando la loro origine e le loro leggende con i loro miti, e in senso metaforico, con le loro visioni, anche se una maschera o un costume assume in questo caso una valenza rituale e sciamanica di appartenenza: una Commune, tanto per citare il loro titolo. Continua a leggere “GOAT – Commune”
Trentadue minuti e quarantatré secondi. Basta poco per sottolineare la propria idea di musica: rock o punk che sia, o tutte e due le cose insieme, non importa, e non importa nemmeno se l’espressività degli Shellac è stata chiamata “estetica del nervosismo” o “riduzionismo hardcore”. Sostanzialmente, non ce ne frega un cazzo delle parole! Basta ascoltarli e basta… tutto qui. Genesi di una sintesi estrema; bellezza al vetriolo; poesia ritmica devastata, ordinata, scomposta e ricomposta come se un quadro di Mondrian si facesse ascoltare mentre lentamente si scioglie e si cancella, e su ciò che rimane della tela invece che riprendere il pennello, usare una lama per disegnare la rabbia: dura, sincopata, abrasiva… ecco, tutto qui. Trentadue minuti e quarantatré secondi. Basta poco per sottolineare la propria idea di arte.
Chiaramente dietro a questo gruppo esiste tutto un mondo che si muove e si dilata, non è casuale che uno dei tre membri si chiami Steve Albini: musicista, talent-scout e soprattutto famoso produttore che ha sempre fatto dell’underground la priorità delle sue scelte, che ha sempre cercato nel duro lavoro la riuscita di un prodotto. Lontano dall’apparire e sempre devoto al fare, capacissimo di operare anche gratis per chi lo merita veramente e di raddoppiare il prezzo per chi invece trascende verso i deliri da rockstar. E’ così e basta.
Trentadue minuti e quarantatré secondi. Poi, è chiaro, ci sono stati degli artisti che devono proprio a lui il successo della propria fama (e potremmo farne un elenco lunghissimo), mentre altri si sono dovuti “dealbinizzare” per riprendere il cammino. E’ così, che vi piaccia o meno.
Trentadue minuti e quarantatré seconti. Basta poco per sottolineare la propria idea di lavoro.
Tutto il resto sono parole, soltanto parole. Lo ripeto, a lui interessa solo il duro lavoro stando dietro le quinte senza apparire: ma sono le sue creazioni che prendono il volo, sono altri che parlano per lui.
Trentadue minuti e quarantatré secondi. Basta poco per sottolineare la propria idea di vita. Continua a leggere “SHELLAC – Dude Incredible”
Ogni artista vive alla propria maniera la sua personale Divina Commedia come catarsi di una vita di eccessi o di cadute nei meandri della disperazione. Il grande poeta italiano però ha generato una trilogia di canti evidenziando come dalla caduta negli inferi si possa arrivare al paradiso, con una sostanziale quanto importante differenza: Dante Alighieri ha visto o immaginato questi mondi stando si nel loro interno, ma raccontandoli in forma lirica dalla parte dell’osservatore, mentre il leader degli Swans: Michael Gira ci ha declamato il tutto stando dalla parte dei dannati, in cui le cosiddette bolge erano propriamente le strade della sua adolescenza e in senso traslato della sua vita. Non è casuale però, che essendo eroinomane già a dodici anni, il suo vagabondare è stato esorcizzato dalla musica come per la poesia, così che un inferno lo si può raccontare dentro e fuori tutte le sue sfumature, per non dire dentro e fuori tutte le sue crudeltà. Ecco che la valenza dell’arte acquisisce un’importanza enorme proprio come metafora di salvezza e come canale di sfogo di tutte le paure, di tutti gli incubi e di tutte le torture che, dopo aver preso una strada sbagliata spesso senza ritorno, si possa ritrovare quella giusta, anche se inaspettata. Chiaramente le ustioni sono rimaste, probabilmente il corpo ha ritrovato una sua forma di resurrezione mentre l’anima giace ancora condannata per l’eternità, ma forse proprio per questo, si ha una ragione in più per parlarne. Poi, potete anche non ascoltare queste note drammatiche, perché il vostro spirito ritiene di rifiutarle, ma io penso che l’abisso nascosto dentro di ognuno di noi, va guardato ogni tanto, perché come diceva Nietzsche, può essere lui a guardare dentro di voi. Bisogna avere questo coraggio, come quando siete in cima ad un palazzo e non volete sporgervi per paura di cadere, eppure, una volta vinta questa fobia, improvvisamente, rimarrete stupiti dell’emozione che potevate perdervi. Continua a leggere “SWANS – To Be Kind”
Ed eccolo l’uragano, anche se è solo l’inizio, perché il suo turbinare sarà lungo e insistente. Chiaramente, non è facile descrivere l’esibizione degli Swans all’Alcatraz di Milano di domenica 12 ottobre, anche perché, tutto sommato, coloro che sono andati a vederli (compreso il sottoscritto) sapevano a cosa andavano incontro, e lo dico in senso positivo, perché assistere ad una loro performance è come calarsi in una trance ipnotica insistente e ossessiva, in cui si è respinti e catturati al tempo stesso. Continua a leggere “SWANS – Live all’Alcatraz di Milano”
Questo libro non l’ho scelto a caso, perché nonostante sia stato scritto da James Lee Burke nel 2006 e pubblicato in Italia da Meridiano Zero nel 2008, conserva nel titolo: Prima che l’uragano arrivi, tutta la potenza di una metafora inquietante e bellissima al tempo stesso, anche perché, dal mio punto di vista, per iniziare a intraprendere una lunga serie di recensioni musicali, bisogna per forza scomodare l’uragano, e questo libro ne è la splendida conferma. Continua a leggere “PRIMA CHE ARRIVI L’URAGANO di James Lee Burke”
Cristina Finotto è una poetessa che si diletta anche con la fotografia, oppure se vogliamo: una fotografa che si diletta a scrivere poesie. Però le due espressività artistiche si compenetrano a vicenda, si equivalgono e si bilanciano vicendevolmente, perché nei suoi scatti esiste tutta un’emozione lirica in cui si respirano le parole nascoste, e nei suoi scritti, si evidenzia una cultura dell’immagine come se fossero delle scene da ammirare con gli occhi, oltre che con l’anima. La sua ultima pubblicazione: Canti d’acqua nuda: titolo bellissimo tra l’altro, evidenzia tutta la passione delle sue visioni le quali, oltre che inscenarsi attraverso percorsi interiori importanti, ripercorrono tutto l’amore per le sue terre: il Polesine, terre di bellezze e di alluvioni, di partenze e di ricordi, di sogni e di ritorni. Continua a leggere “CANTI D’ACQUA NUDA di Cristina Finotto”
Anche per quest’anno il programma autunnale del Gruppo Acàrya è riuscito a proporre tutta una serie di serate interessantissime legate ai territori della poesia e dintorni. Salmo a sera infatti, è il titolo dell’opera prima di Lorenza Auguadra, presentata il 26 settembre con la partecipazione di una compagnia di attori. Continua a leggere “SALMO A SERA di Lorenza Auguadra”
+ 08) Dark Angel – fantascienza oscura (film – serie tv – fumetti), 16) Aguardiente – Parole di fuoco
CON LE MANI NEL FANGO di Massimo Isola
Anche la poesia come il fumetto può essere rock’n’roll !!!!!
CON LE MANI NEL FANGO
Ieri ho parlato con dio, ma ricordo ben poco delle sue parole.
Non dormiva da un’eternità e voleva solo essere lasciato in pace.
Era così debole ed insicuro che mi ha fatto quasi pena.
Continuava a ripetere di aver sbagliato tutto e non sapeva come rimediare.
Un fallimento ontologico che stava per scoppiare in lacrime.
Il video in questione è uno stralcio del film Boccaccio ’70 del 1962, diviso in quattro episodi diretti rispettivamente da Vittorio De Sica, Luchino Visconti, Mario Monicelli e Federico Fellini, ed è proprio l’episodio di Fellini quello a cui mi riferisco, nel curioso parallelismo con il mio post precedente dove, nonostante siano passati più di cinquant’anni, i luoghi comuni della nostra società non sono mai cambiati. Continua a leggere “REPLAY (nel caso vi fosse sfuggito dal post precedente)”
+ 13) Una birra media – finalmente un sorso (esperienze divertenti), 32) Luxuria – Vi ricordate dell’Ubalda?
KAMASUTRA – Ma quante sono le posizioni del sesso?
Khajuraho – Tempio del Kamasutra (particolare)
Lo so, la domanda contiene un errore di forma. Era più giusto dire: quante sono le posizioni erotiche? Oppure: quante sono le posizioni dell’atto sessuale? o nel fare all’amore? Tutto vero ma, ci siamo capiti… Continua a leggere “KAMASUTRA – Ma quante sono le posizioni del sesso?”
Ci sono mostre d’arte che hanno la capacità di emozionare soltanto per delle semplici intuizioni, nel senso basta un’intelligenza artistica capace di superare quella visione da copertina molto sfruttata in questi ultimi anni. Infatti, il percorso intrapreso l’anno scorso dall’assessore alla cultura Luigi Cavadini, ha cercato e voluto confezionare un’idea basata sulla realtà della città, percorso che idealmente si concluderà con l’inaugurazione dell’EXPO di Milano l’anno prossimo.
Continua a leggere “RITRATTI DI CITTA’ – Villa Olmo – Como”
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