Questo gruppo rappresenta il classico fulmine a ciel sereno: una scarica esplosiva che all’improvviso appare nel mondo della musica e tale rimane per gli anni successivi. Un solo album: “Brand New Bag” registrato nel ’94, poi il gruppo si sciolse così come si era formato, casualmente, mettendo insieme quegli elementi che in alcuni momenti della vita s’incontrano nel posto giusto al momento giusto, e che durano per quella frazione di tempo sufficiente per realizzare un capolavoro, anche se poi tutto finisce. Un momento unico in cui la magia di un ensemble produce quello che per alcuni artisti continua, mentre per altri rimane una vetta mai più raggiungibile, consapevoli di non riuscire a ripetere tali perfezioni, soprattutto quando questi elementi si uniscono per amicizia e poi non riescono più a coesistere. Ma a noi, tutto questo non interessa, anche perché l’aura di culto che circonda questo lavoro, ormai ha superato la reminiscenza o il rimpianto che i nostri eroi si fossero sciolti proprio nel momento in cui potessero spiccare il volo. Rimane incancellabile la bellezza di queste 12 tracce; la potenza e la classe di un rock-soul atipico e passionale, intinto nella tradizione cantautorale americana e rivisitato con una impostazione tanto scarna quanto efficace per l’interpretazione che le danno. Continua a leggere “MUSICA ESTIVA 5 – The Mother Station”
I Blues Traveler rappresentarono per me un’altra sbandata che, dopo anni di vuoto, arrivarono come una birra freschissima attesa dopo un decennio di aridità. Niente di nuovo certo, ma riuscirono in un momento di crisi a rielaborare la tradizione musicale americana, riportando una gioia nell’ascolto di certe sonorità ormai spente da tempo. Furono (sono… visto che suonano ancora) il ponte ideale fra le atmosfere sudiste degli Allman e dei Lynyrd Skynyrd e le cavalcate psichedeliche californiane dei Grateful Dead, giostrando su una innovazione convincente e su un perfetto bilanciamento con la forma canzone e la jam-session vera e propria. Furono i fautori del circuito H.O.R.D.E. una sorta di “carrozzone” itinerante che girò tutta l’America negli anni ’90 insieme a Band come i Phish, i Widespread Panic, gli Spin Doctor, la String Cheese Incident, i Bruce Hampton & The Aquarium Rescue Unit e la Dave Matthews Band, riscontrando un successo sorprendente e risvegliando nel pubblico un’inconsueto ritorno alle atmosfere hippy degli anni ’60, ma con la consapevolezza che ora la necessità era quella di ascoltare soltanto buona musica suonata divinamente. Ormai i tempi erano cambiati e come si disse: “non siamo usciti vivi dagli anni ’80”, però, la voglia di una innovazione musicale era fortissima e i fruitori si accostarono con entusiasmo a questi nuovi gruppi. E fra tutti i Blues Traveler erano quelli che riuscirono ad avere un’identità propria notevole, diventando i trascinatori del movimento. Ora fanno ancora buoni dischi ma le performance dei loro primi lavori sono irripetibili e rimane nell’aria quell’entusiasmo frizzante che riportò indietro nel tempo una nuova generazione di sognatori. Continua a leggere “MUSICA ESTIVA 4 – Blues Traveler”
Verso la metà degli anni ’90 per questa Band presi una vera e propria “sbandata” (scusate il gioco di parole), non tanto per i loro dischi in studio: troppo saturi di suoni che mal si amalgamavano con i loro concetti musicali, ma per le loro performance dal vivo. In effetti la “banda” di Dave Matthews è, come si suol dire, una vera e propria “live-band”, perché la dimensione della libertà anarchica espositiva dei suoi membri, è il palcoscenico ideale delle loro canzoni trasformate in jam-session travolgenti, anche se il timbro sonoro non raggiunge mai le atmosfere acidate di gruppi estremi legati ad atmosfere sixties o seventies. Proprio per questo motivo l’equilibrio delle melodie miscelato insieme all’improvvisazione del momento, creava un climax musicale di alto livello professionale intorno all’ebrezza e al divertimento del contesto. Continua a leggere “MUSICA ESTIVA 3 – Dave Matthews Band”
Qualcuno di voi potrà obbiettare: grazie… mi vai a prendere i grandi, e con questi farai sempre centro; può darsi !!! però se durante tutto l’anno vado cercando nomi nuovi o similrecenti per soddisfare il mio palato musicale dentro ad ogni ambito, anche il più estremo o sperimentale, d’estate non riesco a staccarmi dall’allegria che mi produce un certo tipo di performance, e quelle dei Quicksilver sono l’apoteosi della gioia allo stato puro: jam chitarristiche che la band di John Cipollina e soci riescono a trasmettere fino al delirio puro, fino a quell’apoteosi di suoni dove soltanto l’anima e il ritmo di tutti gli strumenti, suonati con tanta passione e carica adrenalinica, riescono a darti… Continua a leggere “MUSICA ESTIVA 2 – Quicksilver Messenger Service”
Ci sono momenti estivi e invernali, ed essendo un grande consumatore di musica mi capita spesso di ascoltarla in base agli andamenti del clima. Chiaramente questo non deve essere per forza una legge inequivocabile perché il tutto è sempre inversamente proporzionale agli stati d’animo, però, nelle giornate soleggiate e torride di questi periodi mi diventa, sia a casa che in automobile, automatico mettere nel lettore un certo tipo di band, e quella dei Jefferson Airplane è sicuramente una delle mie preferite: sarà per la bellezza dei loro dischi o delle loro performance dal vivo, sarà per la perfetta sinergia fra tutti gli strumenti: le sulfuree chitarre di Jorma Kaukonen e Paul Kantner, la ritmica devastante del basso di Jack Casady e della batteria di Spencer Dryden o l’incredibile voce di Grace Slick (donna stupenda di cui è imprescindibile prendersi un colpo di fulmine e innamorarsi all’istante). Ebbene, ora come ora, l’ebrezza della gioia è contagiosa intorno a queste note, sia per le utopie di quel periodo o le mie utopie interiori, e il tutto combacia alla perfezione… Buon ascolto !!!
il Barman del Club Continua a leggere “MUSICA ESTIVA 1 – Jefferson Airplane”
Lorenzo Volpi in “La cravatta di Creonte” – Como 26/07/13
Anche per quest’anno abbiamo concluso la rassegna di monologhi che organizziamo nel mese di luglio per l’estate comasca. Chiaramente, per la bravura degli attori, l’affluenza di pubblico, la cornice di piazza Martinelli, la passione di noi tutti… tutto, ha contribuito ha decretare il bel successo di questa iniziativa giunta alla settima edizione. La poesia insieme al teatro hanno creato una comunione intensa, dosando in maniera imprescindibile tutte le emozioni che provoca un’espressività artistica, per fondere alla fine le bellezze che cerchiamo. Una pausa salutare dentro alla continua lotta per vivere la vita, dentro al nostro coraggio per essere partecipi e partecipanti…
Domitilla Colombo in “Sognando il sogno di Cartesio” – Como 12/07/13
Chiaramente oltre a ringraziare gli splendidi protagonisti che ancora una volta hanno dimostrato una professionalità veramente notevole, devo anche aggiungere la nostra perseveranza nel credere in qualcosa che ci accomuna, e per la quale, ogni volta, giochiamo le nostre carte (o le nostre parole) per tenere viva una delle arti più antiche…
Uno degli attori del TeatroGruppoPopolare in “Gli uomini libro: Neve” – Como 19/07/13
Speriamo solamente che i continui tagli alla cultura non spegnino il nostro entusiasmo nel continuare ogni volta a riproporci, nel continuare a insistere nella sinergia fra le varie arti per essere un dono alla nostra voglia di provare un’emozione. E’ anche vero che ognuno di noi prova emozioni personali: chi sfrecciando in motocicletta, chi scalando una montagna o immergendosi sul fondo degli oceani, chi leggendo un libro o guardando un bel film, e anche chi vola realmente sopra i cieli o solamente con la fantasia. Noi abbiamo voluto concedere al pubblico presente quel poco per essere felici, solamente per un’ora… ma a volte un’ora vale più del tempo fissato sopra gli orologi, e noi siamo contenti così !
Mi raccomando… spegnete tutti i cellulari… e il tempo si è fermato, anche solo per un’ora Continua a leggere “LA POESIA ININTERROTTA…”
Terzo appuntamento venerdì 26 luglio per ComoLive con la nostra rassegna di monologhi LA POESIA ININTERROTTA alle ore 21,15 in Piazza Martinelli (ex-area Fulda). Lo spettacolo di questa settimana ha per titolo “La cravatta di Creonte”, con l’attore Lorenzo Volpi Lutteri (testo e performance) e la regia di Paolo Bignami, dell’associazione culturale TEATRAME che ha spesso collaborato con noi del Gruppo Acàrya.
Una giornata normale, di quelle che ti alzi, fai colazione e vai in ufficio. In ufficio incontri le solite persone, l’appendiabiti al solito posto, i soliti saluti, la solita rabbia. Una giornata normale, solo una piccola cosa: è morta, già, morta. Quando è successo Antigone era sola, non si può dire che io c’entri qualcosa, io ero in riunione. Io non ho fatto niente, nulla, nulla perché ciò accadesse. Nulla per evitarlo; io non sono responsabile. Continua a leggere “COMO LIVE 3”
Il secondo spettacolo della rassegna LA POESIA ININTERROTTA, vedrà come protagonisti gli attori del TeatroGruppoPopolare, con un testo di Maxence Fermine intitolato “Neve”, per la regia di Giuseppe Anducci, e facente parte della loro serie intitolata “Gli uomini-libro” ispirata alla metafora Ray Bradbury. Domani, venerdì 19 luglio alle ore 21,15 in piazza Martinelli.
Nell’attuale momento storico in Occidente nessuna dittatura sta mettendo in pericolo la conoscenza e la memoria derivanti dai libri, e tuttavia ci pare significativo e ammonente ricordare l’esperienza non del tutto fantastica di Bradbury. Lo facciamo giocando a renderci “uomini-libro” a nostra volta, avvalendoci della forza dei numeri: un libro noi possiamo impararlo in dieci e più persone e aprire la nostra memoria alla curiosità degli spettacoli.
Abbiamo cominciato con “Neve”, un racconto di Maxence Fermine Continua a leggere “COMO LIVE 2”
Anche per questo anno contribuiamo come Gruppo Acàrya alla stagione estiva degli spettacoli che si svolgono a Como, denominata nel corso degli anni ES.CO. (estate comasca) ed ora COMO LIVE, con la consueta rassegna di monologhi teatrali: LA POESIA ININTERROTTA; perché abbiamo sempre ritenuto il monologo un ponte ideale fra la poesia pura e la rappresentazione teatrale vera e propria.
Il primo monologo tenuto dall’attrice Domitilla Colombo sopra un testo scritto e diretto da Danilo Caravà, si intitola SOGNANDO IL SOGNO DI CARTESIO e si terrà questo venerdì 12 luglio in piazza Martinelli. L’igresso è libero, chi vuole godersi di uno spettacolo interessante è invitato, anche perché le doti interpretative di Domitilla sono eccezionali, e i suoi monologhi hanno ottenuto sempre un notevole successo… Continua a leggere “COMO LIVE”
Settimana scorsa ci ha lasciato uno dei più grandi autori del genere fantascientifico, o se vogliamo precisare le etichette: del soprannaturale, o di quel mondo “Ai confini della realtà”, tanto per parafrasare la sua partecipazione come sceneggiatore a quella celeberrima serie televisiva. Non è casuale infatti che la sua fama, oltre che ai suoi romanzi (non molti per la verità, potremmo però aggiungere: pochi ma buoni), vada ricercata appunto nel suo lavoro come scrittore per il cinema e per il piccolo schermo; o meglio ancora, per quanto hanno attinto tutti questi media dai suoi racconti. Richard Matheson nasce nel ’26
ma già agli inizi degli anni ’50 si mette in mostra con i suoi scritti brevi legati indissolubilmente al classico finale a sorpresa, e nel ’54 pubblica uno dei suoi romanzi più famosi: Io sono leggenda, le cui varie trasposizioni cinematografiche hanno sempre tradito, compresa l’ultima del 2007 (l’unica versione fedele al libro è stata fatta nel ’64 dal regista italiano Ubaldo Ragona, insieme, anche se non appare negli accrediti, a Sidney Salkow, con Vincent Price nel ruolo di protagonista e intitolato L’ultimo uomo sulla terra).
E’ sostanzialmente il ribaltamento dei ruoli, in un’umanità che, colpita da un morbo oscuro, è tutta trasformata in vampiri, eccetto uno, il quale di notte si deve difendere dai loro agguati mentre di giorno li stana nel sonno per ucciderli. Chiaramente quando verrà catturato si renderà conto che in questo nuovo tipo di umanità, a sua volta evolutasi dentro la sua trasformazione, è proprio Lui il mostro da temere e combattere, e sopprimere,
e capirà che in fondo “la normalità è un concetto di maggioranza, la normalità di tanti non sarà mai quella di uno solo”, ed è proprio da questa frase che portato al patibolo dirà la successiva: “io sono leggenda”, per come verrà ricordato in questa nuova civiltà. Fondamentalmente il ribaltamento dei ruoli è alla base della sua scrittura, Continua a leggere “RICHARD MATHESON – Una leggenda ai confini della realtà”
Questa bellissima serie inglese ideata da Charlie Brooker e composta da tre episodi autoconclusivi, dopo il grande successo del 2012, è ritornata finalmente anche quest’anno, e uso la parola: finalmente, non tanto perché è una delle produzioni più intelligenti del genere fantascientifico (che poi in fondo fantascienza non è, anzi…) ma per il ridotto numero di episodi (tre appunto), i quali ti creano un senso di apprensione tale da farti rammaricare che non ce ne siamo altri. Chiaramente con questa formula hanno ottenuto una qualità altissima, sia nelle storie della prima stagione, che in quelle di quest’ultima, e in fondo, l’idea che nasce nel concentrarsi sul potere esasperato ed esasperante dei media, rappresentato dalla metafora dello specchio nero del loro teleschermo e dall’ inquietante trasformazione di noi stessi dentro la sua tecnologia, vuole essere un’indagine (come ho già detto) per niente futuribile, perché questo futuro è già fra noi. Le sceneggiature sono molto efficaci, e al di là di qualche riferimento che inevitabilmente vi potrà ricollegare a delle sequenze già viste in altri film, è tutto molto omogeneo e per niente banale: il senso di attesa che percorre lo spettatore, dalle premesse della storia fino alla sorpresa finale, è veramente di un’intensità tale da mantenere il climax del racconto sempre a metà strada fra curiosità e smarrimento, esaltazione e suspense… mentre il tessuto narrativo non perde mai un colpo.
Il primo episodio: Be Right Back, è la storia di una coppia molto affiatata e della passione da parte di Lui per il mondo di internet, dove posta continuamente video, foto e messaggi. Un giorno però, improvvisamente, Lui muore per un incidente Continua a leggere “BLACK MIRROR – seconda stagione”
Proprio questi giorni, “sfogliando” il blog interessante di Mr. Incredibile mi sono venuti in mente due libri curiosi che ho letto recentemente e non, e mi sembra giusto parlarne, non tanto per il loro effettivo valore letterario, ma per la metafora che racchiudono e che ci trasmettono.
Il primo: “TUTTI I MIEI AMICI SONO SUPEREROI” di Andrew Kaufman (Meridiamo Zero), è un romanzo breve concepito come un fumetto in prosa, una favola moderna che gira intorno a una semplice storia d’amore, dove tutti i personaggi, tutti i suoi protagonisti hanno dei superpoteri. Ma la curiosità è che questi poteri sono l’estensione dei nostri difetti, delle nostre paure, delle nostre aspirazioni, delle nostre utopie; in un mondo dove avere dei superpoteri non è considerato niente di speciale, quello che è veramente speciale è non averne nemmeno uno. Continua a leggere “SIAMO DAVVERO DEGLI EROI ?”
“Loverman” di Nick Cave
***
C’è un diavolo che aspetta fuori dalla porta
(per quanto ancora?)
che salta, raglia e picchia lo zoccolo per terra.
Ecco, ulula di dolore e striscia sulle pareti.
C’è un diavolo che aspetta oltre la porta…
sta urlando il tuo nome e non gli basta…
Loverman! fin dall’inizio del mondo
e così sia per sempre fino alla fine dei giorni.
Togliti quel vestito, sto arrivando, sono il tuo amante… Continua a leggere “CHE COS’E’ L’AMORE ?”
***
NICK CAVE – “Straight To You”
***
Tutte la torri d’avorio stanno crollando
e le rondini hanno affilato i becchi
Questo è il tempo del nostro grande sfacelo
Questo è il tempo in cui correrò per arrivare
subito da te
soggiogato
subito da te
soggiogato
ancora una volta
Continua a leggere “CHE COS’E’ LA BELLEZZA ?”
Daeng Buasan
CREDO
Credo nelle anime sante,
nella loro indipendenza conquistata sui sensi di una preghiera.
Credo nel lamento di un uomo in agonia,
inaccessibile silenzio degli ultimi istanti di una vita.
Credo nel lavaggio del suo corpo fermo,
nel suo vestito a festa e nell’incrocio delle mani,
testimoni di un battesimo confidato.
Credo nella gloria dei vinti.
Credo nelle loro carni piegate sotto le macerie,
i loro respiri cessati.
Credo nelle distese di orti trasformati,
dentro al loro recinto le ossa dei popoli ammazzati.
Credo nei miserabili che annegano alle porte d’Italia.
Credo in quelli che rimangono e il giorno dopo chiamiamo clandestini.
Credo nelle loro bambine vendute ai nostri piaceri,
nella loro tristezza che sorride vittima di un rossetto ingrato.
Credo negli angeli senza ali,
in quelli che a piedi nudi camminano dentro a una fede.
Credo nel mondo,
quello fuori dalla vetrina in ginocchio a guardare dentro.
Credo nel colore delle pelli che indossa,
negli occhi neri dei figli che perde affamati.
Credo nella verità delle madri e del loro amore.
credo nella miseria e nell’umiltà di questi versi.
credo nella bellezza
e qui conviene fermarmi.
Roberta Dapunt
da “La terra piu’ del paradiso” (Einaudi)
Gianluca Gori
foto dal web
ANCH’IO
Anch’io sono stato piccolo
a colorare l’aurora
sul cielo dei quaderni
a credere che il fine della vita
fosse scambiare Mazzola per Pelè
sperando di trovare
dell’Inter lo scudetto
E le lunghe corse
per i prati sudati
tra gli echi delle nostre grida splendide
a cercare nel gusto della liquirizia
la radice
sorpresi dall’antico via vai
del sole e della brina
e il giorno consumato lento
come un leccalecca
Poi le risate al mercato di paese
i pomodori in faccia al vigile urbano che non sopporti
e le scorribande con lucignolo
per morsicare un tramonto
insieme
per inseguire un gelato
o spiare alla compagna di banco
le mutandine di pizzo
Trattenere un respiro
inventare una scusa
per accarezzare uno sguardo
e bastava un sorriso
per sentirsi grandi
Anch’io sono stato grande
a consumare l’aurora
con uno sbadiglio
a sperare di scambiare la “bolletta”
con un libro di poesia portoricana
o di John Lee Hooker
il blues e la chitarra
E la pause brevi
per ricordare in fretta
le parole corteggiate nella notte
a nascondere nel gusto del caffè
il perché
stanchi di misurare a spanne
i propri specchi
e il giorno consumato in fretta
come una pisciata
Poi i commenti al paese dei mercati
le parolacce dette di nascosto al proprio capo
e i consigli del filosofo di turno
per esaltare un vestito
soli
ad aspettare un sesso più vero
o sperare di vedere un giorno
la vicina di casa con il reggicalze nero
Liberare un istinto
ritrovare un momento
coccolato come il primo giocattolo
e bastava un rimpianto
per ritornare piccoli
Antonio Bianchetti
da “Cinquanta milioni di Marylin Monroe non possono sbagliare”
(IKONA Edizioni – 2002)
In un intervista Franca Rame disse che questa frase, in fondo, era sempre un po’ offensiva per le donne, perché nonostante il pregio dell’affermazione, la ritenesse come al solito una prerogativa di superiorità del maschio sempre in primo piano nei confronti della sua compagna. Non possiamo non darle torto perché la “grandezza” dell’Arte è a tutti gli effetti un’unione perfetta di tutte le sue componenti, e la bellezza del genio esiste in egual misura quando, la perfezione di una coppia, si realizza con tanta simmetria, con tanto amore da essere nel tempo, il senso più vero di quello che abbiamo sempre cercato…
Daniel Del Orfano
PAROLE
A volte ci perdiamo
nelle fasi del brusio
per confondere
la luna e il cicaleccio
e parliamo a caso
di un breve dolore
in questo tempo sfinito
che vuole un passaggio
verso il destino
Parliamo a stento
di una lunga distanza
in questo spazio ristretto
che cerca un’aurora
dentro ogni muro
Parliamo a vuoto
di un grande dolore
in questo pezzo di storia
che trova una vita
intorno a un telecomando
E ognuno s’inventa
una qualunque fortuna
fa un mutuo
per comprare un deserto
riscopre l’atlante
per misurarsi le rughe
e se spreca di fiato
sul modulo lasciapassare
per raggiungere
la fine del giorno
Rimane soltanto
un volto di donna
a placare
le usanze della stanchezza
ad accettare
il linguaggio dell’amore
con le parole
più facili del mondo
Antonio Bianchetti
dal libro: “Cinquanta milioni di Marylin Monroe non possono sbagliare” (IKONA Edizioni – 2002)
+ 13) Una birra media – finalmente un sorso (esperienze divertenti), 33) Xantippe – La bisbetica domata
L’ULTIMA DONNA…
Il suo nome è “Verdunelle”, nome strano è vero ma glielo diede mia moglie quando, trovatella, la portò a casa adottandola. Siccome in quel periodo stava leggendo i romanzi di Daniel Pennac e la saga della famiglia Malussène, dove, a una neonata che urlava e piangeva in continuazione diedero il nome di una battaglia: “Verdun” appunto, fummo influenzati da questa originalità. Chiaramente essendo una gatta disperata (nel senso della vivacità), fu naturale cercare l’equivalente di una famosa battaglia che riguardasse il nostro Paese; però, trovando assurdo nomi come “Caporetta”, “Solferina” o “Marenghina”, decidemmo sul vezzeggiativo della protagonista francese di tali romanzi, e così rimase… Continua a leggere “L’ULTIMA DONNA…”
Questa è una foto del 2011 ma la situazione è la stessa: nuvoloni, qualche squarcio di sole (???), ancora nuvoloni e tanta acqua… troppa! da oltre due mesi… non ce la facciamo più!
Ci sono modi e modi per gustare la pioggia e in tanti casi può essere anche romantica o abbandonata nel ricordo; vedi post:
http://www.intonazioniconseguenti.wordpress.com/2012/04/29/inizio-e-fine-di-un-giorno-d-aprile/
o ancora:
http://www.intonazioniconseguenti.wordpress.com/2012/05/08/ancora-per-tanto-tempo/
(dalla categoria “Ghost Track-The day after tomorrow”)
Ma ora vogliamo un po’ di sole per godere di questi splendidi panorami, questi boschi e queste montagne, per godere di questa libertà, che ci appartiene !!!
RIFLESSO
Perché guardo il monte nel lago
e il lago nell’alto dei cieli
quando preme la stanza il suo tacere,
il suo bere gocce di sale e sangue
dalla boccia dell’ultima flebo?
Sono solo un riflesso dell’ora,
figura chiamata allo specchio,
luce che s’incanestra e ribalta
mano che cede mano che resiste
e non dice quale sia più vera
fra le due che ugualmente divora.
Maria grazia Duval
Lo sai che mi fai delle foto così belle che non sembro neppure io… DICI ? E a tale proposito lo sai cosa ha detto una mia amica? COSA TI HA DETTO? testuali parole: “se tuo marito scopa come fa le foto, è un uomo da conoscere”! INTERESSANTE… E TU COSA LE HAI RISPOSTO? non allargarti troppo… le ho detto che fai solo delle belle foto… APPUNTO, ALLORA ME LA FAI CONOSCERE, COSI’ LE FACCIO UN PO’ DI FOTO… balle!!! BALLE??? si balle!!! conosco voi maschietti, una foto tira l’altra… MAMMA MIA CHE FIDUCIA… E’ PIU’ BELLE DI TE? perché tu riduci tutto alla bellezza? Continua a leggere “LA SANTITA’ NON CI APPARTIENE… MEGLIO IL SESSO”
Vi lascio questo link molto interessante, preso in prestito dal blog molto carino di un’anica e che sostanzialmente potrebbe star bene anche il questo blog, visto l’argomento. D’altronde il sesso si sposa molto bene con la cultura del bere e i suoi mille accostamenti si trasformano nei mille colori della vita: ironia, buon gusto, filosofia, gioco, poesia… in fondo sorridere in maniera sincera fa parte delle nostre migliori qualità, salute !!!
http://melodiestonate.wordpress.com/2013/05/10/ecco-un-sondaggio-interessante/
a proposito di qualità… non incendiatevi troppo !!!
L’onda che si ritira e si allontana
dalla riva
dove alzandosi e crollando
ha fatto la sua uscita
non sapendo delle altre
che la precedevano e la seguivano
e che erano il suo avanzare e il suo cedere,
ha perduto la superficie e rientrando
nelle acque profonde si è confusa
nel suo proprio corpo
dove prepara attraverso i millenni
la sua prossima identica uscita
il suo prossimo identico crollo.
Patrizia Cavalli
da “IL CIELO” (Einaudi)
LA MIA CONFESSIONE FEDELE
Curo i prati come il pavimento della mia casa,
guardo l’erba come il tappeto sul quale
allignano i figli e un tempo contento.
Non vi è obbligo di appartenenza.
Ogni filo d’erba è una spettanza,
Il diritto per l’umiltà di un altro
che l’ha preceduto e che io ho falciato,
raccolto e scelto per necessità e dottrina.
Pulire i prati è levare i sassi e contarli,
come un atto di compassione
ad ogni riverenza che gli concedi.
E’ raccogliere terra sputata dal fondo e seminarla,
di nuovo, in segno di generosità verso essa.
E’ forse un lavoro ingrato e fermo al punto di partenza
ma è anche la mia confessione fedele,
la coscienza che mi riconosco addosso,
di essere qui anche per questo.
Roberta Dapunt
da: “La terra più del paradiso” (Einaudi)
Ieri sera nella sede del Gruppo Acàrya è iniziato il mini-ciclo denominato “AMERICAN MIRROR” con la presentazione del libro John Reed / Red America – lotta di classe negli Stati Uniti a cura di Mario Maffi, uno sguardo sul violento scontro sociale che interessò questa nazione agli inizi del ‘900 visto attraverso gli scritti del noto giornalista John Reed. Un personaggio che è stato testimone degli avvenimenti più importanti di questo secolo: dalla rivoluzione messicana alla rivoluzione russa, dagli scempi della prima guerra mondiale alle brutali repressioni perpetuate ai danni del movimento operaio americano e alle vaie organizzazioni sindacali. Un vibrante reportage attraverso articoli e racconti, che ci ha riportato in maniera drammatica e appassionata nella realtà di quegli anni, contribuendo a delineare la figura di un uomo che divenne il modello da seguire per un’intera generazione di intellettuali.
Il 17 maggio, invece, presenteremo Apocalypse Town – cronache dalla fine della civiltà urbana di Alessandro Coppola. Un altro vibrante reportage sulla attuale drammatica situazione delle città americane e sulla conseguenza che questa crisi mondiale ha generato di riflesso nel tessuto sociale e urbano, per scoprire quanto è cambiato, o non è cambiato niente, dentro ai grandi flussi dell’economia globale e se, il trovarsi ai margini di queste speculazioni non sia più il problema da risolvere, ma la grande occasione da non sprecare per il nostro futuro.
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Due inizi di secolo: il ‘900 e il 2000, due crisi differenti per due situazioni sociali che hanno caratterizzato l’evoluzione della società e che, di fronte allo specchio degli Stati Uniti, si riflettono e si estendono nel resto del pianeta. Un’ipotesi e uno stimolo per un’analisi importante che ognuno di noi si deve porre per la costruzione di un avvenire probabilmente diverso.
il Barman del Club
La vita è un’ipotesi bellissima
Non è la sera
che respira d’ombra
un solitudine diversa
ma luce che non tramonta
dentro
negli angoli di un mondo
dove cercarti è sogno
aria
e altro ancora
E sono tanti i nomi
che daremmo al buio
se il nostro sole
non si fosse
fermato per essere nel cuore
un alto mattino da ricostruire.
La vita è un’ipotesi bellissima
tutto il resto
è amore che ci sfugge
e sorge ancora
dentro
Antonio Bì
“Noi siamo contemporaneamente
punti d’arrivo e punti di partenza”
Victor Hugo
VOI CHE MI AVETE AMATO
Oltre la soglia non sarò sola.
Di voi che mi avete amato
si è rivestito un altro cielo.
Il silenzio dilata lo sguardo
sull’enorme bellezza
di questa nuova terra.
Tutto si fa più nitido.
Tutto ritorna
come se il nuovo panorama
fosse ancora
un mondo conosciuto,
adagiato
sopra i suoni di ognuno: intatti
come i nostri colori,
come le fatiche
di un’altra partenza.
Sulla brezza del lago
la mia anima ritornerà
ogni giorno,
insieme al ritrovato calore
dei vostri umili cuori,
insieme alla parola segreta
che vi ho sempre sussurrato.
Gabriella Melis
(da: CON QUALSIASI VENTO)
Quaderno dell’Acàarya N° 42
foto Antonio Bianchetti
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Come avevo già scritto in un mio post dello scorso anno
http://www.intonazioniconseguenti.wordpress.com/2012/07/11/questioni-di-vita-questioni-di-morte/
spesso è difficile parlare di questioni troppo personali che rischiano di trasformare un lutto così forte in qualcosa di complicato, se non si è coinvolti a livello emotivo o se non si è inseriti nella stretta cerchia delle conoscenze private. Infatti mi riproponevo di aprire un spazio su Facebook per continuare i miei scritti su tali questioni, che però non ho fatto, perché faccio già fatica a star dietro a questo blog, figuriamoci averne due, e poi perché avevo capito di cadere nell’errore di trasformare una morte in qualcosa di narcisistico. Però per quanto riguarda la serata di venerdì 12 aprile devo necessariamente ringraziare tutti: dalle splendide lettrici Domitilla Colombo e Graziella Molinari; ai musicisti Giuseppe Fagone e soprattutto il padre di Gabriella: Eriberto Melis; perché hanno trasformato un evento personale in una festa collettiva, perché così volevamo noi familiari: solo e soltanto gioia… certo, non sono mancati i momenti di emozione intensa, però, come ha detto la madre, c’è un tempo per le lacrime e un tempo per i sorrisi, è questa serata era il giorno dei sorrisi. Ringrazio poi il numeroso pubblico che mi ha commosso per la sua partecipazione e per gli apprezzamenti ricevuti. Avendo poi deciso di devolvere il ricavato delle vendite del libro (la prima edizione è già esaurita) a una Casa Famiglia di Fino Mornasco, gestito dalla Comunità Progetto Sociale di Cantù, la cosa mi ha reso ancora più felice, perché il lavoro che fanno questi educatori, nel recuperare bambini e ragazzi capitati in situazioni particolari, è veramente eccezionale. Un lavoro difficile dentro a questo mondo dove un po’ d’amore per il prossimo, sarà la meta a cui ognuno di noi dovrebbe ambire, e dove un po’ di poesia, forse, diverrà un bene necessario. Grazie veramente a tutti… Gabriella era presente con il suo sorriso, insieme a noi… ancora con noi. Le sue parole erano le nostre… un bacio !!!
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Scusate, non voglio mettere in imbarazzo nessuno, ma venerdì 12 aprile, a un anno dalla morte di mia moglie, nello Spazio Acàrya di Como, presenteremo il libro delle sue poesie: “Con qualsiasi vento”, che io e i suoi familiari abbiamo voluto pubblicare per tenere viva la sua presenza, per lasciare una traccia della sua esistenza a chi verrà dopo di noi, perché le impronte delle persone care non vengano cancellate. In fondo, noi viviamo vicino ai capolavori dell’Arte che ci hanno tramandato da quando esiste l’uomo, ed è proprio con loro che rimane viva una speranza di bellezza intorno alle atrocità che ci propone la quotidianità. Nel nostro piccolo assimiliamo quel poco che ci rende felici per continuare a vivere. Certo, la sua mancanza è un vuoto incolmabile, manca terribilmente, al di là del suo fascino femminile, quella sua ironia di fronte ad ogni avversità, quella sua continua voglia di scherzare, quella sua forza interiore anche di fronte alla malattia. Niente si potrà paragonare alla sua persona, ma nell’aria rimane sempre una forma di energia che non si deve disperdere, perché la sua essenza esiste ancora, e la sua anima è parte di noi. Ciao amore… nei nostri cuori sei viva più di prima !
Alla serata parteciperanno le attrici Graziella Molinari e Domitilla Colombo, mentre gli intermezzi musicali (abbiamo scelto dei brani che piacevano a Gabry) saranno eseguiti da suo padre: il jazzista Eriberto Melis (sax contralto e clarino) accompagnato alle tastiere da Giuseppe Fagone
PER QUALCHE SERA
Non dobbiamo farci eremiti
nel chiostro dei ricordi.
Rischieremmo un giorno,
al suono della campana
dei rimorsi,
di venire giustiziati
dal nostro io di allora.
Vi è un piacere romantico
nell’accarezzare gli amuleti
in certe ore di sole
e con gli occhi chiusi
sfogliare i colori di una vita.
Non schiacciamo noi stessi
mandando a ritroso
la ruota del tempo.
Ma
possiamo chiedere
ai ricordi del mattino
una piccola gioia
per qualche sera.
Gabriella Melis
da “Con Qualsiasi vento” (Quaderno dell’Acàrya N° 42)
Acàrya in sanscrito significa “maestro”, e in senso figurato è “colui che insegna con l’esempio”. Così in senso traslato l’Acàrya diventa “il luogo dove si insegna con l’esempio”. Partiti da questa metafora, nel 1977 alcuni amici fondarono un gruppo dove praticare la cultura partendo dalla poesia divenne un bene necessario. Il Gruppo esiste ancora e continua a organizzare eventi che spaziano nei territori della creatività. Chiunque abitasse nelle vicinanze della città di Como può venire a trovarci; le persone sono cambiate ma lo spirito è rimasto lo stesso, perché troverà oltre allo spessore delle proposte, un insieme di amici pronti ad accogliere chiunque sia interessato al libero scambio delle emozioni.
In rete è possibile consultare il programma
http://www.acarya.it/programma.html
c’è anche la pagina Facebook
http://www.facebook.com/Acarya.Como
Ciao, vi aspettiamo
E’ morto un altro grande poeta della vita che si è divertito a cantare e ad amare. Musica, cabaret, gioia…
Il suo spessore culturale è andato al di là delle solite consuetudini legate in questo caso alla città di Milano, luogo delle sue scorribande poetiche e delle sue canzoni. Ma ha superato i confini di ogni appartenenza regalando al mondo la visione di un mondo a volte piccolo e a volte immenso, perché dietro le sue parole troviamo il nostro mondo, quello che vediamo uscendo dalla porta di casa, con una lacrima e un sorriso.
ECCO TUTTO QUI
Strana la vita, ma è come se la vita fosse un modo di morire
strana la storia, ma è come se la storia si lasciasse raccontare
strana la gente, ma è come se alla gente gli importasse di capire
strano cantare…
e allora se ogni volta che ti dicon di cantare
devi cantare…
Noi sotto il sole giù al vecchio mulino fare anche all’amore
io che tiravo a non farmi capire
tu che provavi a parlarmi d’amore
finiva in riso, vergogna, sudore
e la canzone dice
stupida la vita, come se la vita ti trovasse il primo amore
stupida la storia, come se la storia la potessi raccontare
stupida la gente, ma è proprio a questa gente che la storia piace ancora
via anche il sole dal vecchio mulino
per un altro amore
noi che bisognava cercare di capire
gli occhi perduti per non fare rumore…
Ecco tutto qui.
Enzo Jannacci (dall’album “Foto Ricordo”)
In fondo è meglio ricordarti così: con le scarpe da tennis, mentre facevi il palo della banda dell’ortica o mentre vedevi un Rè… perché se qualcuno, in questo preciso momento ti chiedesse:
– VENGO ANCH’IO !? Noi sappiamo già cosa gli risponderai…
Dopo anni di latitanza lontano dall’Italia, Silvio Berlusconi ritorna nel suo paese ed entrato in un Bar, incuriosito chiede al barista come va la nazione, mentre ordina un caffè…
– SCUSA AMICO COME VA L’ITALIA?
– Benissimo !
-BENISSIMO? E LA DISOCCUPAZIONE?
– Risolta, lavoriamo tutti
-TUTTI !!? E LE AZIENDE NON CHIUDONO PIU’ ?
– Assolutamente, anzi, continuano a riaprirne
– ADDIRITTURA !!? E LO SPRED?
– E’ a zero, non esiste più!
– COSA !!! E IL PIL? IL DEBITO PUBBLICO?
– Tutto sistemato!
– TUTTO SISTEMATO !!! E LE TASSE?
– Le paghiamo tutti, sono più basse di prima…
– CRIBBIO… E I SERVIZI?
– Funziona tutto: le scuole, gli ospedali, i mezzi pubblici…
– E I POLITICI?
– Niente, sono persone serie e fanno il loro lavoro
– NON RUBA PIU’ NESSUNO?
– E perché dovrebbero, siamo una nazione seria…
– INCREDIBILE !!!
Tutto felice si dirige alla cassa, pensando che ha scelto il momento giusto per ritornare in Italia
– AMICO… QUANTO TI DEVO PER IL CAFFE’ ?
– Un marco… grazie !
+ 07) Martini Dry – agitato non mescolato (appunti di cinema), 08) Dark Angel – fantascienza oscura (film – serie tv – fumetti)
L’ ULTIMO TERRESTRE – gli alieni sono già tra noi?
Spesso le recensioni di espressività artistiche è giusto riproporle anche anni dopo la loro uscita, perché un prodotto sia musicale che letterario, o cinematografico come in questo caso, deve avere la possibilità di essere assimilato in tutte le sue giuste dimensioni, sia positive che negative. Dopotutto la decantazione di qualsiasi creazione, acquista o decade dopo le sue primissime emozioni e rimane nella memoria collettiva soltanto quando emerge la sua valenza espressionista, perché il tempo è galantuomo (come dice qualcuno), e con il tempo abbiamo le possibilità di esprimerci anche noi, in base a quello che ci trasmette senza nessun problema, magari per paragonarla a momenti particolari dell’attualità. In fondo l’arte è anche preveggenza o meglio (o peggio, dipende dai punti di vista) epigona di un’apocalisse interiore che a tutti i costi deve dirci qualcosa, e questo qualcosa è parte stessa della nostra vita.
L’ultimo terrestre è il primo film di Gianni Pacinotti, noto ai più (o ai pochi) come GiPi, un fumettista eccezionale che ha voluto con molto coraggio passare dal foglio disegnato alla pellicola esposta, per realizzare un lungometraggio molto convincente e interessante, e se vogliamo sorprendente, soprattutto per l’originalità con cui è stato girato, e che a mio avviso si adatta molto bene alla situazione attuale in cui sta vivendo il nostro paese.
Presentato nel 2011 al Festival Internazionale di Venezia narra di un paese disilluso e amareggiato in cui il futuro è un buco nero dove non si vede la via d’uscita e dove, sorprendentemente, viene annunciato l’arrivo degli alieni. Però questo arrivo epocale non dà nessuna emozione particolare , anzi, nelle trasmissioni radiotelevisive che precedono il loro sbarco qualcuno dice: “prima sono arrivati i meridionali a rubarci il lavoro, poi i marocchini, i neri e infine i cinesi, ci mancavano pure gli alieni.. rimandateli a casa loro perché non li volgiamo”. E via di questo passo, tra chi li accetta e chi li respinge, tanta è la delusione che circonda questo presente. Il protagonista è un disadattato un po’ strano che vive da solo, lavora in una sala bingo, spia la propria vicina di casa ed è amico di un trans che probabilmente ha conosciuto nelle sue frequentazioni notturne, ma soprattutto va a trovare spesso il padre agricoltore che suo malgrado diventa parte integrante della trama, non tanto perché sarà il primo a incontrare gli extraterrestri, ma perché dietro la sua figura semplice e normale si nasconde un terribile segreto.
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In questi giorni successivi al voto elettorale mi sono riletto questo romanzo di Ascanio Celestini: Lotta di classe, uscito nel 2009, e devo dire che le impressioni percepite quattro anni fa sono rimaste identiche. In questo libro si raccontano le storie di quattro persone: Marinella, Salvatore, Nicola e Patrizia, a cui si ricollegano quelle di tantissime altre, all’interno di un palazzone alla periferia di Roma, vicino al raccordo anulare. Sono la storie dei lavoratori precari dei nostri giorni, tra il Call Center e il Grande Centro Commarciale, tra una “chiamata” e un “progetto” e uno stipendio che ormai non serve nemmeno per salire le scale, anche se la rabbia e la voglia di non arrendersi mai sono le caratteristiche di una generazione che a tutti i costi vuole cambiare le cose, altro che rassegnazione… Sono le storie del nostro presente che si evidenziano sotto la penna di un maestro come Ascanio Celestini, il quale riesce a farci sorridere dentro una tragedia quotidiana dai contorni grotteschi. L’espediente è quello già collaudato da molti di raccontare lo stesso episodio visto con gli occhi di persone diverse, e dentro a questa varietà di vedute si capisce come una realtà identica viene distorta e convertita dalle menti di protagonisti accomunati dalle stesse problematiche, ma evidentemente divergenti in base alle proprie aspirazioni. In questo caso però, si riescono a superare le facili speculazioni in cui si potrebbe cadere con una trama simile, ampliando il racconto nella quotidianità di ogni personaggio, per farli convergere poi nell’identico finale, fino alla splendida poesie delle pagine conclusive. Il tutto è variegato da un umorismo tanto amaro quanto divertente, perché la sovrapposizione dei fraintesi in base alle varie interpretazioni delle scene, è tale da incuriosire volutamente il lettore.
Volevo scrivere qualcosa per il post-elezioni ma alla fine ho preferito la poesia…
VALORI LIMITE
Ci vuole meno di quel che credi:
tre giorni di singhiozzo
il riscaldamento rotto
perdite in borsa a Tokyo
crepe capillari nella circolazione primaria
mal di mare
carenza di ossigeno
mal di denti
Già non conta più niente il XXI secolo
ti si è fatto buio davanti
e non riesci nemmeno a leggere
fino in fondo a questa riga
Hans Magnus Enzensberger
E’ stata appena inaugurata alla MAG di Como questa interessante mostra di cui allego il video
UN MURO
Questa la sola immagine
che ne salta fuori.
Un muro tutto solo,
illuminato male, invitante,
ma nessun senso della stanza,
nemmeno un cenno
del perché ricordo
così poco e tanto chiaramente.
La mosca che osservo,
le sue ali in dettaglio
di un lucente turchese.
Le zampe che, col mio divertimento,
seguono una minuscola crepa –
l’eternità
intorno a quel semplice evento.
E nient’altro; e nessun luogo
a cui tornare;
e nessun altro,
per quanto ne so, da controllare.
Charles Simic
da “Hotel insonnia” (Adelphi)
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