IL FUTURO (The Future)
Ridammi la mia notte spezzata
La mia stanza a specchi, la mia vita segreta
E’ malinconico ora
Senza più nessuno da torturate
Dammi il controllo assoluto
Su ogni anima vivente
E giaci accanto a me piccola
Questo è un ordine!
Dammi il crack e il sesso anale
Prendi il solo albero rimasto
E infilalo nel buco
Della tua cultura
Ridammi il Muro di Berlino
Dammi Stalin e San Paolo
Ho visto il futuro fratello
E’ assassinio Continua a leggere “THE FUTURE di Leonard Cohen”
Ognuno di noi conserva i propri eroi solamente per il gusto del loro alone mitico, unico, probabilmente uguale a tanti, solamente per credere a un’utopia o a una semplicissima storia nata per caso e poi rimasta sulla scena della vita, come i protagonisti di ogni giorno che, dalla mattina alla sera (e anche la notte) vivono un attimo delle tante esistenze, mentre sogni e fantasmi sono appena dietro la porta ad aspettare che il giorno si ripeta identico a quello precedente, ad aspettare di porgervi il saluto per l’ennesima volta. Continua a leggere “ALL THE OLD HEROES di Joseph Arthur”
Foto di Gustavo Ampelio
Foto di Fabrizio-M.
PUSH THE SKY AWAY
Stavo andando, stavo andando verso casa
Il sole, il sole… il sole si alzava dai campi
Ho una sensazione che non riesco a smuovere
Una sensazione che non vuole andar via
Devi solo continuare a spingere
Continuare a spingere
Spingere via il cielo Continua a leggere “PUSH THE SKY AWAY di Nick Cave”
CE-MENTALITA’ (Cementality)
Il cemento non ha mai significato così tanto per me.
La mia testa calda si rinfresca sotto questo tocco, freddo come pietra.
La polvere sarà la soluzione del mio seme.
Cervello, lasciami stare, non vedi che ho gli occhi chiusi?
Entro nel mio letto da questa finestra. Continua a leggere “CE-MENTALITA’ di King Krule”
+ 01) Canned Heat – musica tossica (rock e dintorni), 02) Green Spritz – l’eterna giovinezza (gli album migliori dell’anno)
I MIGLIORI DISCHI DEL 2013 per l’ Intonation Cocktail Club 432
Lo so… e l’ho sempre detto, le classifiche annuali lasciano sempre il tempo che trovano, però sostanzialmente è un gioco in cui mi diverto e di conseguenza lo propongo anche agli altri. E’ chiaro che alla fine sono le mie scelte e come tali vanno considerate… stop! Va detto, per chiarificare il campo, che questo 2013 è stato un anno molto basso per la qualità proposta: la scarsità di idee innovative non ha lasciato scampo e il battage pubblicitario intorno ai grossi nomi è stato enorme da parte delle Case Discografiche. La conseguenza è stata quella di vedere nelle classifiche di fine anno le solite facce o i ritorni di gruppi che se vogliamo, raschiando, raschiando, hanno ripetuto le solite cose senza dire niente di nuovo; per questo motivo ho scelto quei musicisti che hanno cercato vie alternative o perlomeno, che abbiano riproposto le solite derive senza pomposità esponenziali, ma con quella freschezza personale solo per il gusto di fare della buona musica, e solo per questo è un piacere ascoltarla. Ho cercato di pescare dentro a stili diversi: vecchi, nuovi, non importa… il fine è sempre il piacere (e mi ripeto) dell’ascolto, che mi ha lasciato qualcosa. Diventa, a questo punto, un obbligo scartare nomi come i Daft Punk, David Bowie o i Pearl Jam. Gli stessi Arcade Fire hanno proposto un lavoro buono, ma troppo costruito a livello di produzione, facendolo diventare troppo saturo di suoni (e questo ve lo dice uno come me, che ha amato i loro primi due album: “Funeral” e “Neon Bible”, come una religione). Non ho considerato il ritorno di due cantautori come Kurt Vile e Jonathan Wilson che pure avevo messo nelle classifiche dei migliori dischi degli anni passati, ma questa volta non mi hanno convinto in pieno. Interessante il ritorno dei My Bloody Valentine, ma non è mai stato un gruppo intorno alle mie corde, mentre gli Artic Monkeys sono finalmente usciti dalla loro cerchia adolescenziale con un lavoro maturo, però, io preferisco qualcosa di più creativo, qualcosa che lasci il segno. E i segni li ho riscontrati dentro a questi 20 album (più due live) che elenco a parimerito senza distinzione di classifica:
ARBOURETUM – “Coming Out Of The Fog”
RICHARD THOMPSON – “Electric”
GIOBIA – “Introducing Night Sound”
NICK CAVE and the Bad Seeds – “Push The Sky Away”
JOSEPH ARTUR – “The Ballad Of Boogie Christ”
THE BLACK ANGELS – “Indigo Meadow”
MAVIS STAPLES – “One True Vine”
DIRTMUSIC – “Troubles”
MOTORHEAD – “Aftershock”
BLACK JOE LEWIS – “Electric Slave”
NORTH MISSISSIPPI ALLSTARS – “World Boogie Is Coming”
STEFANO BATTAGLIA TRIO – “Songways”
LAURA MARLING – “Once I Was An Eagle”
THE NATIONAL – “Trouble Will Find Me”
KING KRULE – “6 Feet Beneath The Moon”
VOLCANO CHOIR – “Repave”
HOOKWORMS – “Pearl Mystic”
FUCK BUTTONS – “Slow Focus”
COLIN STETSON – “New History Warfare Vol. 3: To See More Light”
BLIXA BARGELD & TEHO TEARDO – “Still Smiling”
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SWANS – Not Here/Not Now”
NICK CAVE and the Bad Seeds – Live at KCRW”
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Dopo questo elenco di nomi non facciamoci illusioni, il 2014 al di là delle solite consuetudini di fine anno, difficilmente sarà migliore del 2013, speriamo lo sia almeno a livello musicale, così potemmo godere di qualcosa, ed è proprio con questo desiderio che vi faccio i miei migliori auguri !!!
Per vedere le schede singole, disco per disco, cliccate qui sotto… ciao, e ancora auguri dal Barman !!! Continua a leggere “I MIGLIORI DISCHI DEL 2013 per l’ Intonation Cocktail Club 432”
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Siete stanchi della solita atmosfera natalizia… e allora mettete nel lettore, o nel vostro “piatto”, questo meraviglioso disco !!!
http://www.intonazioniconseguenti.wordpress.com/2012/12/25/terzo-intermezzo-consigli-per-gli-acquisti/
L’ho già detto l’anno scorso: ognuno vede Cristo alla sua maniera, ma questa esecuzione di Everything I Say del grande Vic Chesnutt è veramente da brividi. Gustatevela tutta perché non la dimenticherete
Ha ragione quel “vecchio” ubriacone di Stan… con questo tempo ci vuole il Rock’n’Roll
Motorhead – Knife
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Un andata e un ritorno conduce proprio nella nicchia dove potete sentirvi delle persone libere, nel vostro bellissimo universo: la vostra casa. Di conseguenza il vostro Natale potete viverlo in qualsiasi maniera e in qualsiasi parte del mondo, e probabilmente sarà sempre una bellissima esperienza, e sono contento per voi. Io invece sarò anche un tradizionalista, ma lo vivo come voglio nei miei confini preferiti, con un buon libro, della buona musica, la mia famiglia e un buon bicchiere… un brindisi !!! AUGURI !!!
ANDATA E RITORNO
Non ci sono mattini di luna
sulla penombra dei propri labirinti
dove la sosta del buio
ha un sapore strano
Ostinata la presenza del tempo
lascia nelle stanze il volto
perso e ritrovato
sugli impietosi quadranti
Non riconosci numeri e lancette
quando il silenzio si nasconde
nell’attesa che parli il frigorifero
Ma oltre i muri fatti e rifatti
per accogliere
i pochi resti delle assenze
tenui bagliori
accettano una breve somiglianza
nello strano colloquio
tra le ore e il pensiero
Il rumore dell’auto
dimentica l’eco dei sogni
lasciati (come un’ombra)
sulla terra scavata
per copiare una trincea
e le domande
sono ciò che ti appartiene
Il sole si appoggerà
con un sapore di labbra
negli spazi identici
di un inizio e una fine
di un prima e di un dopo
di un andata e un ritorno
Antonio Bianchetti
(da: “Cinquanta milioni di Marylin Monroe non possono sbagliare” – Ikona Edizioni)
+ 07) Martini Dry – agitato non mescolato (appunti di cinema), 08) Dark Angel – fantascienza oscura (film – serie tv – fumetti)
AFTER.LIFE – dentro al mistero della vita e della morte
Sempre in tema di film particolari, questo After.Life del 2009, opera prima della regista polacca Agnieszka Wòjtowicz-Vosloo, lo ritengo un thriller psicologico veramente interessante, il quale, s’inserisce nella difficile tematica della vita e della morte, con la costruzione di una trama alquanto particolare e di una sceneggiatura decisamente inquietante.
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La storia inizia con il difficile rapporto di Anna e Paul, infatti, dopo una lite, lei fugge in automobile in preda al nervosismo e viene coinvolta in un incidente mortale. Si “risveglierà”, per così dire, all’interno della camera mortuaria di un impresario di pompe funebri: Eliot, il quale le spiegherà che possiede delle doti paranormali e può comunicare con i morti, per aiutarli a capire il difficile momento del trapasso e condurli alla sepoltura in pace con se stessi. In realtà il dubbio che assale lo spettatore è che invece Eliot sia un pazzo psicopatico, Continua a leggere “AFTER.LIFE – dentro al mistero della vita e della morte”
+ 07) Martini Dry – agitato non mescolato (appunti di cinema), 08) Dark Angel – fantascienza oscura (film – serie tv – fumetti)
LASCIAMI ENTRARE di Tomas Alfredson
Qualche anno fa organizzai a Como un ciclo sui vampiri, non tanto perché sono un appassionato del genere orror, anzi, questo filone cinematografico non mi ha mai attirato più di tanto, salvo qualche classico, così come in letteratura, però la mia curiosità cadde sul fatto che questi esseri leggendari, puntualmente, tornavano sempre di moda, spesso raccontati da scrittrici donne: Stephenie Meyer, Anne Rice, Laurelle K. Hamilton, Charlaine Harris, Tanya Hoff, Collen Gleason, Lisa Jane Smith, e la lista potrebbe continuare, non a caso la fama del vampiro, chiamato anche il “mostro seducente”, ha da sempre affascinato la figure femminili, e oltre a una punta d’invidia per queste ragazze che in maniera molto suadente porgevano il loro collo al sopracitato personaggio con i brividi della sensualità, mi ero chiesto il perché di tale successo, e di conseguenza era necessaria una ricerca storico-sociologica attraverso la leggenda, la letteratura appunto, la filmografia, l’ironia e la mutazione che il vampiro stesso ha subito in questi ultimi anni: dall’incarnazione delle nostre paure al quasi eroe salvifico calato nella quotidianità. Così quando dovetti scegliere un film che lo rappresentasse, invece che i soliti triti e riciclati, scelsi di proiettare questo bellissimo “LASCIAMI ENTRARE” (del 2008) dello svedese Tomas Alfredson, tratto dal romanzo di John Ajvide Lindquist (questa volta uomo) autore anche della sceneggiatura.
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Sostanzialmente in questa pellicola la figura del vampiro (vampira in questo caso, rappresentata da un’adolescente dodicenne), è solamente una metafora per parlare del disagio giovanile dei figli di genitori separati e della loro solitudine. Il film è un’opera poetica straordinaria che miscela sapientemente tutti i risvolti classici legati alla mitologia dei non-morti con le problematiche sociali di una civiltà industrializzata.
La storia si svolge in un paesino della provincia svedese, durante il periodo invernale con le sue poche ore di luce. Protagonista è un timido ed emarginato adolescente: Oskar, Continua a leggere “LASCIAMI ENTRARE di Tomas Alfredson”
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IL CASTELLO
Ho costruito un castello
con le pagine delle mie parole.
Affanni e gioie
si ergono imponenti
per difendere i miei giorni.
L’amore scruta l’orizzonte
per essere il guardiano
ed il fantasma.
Enormi sale trasudano di quadri
disegnati
da stagioni di ritratti.
Più grandi le pareti
ricordano battaglie con la vita
affrescate da colori umani.
Ed io, signora del maniero,
consumo il tempo
nell’ora più invisibile
dando alle nuvole
dei nomi folli.
Asciugo le lacrime dalle ferite
ricordando come un urlo
lascia un’eco per le stanze.
Ogni sera salgo
sulla torre più alta
per contare, in silenzio,
le mie piccole stelle.
Attendo il mattino
con la corazza nuova
per combattere,
giorno dopo giorno,
l’assedio del mondo
che sgretola le mura.
Gabriella Melis
TERMINAL
…e invece devi partire
anche se nei posti vuoti
qualcuno è stato dimenticato
o si è nascosto dietro ai confini
che separano mondo e latrine
nonostante le attese
…e invece devi iniziare
come se il giorno avesse
un’infinita serie di biglietti
da mostrare al tempo
e ai responsi di condanne
solamente obliterate
…e invece devi carpire
la smorfia l’espressione
gli occhi truccati
dalle torture
che mummificano il vento
tra cobalto e screen-saver
e non guardare dove le parole
hanno significati vicini al mutamento
se ascoltate
nell’orgia di un megafono
o sull’orlo di un respiro recitato
prima dell’arrivo
Terminal…
e invece devi partire
Antonio Bì
(dal libro “Asheton Road / una radio-suite”)
La Fantascienza rappresenta quella porta mentale, quella soglia che, una volta aperta, ti lascia entrare nel mondo affascinante dell’impossibile, nell’universo dell’immaginazione oltre ogni limite, nelle barriere abbattute del sogno. Però, spesso, è anche l’anticipazione di un futuro prossimo venturo, la preveggenza di quello che accadrà, l’analisi spietata di come cambierà il nostro presente… inesorabilmente. Per questi motivi la Guida alla letteratura di FANTASCIENZA a cura di Carlo Boldoni pubblicata dai tipi di Odoya (straordinaria Casa Editrice con un catalogo bellissimo: musica, sociologia e letteratura d’avanguardia veramente da incorniciare http://www.odoya.it ), rappresenta una vera e propria Bibbia per gli appassionati di questo genere. Continua a leggere “DOVE TUTTO E’ POSSIBILE…”
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In questo libro interessante edito da Manni, è raccolta gran parte dell’opera teatrale di Luigi Malerba (all’anagrafe Luigi Bonardi), scrittore, sceneggiatore, giornalista, è stato uno dei più importanti rappresentanti della storia culturale del secondo ‘900. Nato a Berceto in provincia di Parma nel ’27, si trasferirà poi a Roma nel ’50 dove ci rimarrà fino al 2008, anno della sua morte. Le sue opere sono state tradotte e rappresentate in tutto il mondo e i suoi radiodrammi hanno avuto molto successo, soprattutto in nordeuropa. Non è casuale che in questa raccolta si siano scelte proprio quelle pièces teatrali e quegli scritti per la radio in cui, la brevità dell’azione, la scarnificazione della scena, la sintesi dell’insieme, raffigurano pienamente la figura del suo autore, sempre alla ricerca di quel rapporto stretto con le parole dei suoi protagonisti, incentrato prima, nei loro dialoghi scorrevoli e poi, nell’ambiguità di fondo racchiuso nei contenuti delle loro frasi, dove emerge tutto il grottesco, il nulla e il vuoto insito nella quotidianità in cui si sta incanalando la nostra specie. Una sorta di cerimonia dell’assenza, soprattutto culturale, la quale circonda un mondo sempre più distratto e inconcludente, in cui l’autore si inserisce con la sua sottile ironia, a tratti nascosta e in altri momenti esilarante. Bellissima per esempio è la pièce “Babele” dove, due personaggi: marito e moglie, pur dialogando fra di loro per esigenze di scena, non riescono a scrivere una frase di senso compiuto, che poi in fondo deve essere una frase normale, semplice, di uso comune, eppure non ci riescono, nonostante fra di loro usino continuamente delle frasi. Altro esempio è Continua a leggere “AI POETI NON SI SPARA di Luigi Malerba”
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Tanto per ritornare alla questione di un buon caffè… tranquilli, nel mio bar si serve solo quello normale: il solito! che poi in fondo è il migliore del mondo, altro che esagerazioni. Miracoloso nettare per i nostri palati, ma anche fonte ispirativa per artisti e poeti… Continua a leggere “UN CAFFE’… PREGO, tanto per gradire !”
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Proprio ieri c’è stato il centenario della nascita di uno dei più grandi scrittori del’900: Albert Camus, uomo straordinario per l’essenza stessa di una scrittura al di fuori degli schemi, per le sue posizioni sempre controcorrente, mai al servizio del sistema o delle mode e soprattutto, sempre a fianco delle persone più umili. Sono proprio state le sue umili origini a decretare il conflitto con gli intellettuali di una certa cerchia elitaria, sempre contraria ai successi di chi veniva dalla povertà, come se questa situazione fosse una classifica da non oltrepassare mai. Camus invece la oltrepassò senza mezzi termini e il Premio Nobel decretatole a soli 45 anni fu la testimonianza di un riconoscimento straordinario a un uomo straordinario. Non è casuale che il conflitto con Jean-Paul Sartre delineava proprio questo confine tra chi aveva la puzza sotto il naso e chi invece con questa puzza era nato e cresciuto, convincendosi che i poveri erano e sono le persone più vere all’interno della parola con il significato di “anima”. Continua a leggere “ALBERT CAMUS – l’inarrestabile ritorno della peste”
Recentemente sono stato membro della giuria di un premio letterario che, oltre a delle sezioni avente come tema la “musica” e un testo per una “canzone d’autore”, aveva nella classica sezione della “poesia inedita”, una particolarità interessante: oltre ai premi in denaro, la poesia vincitrice verrà stampata sopra una targa e affissa all’interno di un percorso artistico nei luoghi di particolare rilevanza culturale di questa città, Gattico per la precisione, in provincia di Novara, vicino alle sponde del lago Maggiore. Continua a leggere “Milano, zona est. Un giorno qualunque”
Lo dico sempre. quando muore un poeta, l’umanità per un attimo tace. Il problema è sempre dopo l’attimo, perché quando ricomincia a parlare bisognerebbe tapparsi le orecchie per la retorica, le inesattezze e gli stereotipi sempre legati a un personaggio, ma tant’è… rimane per fortuna la poesia, la musica di un grande artista, l’eredità che ci lascia e che noi dovremmo saper gustare… in silenzio. Continua a leggere “LOU REED… quando muore un poeta”
Roberta Dapunt, poetessa della Val Badia, trilingue: italiano, tedesco e ladino, rappresenta una delle voci più interessanti del variegato panorama letterario italiano. Già uscita per Einaudi nel 2008 con “La terra più del paradiso”, ora si ripropone con Le beatitudini della malattia, dedicato sostanzialmente al malato in senso lato, e in questo caso ai malati di Alzheimer. Tutta la raccolta è un continuo dialogo con una madre immaginaria: Uma, che in ladino significa appunto “madre”, e che nelle note si identifica come una madre universale. Chiaramente io non so quanto di personale ci sia in questa silloge, ma il rapporto con i versi è talmente sentito da presupporre uno stretto legame autobiografico, o perlomeno di un’esperienza diretta della poetessa. La poetica della Dapunt è sempre a cavallo con un lirismo intenso quando colloquiale, ove si alternano con una splendida unità di stile riflessioni ed emozioni, rapporti e sentimenti. Il tutto viene condotto con una pacatezza e un “silenzio” magistrale, fino a rallentare i movimenti dei personaggi obbligati “piacevolmente” a sostare negli spazi che si aprono tra i fogli bianchi del libro, un libro che racchiude il cielo fra le mura domestiche insieme a connotazioni di religiosità laiche. La malattia diventa così “beatitudine” verso un malato a cui ci si può accostare con la delicatezza e la distanza del non capire, come se due mondi opposti roteassero intorno al vero problema guardandosi soltanto. Probabilmente il mistero della vita viene affrontato con i rituali millenari di una realtà contadina, la quale rende mistico ogni semplice gesto e partecipa al dolore di una vecchiaia entrata nella demenza, semplicemente regalando amore, come se il tassello mancante non fosse la perdita della propria conoscenza o l’assenza del presente, ma la conduzione continua di un incontro accettato senza pregiudizi e senza ricevere risposte . Il dialogo è continuo, accurato, interiore; i rapporti con la realtà dei luoghi diventano simbolo di una ritualità semplice e quotidiana, ma nell’insieme magicamente universali. Continua a leggere “ROBERTA DAPUNT – Le beatitudini della malattia”
Gli Swans capitanati dal loro guru Michael Gira, sono sicuramente uno dei gruppi più iconoclasti apparsi sulle scene musicali degli ultimi vent’anni. Intendiamoci, di formazioni ai limiti della rottura ce ne son tantissime, ma loro sono sicuramente i più convincenti. Cupi, ossessivi, feroci, hanno compiuto un viaggio negli oscuri baratri dell’inferno e non ne sono ancora usciti, consapevoli che il tempo e lo spazio sono un insieme di mondi paralleli dove perdersi e confondersi, dove basta una piccola distrazione per precipitare nelle fiamme del non-ritorno. Chi ne uscirà vivo rimarrà marchiato a vita, senza capire che la vita stessa è un insieme di piccole morti, una tragedia che si ripete identica a quella precedente, senza sosta, come un loop dai ritmi schizofrenici. E ogni volta scoppia il caos, ogni volta gli eventi si perdono nei labirinti della perdizione: non c’è salvezza, ma un lungo delirio celebrato all’interno di una folle liturgia. Se sarete capaci di arrivare in fondo alle due prossime performance: No Words No Thoughts e The Seer, probabilmente siete già dannati…
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Io ho sempre preferito il Neil Young elettrico a quello acustico, perché le cascate chitarristiche riversate in maniera torrenziale insieme ai fidati Crazy Horse, sono da sempre state una vera forza della natura. Io a memoria non ricordo una musicista capace di maltrattare in maniera così veemente e sentita il suo strumento. Nonostante sia ormai arrivato alla soglia dei settant’anni, sembra di rivedere il ragazzino di cinquant’anni fa, appassionarsi, divertirsi, soffrire e partecipare alla simbiosi delle sue creazioni che, volendo usare un aggettivo ridondante, oserei definire “monumentali”. Provate a godere di questa versione di Walk Like A Giant dilatata fino a 25 minuti, eseguita al Madison Square Garden di New York, durante la sua ultima tournée, e vedrete tutta la metamorfosi di un artista quando è calato nel suo mondo… un grande artista !
E’ sempre così, ci sono momenti della vita in cui sacrifichi qualcosa di te stesso per continuare il viaggio, e altri in cui invece si valorizza il meglio per gratificare il nostro io più vero, più autentico, senza quei compromessi che a volte devi sopportare per accontentare l’uno o l’altro, l’una e l’altra: lavoro, sentimenti, quotidianità… E non è una scusa per giustificare il passaggio da un post serio a uno demenziale, da uno impegnato a uno dozzinale, o peggio ancora nella vita di tutti i giorni: quello che vorresti dire ma che non puoi, specialmente “in diretta”, e che alla fine riversi nei vari blog come uno sfogo quasi a rincorrere una libertà d’espressione che ti appartiene e ritieni giusto esternare, anche se a volte si è protetti da un anonimato costruito come una corazza. Ma non questo il punto… il punto è quel momento dove le passioni di ognuno non sono bloccate nell’indecisione di una doppia scelta, ma entrano in quei territori dove ti riconosci e abbracci il significato della parola “felicità”. Continua a leggere “RITI DI PASSAGGIO”
Probabilmente sulla dicitura “idee rivoluzionarie” qualcuno potrebbe storcere il naso dicendo: non esageriamo… ma uno dei più sorprendenti e creativi artisti americani è questo Doug Aitken. Promotore della Land-art del nuovo millennio è riuscito a riportare l’arte al pubblico e il pubblico all’arte, così come hanno sintetizzato i critici di tutto il mondo, sperimentando con le più recenti avanguardie tecnologiche e realizzando strutture cinetiche le quali, insieme, interagiscono con l’ambiente circostante coinvolgendo i performer con gli spettatori. L’insiemistica delle espressività è tale da assorbirti completamente, da trascinarti dentro a spazi diversi senza perdere l’intensità dell’azione, anzi, l’arte così come la conoscevamo viene ribaltata, deistituzionalizzata, portata nei luoghi dell’anima e lontano dai paletti fisici, mentali, canonici, dove eravamo abituati a consumarla: “sono molto interessato al fatto che un’opera ti possa prendere alla sprovvista, ti spiazzi e come reazione ti possa dare energia, calore, vita dove c’è vita, che ti trascini dentro a un dialogo, dentro a un luogo. Non mi piace per niente l’idea di guardare l’arte con una distanza e un atteggiamento difensivo, intellettualizzato”. Infatti non è casuale che tutte le sue opere riescono a concentrare spettacolo e funzione estetica insieme ai paesaggi che ci siamo costruiti intorno, o al contrario ciò che abbiamo ingabbiato viene liberato definitivamente.
L’ultima sua idea, per esempio, intitolata Station to station – A Nomadic Happening, nasce dalla volontà, attraverso un “treno insallazione”, di collegare le due coste (est-ovest) degli Stati Uniti con delle carrozze concepite come una scultura al neon in movimento, mentre i loro interni sono stati trasformati come dei set per performance di tutti i tipi a cui hanno collaborato e partecipato musicisti ed artisti mondiali di ogni genere: da Urs Fischer a Ed Rucha, da Olafur Eliasson a Kenneth Anger, da Meschac Gaba a Carsten Holler, da Christian Jankowski a Beck, da Ernesto Neto a Ritkrit Tiravanija, da Lawrence Weiner a Giorgio Moroder e altri, tanti altri. Se poi consideriamo cha ad ogni fermata (in totale 10: New York, Pittsburgh, Minneapolis, Chicago, Kansas City, Santa Fe, Winslow, Barstow, Los Angeles-San Francisco) si sono svolti eventi di ogni genere con la collaborazione dei migliori musei d’Arte Moderna americani e altrettanti artisti, spingendo la cultura a contatto di ogni situazione sociale, riusciamo a concepire la volontà partecipativa di Doug Aitken nel voler, come una sorta di catena collettiva, un’unione di tutte le creatività in mezzo alla gente comune, unendo le due coste del paese a stelle-e-strisce. Un progetto di arte pubblica reso possibile dal sostegno della Levi’s che raccoglierà fondi per supportare la programmazione dei musei di tutto il paese.
se andate a questo link troverete performance per performance alle varie fermate di un incredibile viaggio “coast to coast”
Ma Doug Aitken non è solo questo, Continua a leggere “LA POTENZA DELL’IMMAGINE – Doug Aitken: station to station”
Voglio omaggiare, Elio Noseda, noto attore comasco, appena deceduto, postando questo “corto” del regista Mauro Cozza, premiato al festival CORTO CORTO MON AMOUR di Cinisi, all’interno della “Fiera dei Corti Viventi” organizzata dall’Officina Arte-Cinema di Palermo. Girato in maniera molto intelligente, rimane sempre in equilibrio fra la tensione narrativa degli sguardi e la suspense della sceneggiatura che ritaglia, dall’inizio alla fine, un’ottima performance dei due protagonisti: Elio Noseda appunto, e Bebbe Migliorini, riuscendo ad intrigare lo spettatore fino alla sorpresa finale. Gustatevelo tutto senza interruzioni perché lo merita veramente… Buona visione !
Eugenio Recuenco è uno dei più eccentrici fotografi del nuovo millennio. Nato a Madrid nel 1968 ha scavato nelle perversioni dell’umanità con un simbolismo lacerato, dove si miscelano follia e verità, rassegnazione e incantamento, ipocrisia e provocazione. Un simbolismo che via via diventa un surrealismo incantato davanti alle soglie dell’inferno e intorno all’idea di paradiso.
Dentro a una costruzione dell’immagine spesso urticante, mette a nudo il concetto favolistico di una realtà sempre contraffatta e malata, riverniciata a nuovo solamente per essere proposta da quello che si vede in superficie, mentre sotto esiste tutto un altro mondo che si contorce e che tortura in silenzio le nostre più profonde convinzioni. Ironia e disincantamento miscelate e spalmate come una vernice indelebile sopra i nostri occhi, per intaccare non solo le nostre cornee, ma i capillari della nostra retina, attraverso la rappresentazione degli incubi peggiori o dei sogni da sempre inventati. Continua a leggere “LA POTENZA DELL’IMMAGINE – Eugenio Recuenco l’estetica della perversione”
Uno dei più efficaci artisti inglesi è questo Banksy: famosissimo per le immagini della sua street-art, sempre a cavallo fra ironia e sarcasmo, denuncia e rivolta anarchica. Ogni suo disegno è uno schiaffo al sistema “delicatamente” lanciato sempre attraverso la presa per il culo
Il muro è sempre stata, salvo qualche rara eccezione, la sua tela ideale,
cosmo e microcosmo dove liberare la sua divertente fantasia.
Ma la sua autentica eccentricità è che non si conosce il suo vero volto,
non si sa chi sia,
e dentro a questo anonimato si è costruito tutta la sua leggenda,
tutta la potenza della sua immagine.
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Con questa formazione decisamente estroversa concludo per quest’anno quella che ho chiamato “musica estiva”, anche perché si potrebbe andare avanti all’infinito, ed è meglio continuare nel 2014, visto che in fondo, l’estate vera, sta decisamente regalandoci gli ultimi caldi settembrini.
I Funkadelic e la sua band parallela, i Parliament, sono l’esempio più eclatante di come si possa fare della musica insieme ad ogni tipo di eccesso e di come, la sua anima nera, sottolinea in maniera ludica le sue origini autentiche, nel senso che ogni nota rubata dai “bianchi” per decretare il successo dell’esteriorità da cui è nata ogni forma di business, per loro: i “neri”, è invece tutto un altro mondo, che nasce invero dalle loro eterne sofferenze e sfruttamenti, ma che poi si rivela come in questo caso, la reazione opposta alla morte, ovvero, un esplosone di gioia concepita fino all’estremo, un fantastico sfogo di allegria per decretare la follia divertente che circonda la vita.
Giocherelloni, pazzi e se vogliamo tamarri fino allo sfinimento, i Funkadelic / Parliament s’incarnano nella figura del loro “guru”, ovvero: George Clinton, e nella sua idea di concezione musicale, come se il mondo delle note fosse un eterno carnevale dove perdersi e ritrovarsi, dove iniziare un progetto artistico e vederselo ampliare fra le mani come una bomba funky. Il funk è appunto la base portante di tutta la sua musica, o se vogliamo, della loro musica, visto che di band si sta parlando: i Funkadelic più vicini a un rock-psichedelico, mentre i Parliament a una versione black decisamente innovativa, anche se per tutte e due è appunto il funky il conduttore portante della loro fantasmagorica storia. Continua a leggere “MUSICA ESTIVA 9 – Funkadelic / Parliament”
Di questa formazione proveniente dal Colorado si può dire di tutto, nel senso che incarna con un 10 e lode tutte le dinamiche necessarie per l’ascolto di una musica senza pensieri. Partiti dal un country-bluegrass dinamico e allegramente sostanziale, si sono via via tramutati in una jam-band più evoluta diventando veramente una macchina tritastili: rock, calypso, funk, jazz, reggae, psichedelia e sonorità latine, si miscelano nelle loro contorsioni sonore riuscendo a diventare “piacioni” quanto basta, specialmente nella stagione calda e nel momento in cui l’ascolto si fa allegramente variegato, quando soprattutto vogliamo ascoltare dei pezzi si sottofondo, solamente per il gusto di accompagnarci con della musica. Vai in macchina: vanno bene ! Fai le pulizie di casa: vanno bene! Vuoi leggere un bel libro con un sottofondo: vanno bene! Vuoi solamente riposare sul divano senza persieri: vanno bene ! Insomma… non ti creano alcun problema, a tal punto che potresti ascoltarli per ore senza nessun fastidio. Intendiamoci, nessun paragone con band agguerrite o politicamente impegnate; sono allegri e basta… stop !!! Li ascoltate solo per il gusto di ascoltarli, è questo che conta d’estate e a volte o spesso è quello che ci vuole. Alla fine non c’è nessun problema, si possono togliere dal lettore e rimetterli a vostro piacimento. Continua a leggere “MUSICA ESTIVA 8 – String Cheese Incident”
Sempre in tema di musica spensierata senza troppi fronzoli basata sulla voglia di suonare per divertirsi, quella dei Cracker è quella che fa al caso giusto. Nati dalle ceneri dei Camper Van Beethoven agli inizi degli anni ’90 sono ancora attivi e hanno pubblicato degli ottimi lavori compresi dei live interessanti per la carica di allegria che trasmettono. La loro è una musica semplice costruita sopra dei boogie e rock’n’roll direttamente pescati dalla tradizione roots a stelle e strisce, sporcati quanto basta di accelerazioni punk e inserti country sapientemente inseriti nella costruzione delle canzoni. Musica semplice dicevo, basata sulle tematiche di sbronze, donne, sesso e lunghe fughe in automobile; sempre all’interno di quei paesaggi infiniti che hanno disegnato la leggenda del continente americano, anche se ogni tanto descrivere intorno al paesaggio le contraddizioni che offrono questi scenari, è proprio lo sconfinamento ideale dentro a tematiche sociali che premono e che da sempre hanno accompagnato l’illusione del “famoso” sogno… e l’America è anche questa: un presente complicato sopportato dalle nostre piccole cose: l’alcol, il sesso e l’illusione della libertà. Alle spalle ci lasciamo una lunga giornata di lavoro (quando c’è, chiaramente), fa caldo e abbiamo sete, vogliamo sentire scorrere il vento a cento all’ora e gridare che siamo ancora vivi, fregandosene di tutto e tutti e poi rientrare insieme agli altri per assaporare la nostra anima bambina. Vogliamo divertirci e basta, anche solo per un’ora, ma è proprio questo breve insieme di minuti che ci riconcilia con il mondo, è proprio questo piccolo spazio d’orologio che ci fa sentire dei giganti, e questa, è la musica giusta… quella che volevamo sentire !!! Continua a leggere “MUSICA ESTIVA 7 – Cracker”
Chiariamoci subito le idee… il nome “Alabama” presente nell’identificazione del gruppo non centra niente con le sonorità del southern-rock. In questo sound l’unica cosa che potrebbe richiamare il sud è il colore della pelle di Brittany Howard, la vulcanica frontwoman di questa band, perché di rock sudista qua non ne troviamo neanche una nota ma, abbiamo soul, tanto tantissimo soul, rivestito con un rock’n’blues d’altri tempi e tanta passione per le sonorità degli anni ’60, come se viaggiassimo dalle parti di Memphis vicino agli studi della Stax. Una frenetica cavalcata in automobile che dal Tennessee ci porta direttamente fino alla frizzante aria dei locali di San Francisco in California, dove è nata la leggenda di Janis Joplin: sono questi i nomi che ci ricordano gli Alabama Shakes. Quello che colpisce è il bilanciamento molto compassato delle sonorità con l’irruenza dell’esecuzione della vocalist, la quale si lascia andare senza freni inibitori inventando delle performance ritmiche e cariche di adrenalina, resuscitando l’anima di Otis Redding dentro a un tormento dannato che ridona slancio alla “musica del diavolo”. Niente di nuovo dunque ? Si… niente di nuovo, però è tanta la bellezza di queste canzoni che si rimane senza fiato: undici tracce da brivido le quali compongono il loro primo album ufficiale “Boys & Girls” pubblicato proprio l’anno scorso nel 2012. Un debutto sostanzialmente notevole per la qualità sciolinata senza tregua nei solchi di composizioni che emergono si per la rilettura del passato, ma che s’impongono soprattutto per la freschezza di un’esecuzione perfetta e sofferta al tempo stesso, dove chiaramente la sofferenza è un’iconografia degna di chi sente la musica pulsare nelle proprie vene come un’esigenza vitale o un pane quotidiano di cui non si può fare a meno. Continua a leggere “MUSICA ESTIVA 6 – Alabama Shakes”
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