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FINO A DOMANI
Non so dirti altro
quando la sera s’inchina sugli abbracci
lasciati nel giorno ad attendere
incendi e sorrisi
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Per fare una recensione o una discussione sull’ultimo album di Nick Cave cofirmato insieme a Warren Ellis, bisogna allargare il discorso intorno a un concetto più ampio, perché è troppo riduttivo pianificare delle parole intorno alla sublimazione del dolore, associando tutto il lavoro alla correlazione della tragedia che ha colpito prima il cantautore australiano, e poi, in senso traslato, tutto il mondo con l’attuale pandemia. È necessario a mio avviso prendere delle distanze importanti facendo delle distinzioni sul concetto di musica, sul perché la si fa e come si fa: sulla forma canzone o sulla forma libera di una composizione e come gli artisti si pongono di fronte alla loro espressività, per far emergere qualità e spessore creativo.
La riuscita della tensione interiore e come la si trasmette ad altri facendola diventare “bellezza”, anche se viene identificata nella figurazione del male, sta alla base di tutta la storia dell’arte, soprattutto pensando alla riuscita di un’opera o di un capolavoro nato e vissuto fra corpo e anima, fra quiete e violenza.
Continua a leggere “Nick Cave & Warren Ellis – CARNAGE: album di canzoni o reading poetico?”
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La scena jazz-rock è da sempre stata un territorio dove incontrare sorprese inaspettate, che fluttuano fra la meraviglia e il fascino superbo di una professionalità indiscussa, soprattutto quando a queste doti si percepisce un sound valorizzato dall’anima di ogni componente, il quale va oltre sé stesso, superandosi nell’esecuzione. Ecco che il pianista indonesiano Dwiki Dharmawan insieme a dei compagni di viaggio straordinari, ci regala qualcosa che si unisce alle sue pubblicazioni precedenti, in cui, sperimentare altre strade lo ha identificato come una delle menti più interessanti del panorama jazzistico mondiale, soprattutto in relazione ai suoi sconfinamenti con gli altri generi perfettamente plasmati con la sua idea di musica e a quel desiderio di andare oltre le dimensioni consuete.
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Per gli amanti della psichedelia, vedere insieme il combo giapponese dei Kikagaku Moyo con lo sperimentatore dell’Illinois Ryley Walker, rappresenta quella sostanza e quel desiderio che le loro esibizioni dal vivo contengono, raffigurandosi nella dimensione fascinosa di un album e nel riuscire a catturare la magia di un momento irripetibile. Tra l’altro, se uniamo la coerenza di un suono americano con l’equilibrio di quello orientale, e lasciamo che le dinamiche delle due culture si uniscano per poi lasciarsi andare in una sorta di compenetrazione fascinosa, ecco che la struttura di un impianto musicale si trasforma fino ad autorigenerarsi seguendo delle linee compositive istintive, ma perfettamente in sintonia con tutto l’impianto dell’esecuzione. In queste due tracce (di venti minuti l’una) non c’è mai una sbavatura nonostante la libertà espressiva impressa nella tipica anarchia, solitamente esercitata nella forma della jam session, e nonostante tutto si è coinvolti in un nubifragio di suoni accattivanti e irresistibili allo stesso tempo.
Continua a leggere “Ryley Walker & Kikagaku Moyo – Deep Fried Grandeur”
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Nell’ambito di un territorio folk raffinato e interpretato con intelligenza, quest’ultimo album della canadese Tamara Lindeman alias “The Weather Station”, si alza sopra il livello della media con un prodotto veramente particolare, proprio se consideriamo il minimalismo che solitamente circonda questo genere e che invece in questo caso si apre e s’insinua dentro altre sonorità: molto jazzate, molto cool, trasfigurandosi in un pop delicatissimo.
Continuando nella metamorfosi che ha caratterizzato questo gruppo dai loro primi lavori, la tipica semplicità degli esordi li ha portati a questo splendido disco, configurando una maturità la quale via via ha coinvolto la loro leader fino a trasformarla in una interprete dalle sfumature suggestive e dai testi molto particolari.
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La poesia di Giancarlo Stoccoro si arricchisce di un’altro bellissimo tassello della sua pregevole produzione letteraria: “Litanie del silenzio” (Giuliano Ladolfi Editore).
Questa raccolta di liriche è l’ideale prosecuzione di un percorso intrapreso dall’autore in questi ultimi anni con una serie di sillogi veramente interessanti, in cui, la cadenza del verso, s’identifica attraverso un codice stilistico fatto di impressioni interiori, e come tali rimangono, per emergere piano piano a prendere aria. È come se tutto un substrato dell’inconscio prendesse voce appena in tempo per sentirsi parte della personalità dell’autore, il quale, ricongiungendosi al suo io nascosto, si sentisse finalmente libero da un peso misterioso: qualcosa che ci lega al mondo razionale impedendoci di creare un contatto spontaneo con una realtà più ampia, senza confini o costrizioni. Tra l’altro Giancarlo Stoccoro è psichiatra e psicoterapeuta, ed è anche colui che ha portato in Italia la tecnica del Social Dreaming, o del sognare insieme, in cui si condividono i nostri sogni dopo la visione di un film. Tutto questo per dire che la nostra parte oscura è il territorio dove il poeta spesso sconfina, scoprendo come l’universo sia un luogo piccolo in confronto ai labirinti o alle meraviglie della nostra mente, sempre in equilibrio fra sofferenza e gioco.
Continua a leggere “Giancarlo Stoccoro – Litanie del silenzio”
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NELLA MORSA DELLA PITONESSA
Stringimi
non importa se il segno
di un abbraccio sarà
come quel tatuaggio
che ripercorre anni
descritti
sopra i territori della pelle
e delle nuove stagioni
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Questa band proveniente da Manchester debutta con un album convincente, caratterizzato dallo stile sincopato e tutto incentrato sulla voce del frontman Ben Robinson: trascinante quanto basta per inseguire uno spoken-word variegato dalle inflessioni post-punk e new wave senza un attimo di pausa. Il risultato è un piacevole mix per niente disturbante che pesca nella tradizione britannica classica, quando il fascino della melodia è sporcato dalle invettive di una poesia metropolitana perennemente in equilibrio fra bellezza e incrostazioni stratificate sulla pelle di ognuno di noi. Stupisce però come l’alternanza della proposta viaggi sempre nella direzione unica di un retroterra in cui, anche un cocktail al veleno, risulti un’essenza che scende lentamente dentro le nostre emozioni senza bruciare. Gli schiaffi li sentiremo dopo, quando l’effetto reagirà come quelle parole che penetrano fin dove la vita si era nascosta dietro le nostre paure, e come tali, ci sveglieranno senza capire quando il sogno diventa un lungometraggio noir, ballandoci sopra.
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Per chi ha la nostalgia del vecchio bluesaccio del delta, questo è il disco che fa al caso suo: la copertina è lì ha dimostrarlo e non lascia niente al caso. La puzza che si sente fra queste tracce è quella solita delle paludi, delle sbronze fino a tarda notte, delle schitarrate eseguite nei localacci malfamati dove l’alcol trasuda dalle pareti e dai muri pieni di muffa colorata, quasi fossero quadri perduti nella polvere dei perdenti. Eppure, la forza e la vitalità che offrono questi pezzi sembrano produrre quel desiderio d’immortalità travisato come un sogno, un desiderio che dura proprio il tempo di una canzone, per poi ritornare ad affogare nel piccolo bicchiere di un’esistenza stretta nei pantaloni sporchi del tuo monotono lavoro. La musica vive di questi impeti e di queste violenze: essenze nate proprio per sfogare anche in un breve spazio di cinque minuti, e poi altri cinque, e poi altri cinque, il tuo riscatto giornaliero.
Continua a leggere “Big Daddy’s Breakfast Voodoo – The Black Cat Bone Spell”
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La Bretagna è sicuramente una terra particolare, ricca di fascino e di mistero. Innamorarsi delle sue scogliere, del suo mare tumultuoso, dei sui fari e dei suoi colori è una questione di attimi, irripetibili, per ogni momento vissuto in questi luoghi. Proprio per questo vi lascio i link di Susy Zappa, una mia amica che oltre il cuore, ha lasciato fra queste spiagge metà della sua anima e della sua esistenza, trascritte nei suoi libri proprio dedicati a questo lembo di terra.
Ma, quanto sappiamo della sua musica? Probabilmente conosciamo Alan Stivell, il quale si è ritagliato un attimo di gloria nel periodo d’oro dell’etno-rock con la sua arpa celtica; o come i Soldat Louis che sono riusciti a coniugare una tradizione indie con scelte più moderne; oppure i Red Cardell, vicini a un’avanguardia world, sperimentando folk e chanson réaliste fra letteratura e teatro. Di questi però parleremo in un secondo tempo, vediamo allora di conoscere degli artisti più vicini alla tradizione pura, quella veramente legata all’aria che si respira guardando e aspettando queste onde…
Continua a leggere “La fascinazione bretone – musica & cocktail – part.1”
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Per il giorno della memoria vorrei segnalarvi questo libro dedicato alla comasca Ines Figini curato da Giovanna Caldara e Mauro Colombo: Tanto tu torni sempre – la vita oltre i lager (Melampo Editore), il quale racconta una delle tante vicende di quel periodo disperato e che s’insinua nelle pieghe della Storia in senso trasversale. Ines infatti non era ebrea, ma ha avuto soltanto la colpa di schierarsi a favore (allora aveva vent’anni) difendendo degli operai in uno degli scioperi del ’43, e per questo motivo è stata deportata. Questa narrazione parte proprio dalla difficoltà di quel mondo in cui il ruolo della fabbrica aveva e di come le persone si trasformavano solo in figure con poca dignità. Non c’è mai limite all’orrore quando vittime e carnefici s’incontrano tutte in un solo luogo oltre le porte dell’inferno: basta aprire gli occhi tanto vicino a noi per capire dove arriva la vergogna degli uomini.
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In attesa che questo nuovo anno ci porti delle pubblicazioni convincenti, proviamo a rimanere affascinati da un genere che non si stanca mai di proporre album di ogni tipo, tutti concentrati sulla continuità di un delirio elettrico e sulla combustione che produce nello sferragliante incedere della sua visione. Spesso l’amore per questo genere raggiunge adepti di ogni nazionalità, proprio per confutare la tesi che il concetto di retromania, pur essendo reale, viene sempre messo in disparte proprio per esibirsi all’interno del suo furore, anche per un bisogno interiore derivato dalla sua forza e dalla sua inarrestabile vitalità. Non c’è mai stata una vera trasformazione, ma una continua rielaborazione delle vecchie radici e delle insostituibili emozioni, le quali continuano a emergere dal terreno che le ha seminate.
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Ho provato a selezionare sei album usciti a cavallo di questi ultimi mesi, concentrandomi sulle uscite di gennaio, le quali sorprendentemente non finiscono mai di stupire per la novità e l’insostituibile voglia di suonare…
Continua a leggere “La fascinazione psichedelica – album gennaio 2021”
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La bellezza e la fortuna del vinile sono gran parte dovute anche al packaging che lo contiene, perché l’appassionato, oltre chiaramente alla sua fruizione principale racchiuso nella musica, rimane e rimarrà sempre estasiato di fronte alla confezione e a tutta l’impostazione grafica che lo raffigura. Ci sono esempi di copertine straordinarie e al contrario anche di orrende, ma alla fine ci ricorderemo sempre delle composizioni migliori che non sfigurerebbero nemmeno in un museo, anzi. Io ho scelto cento copertine dell’anno appena passato per farvele godere insieme alla magnificenza dei loro colori…
Continua a leggere “Best cover album 2020 – Le copertine dei dischi più belle dell’anno”
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Chi mi conosce sa che il regalo che preferisco è sempre un libro, perché in riguardo alla musica, avendo una collezione illimitata, hanno sempre paura di scegliere un doppione (per quello ci penso io), e allora cosa di meglio per uno sposalizio fra lettura e dolci melodie, includendo l’altra mia passione sempre in equilibrio fra Storia dell’Arte e fumetto? Così il gioco è fatto!
Quest’anno mi hanno deliziato con una serie di opere pregevoli (qualcuna azzeccatissima) in cui la magia (o la malattia) del vinile, degli artisti amati fra opere e immagini, si è mischiata con le bevute del Natale aumentandone l’ebrezza; giusto per parlarne…
Continua a leggere “Libri e graphic novel su musica e colore”
+ 01) Canned Heat – musica tossica (rock e dintorni), 02) Green Spritz – l’eterna giovinezza (gli album migliori dell’anno)
Best album 2020 – migliori dischi del 2020 per l’Intonations Cocktail Club 432
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I migliori dischi del 2020 per l’Intonations Cocktail Club 432
ALGIERS – There Is No Year
FIONA APPLE – Fetch the Bolt Cutters
ANOTHER SKY – I Slept on the Floor
JEHNNY BETH – To Love Is to Live
BRANT BJORK – Brant Bjork
THE DREAM SYNDICATE – The Universe Inside
BOB DYLAN – Rough and Rowdy Ways
GREG DULLI – Random Desire
EINSTÜRZENDE NEUBAUTEN – Alles in Allem
FONTAINES D.C. – A Hero’s Death
GIÖBIA – Plasmatic Idol
MARK LANEGAN – Straight Songs of Sorrow
BILL LASWELL – Against Empire
THE MICROPHONES – Microphones in 2020
MUGSTAR – Graft
POLYMOON – Caterpillars of Creation
PORRIDGE RADIO – Every Bad
TAMBOURINEN – Wooden Flower
LUCINDA WILLIAMS – Good Souls Better Angels
WIRE – Mind Hive
Miglior performance
ELLIS / MUNK ENSEMBLE – San Diego Session
Miglior album live
KIKAGAKU MOYO – Live at Levitation
Miglior ristampa
NEIL YOUNG – Archives Volume II (1972-1976)
Miglior album italiano (ex-aequo)
PAOLO BENVEGÙ – Dell’odio dell’innocenza
GIORGIO CANALI – Venti
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Come ogni fine d’anno stilo la playlist dei miei migliori album musicali usciti nel corso di questo complicato 2020, tenendo presente che oltre ad essere solamente delle mie scelte, oltre al gioco, c’è una costante legata alla passione di alcuni generi che prediligo, come la psichedelia e il cantautorato americano ma, alla fine, vince sempre l’emozione del suono più bello del mondo, fra abbinamenti alcolici e intuizioni gustative. D’altronde, in un Bar si ascolta sempre della buona musica e come tale diverrà vostra, fino all’ultimo sorso, fino all’ultimo solco.
Partiamo in rigoroso ordine alfabetico…
Continua a leggere “Best album 2020 – migliori dischi del 2020 per l’Intonations Cocktail Club 432”
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Un album che consiglio sempre ad ogni Natale è questa compilation pubblicata nel 2009 dalla Strut Records, intitolata In The Christmas Groove. È insieme di pezzi non famosi o poco noti: b-side e robe del genere messi da parte troppo in fretta dalle case discografiche. Funky, soul e R&B allo stato puro perché, vedete, se una canzone la date in mano a un uomo o donna di colore, al 100 % ve la trasformerà.
+ 01) Canned Heat – musica tossica (rock e dintorni), 12) Long Island Ice tea – la classe non è acqua (grandi artisti)
BOB DYLAN – Rough and Rowdy Ways (10 giri di birra e poesia)
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Parlare di un nuovo disco di Dylan è senz’altro impegnativo ma anche un piacere, soprattutto pensando al fatto che nel giorno dell’assegnazione del Nobel, fui uno di quelli che applaudii, gongolando al pensiero degli pseudo-intellettuali di casa nostra che storsero il naso. Innanzitutto, come sempre, parleremo di poesia, perché di poesia si tratta, una poesia tipicamente americana, che ci guarda, che racconta delle storie, che entra nelle nostre case come quelle serie tv che vanno di moda oggi, ma che contrariamente ai loro stereotipi in questo caso aprono uno squarcio pieno di simbolismi e di letteratura sulla realtà a stelle e strisce, nate dalla penna di uno dei personaggi più rappresentativi degli ultimi sessant’anni. Se dopo Dylan sono arrivati Cohen, Reed, Cave, Jim Carroll e altri, è proprio per merito suo, per aver portato nella canzone una qualità superiore: quella di alto livello, e la canzone stessa è diventata un’altra cosa.
Continua a leggere “BOB DYLAN – Rough and Rowdy Ways (10 giri di birra e poesia)”
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Futuri imprevedibili
A volte non rimane spazio sufficiente
per fermare
la deriva di un continente
credendo di sostare
dove non ci sono scosse
anche se le ipotesi
non sanno
quando ci sarà l’apocalisse
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LA TERRA DI MEZZO
Ci portiamo dietro angeli e demoni
visti sui murI
senza prospettiva
per confondere il terrore
dell’eternità
Non c’è sogno e non c’è realtà
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Mi sembrava giusto terminare questo giro di aperitivi (dopo averne fatti tre ad alto volume), con un tranquillo relax per sorseggiare tutta la poesia che circonda la nostra vita. Davvero… Non è retorica, ma voglia di chiudere gli occhi: sognando se volete, o magari semplicemente per ascoltare un po’ di buona musica e bere qualcosa di accattivante, proprio per terminate una giornata frenetica nel migliore dei modi.
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Sedetevi comodamente sul divano e con un buon bicchiere in mano e allungate i vostri piedi… Buon ascolto !
Continua a leggere “Pillole di salame 4 – musica e quiete (aperitivo da meditazione)”
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Tranquilli, nessuna mania incendiaria… Il fatto è che, di fronte a una musica fantastica come quella che vi sto per proporre, ci si sente bruciare dentro, con una vitalità, pronta per farci fare il giro del mondo cantando, ballando o se preferite, mettendoci a suonare la chitarra del vento, va bene anche quella (ci sono anche dei campionati del mondo) (!) Di conseguenza, questo è un giro di aperitivi dal calore tossico, dalla carica agonistica vicina a una linea di confine, che ci porterà a guardare il fuoco da vicino, e con esso, prendere coscienza della nostra precarietà e nello stesso tempo, della propria immortalità…
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Bene ragazzi, sorseggiate con calma e con tutta la suggestione possibile, perché di questo passo non vi accorgerete di bere all’infinito.
Salute e buon ascolto !
Continua a leggere “Pillole di salame 3 – musica e furore (aperitivo in fiamme)”
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Dentro quest’anno sfortunato, bisogna lasciarsi andare, dimenticando per un momento tutto quello che ci circonda, sia nel bene e sia nel male, per questo motivo un tuffo nel mondo psichedelico di questo 2020 è un atto di rivolta necessario per darci una scossa. Chiaramente, stiamo entrando nei territori dove la forma canzone è solamente un optional, perché il viaggio lisergico che ci aspetta è veramente stellare, e gli album che vi ho selezionato vi daranno la possibilità di gustare il vostro aperitivo preferito in una dimensione cosmica dalla spettacolarità disarmante…
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Bene ragazzi, allacciate le cinture di sicurezza, perché nel mezzo di questo trip, ne avrete bisogno !
Continua a leggere “Pillole di salame 2 – musica e psichedelia (aperitivo in trip)”
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Purtroppo in questo periodo i Bar sono chiusi per colpa di questo virus ambiguo, allora, vi delizierò con la prima di quattro parti della mia solita rubrica annuale, in cui ricerco degli album particolari usciti nell’anno in corso, gustandoli con degli ottimi aperitivi. D’altronde, se negli anni ’70 si diceva guardando quello che sarebbe avvenuto con l’avvento del 2000, che avremmo mangiato solamente pillole come cibo del futuro, cosa dire a quelli abituati a gustare dei salumi nostrani fatti dal contadino? Niente… bisogna continuare ad ascoltare musica: musica senza fine (!)
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Partiamo ragazzi con degli album carichi di ritmo…
Continua a leggere “Pillole di salame 1 – musica e ritmo (aperitivo in movimento)”
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Questo italianissimo quartetto milanese è ormai una realtà internazionale, un po’ perché nei territori nordeuropei questo genere musicale oltre ad essere un’istituzione, ha un seguito eccezionale sia come critica e sia come pubblico, ma anche perché riuscire a coniugare passato e presente insieme a classe e passione non è roba da tutti i giorni, soprattutto all’interno di un caleidoscopio come questo dove pullula tutto un mondo, per non dire un universo. Qualcuno forse si starà chiedendo di cosa sto parlando, ma la copertina dell’album non lascia scampo: psichedelica ragazzi, psichedelica a gogò, insieme a space-rock, kraut e sperimentazioni perfettamente immerse nei viaggi dei corrieri cosmici più attuali che mai.
Non so quali siano i vostri idoli, ma da queste parti non ci sono problemi per essere vicini alla creazione: ognuno di voi potrà godersela andando a scoprire che tutto quello che ci vive intorno è dentro noi stessi.
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Quest’artista anglo-pakistana di Newcastle continua la sua battaglia personale e il suo impegno civile, utilizzando la musica come una denuncia senza mezzi termini. Partendo dalla stereotipata raffigurazione che vuole la donna come angelo del focolare (poi invece schiavizzata nelle quattro mura della cucina), elabora un discorso lirico dall’originalità sorprendente, pieno di colore e di sfumature, utilizzando un cromatismo sfaccettato che varia proprio in base al gusto di ogni composizione. La tavola è proprio la base di partenza, molto ironica, del suo mondo interiore dove viene servita una pietanza dietro l’altra attraverso una sequenza d’ingredienti sempre più speziati, agrodolci, piccanti, con l’intento di dialogare insieme all’interlocutore facendolo ragionare, perché nella convivialità escono via via tutte le problematiche che ci circondano.
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Canzone del liuto
Nessuno vuol essere la musa;
alla fine, tutti vogliono essere Orfeo.
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Susy Zappa è una comasca ormai Bretone di adozione, perché si è innamorata di queste terre come se fossero il luogo in cui ha vissuto un’altra vita, attratta dal paesaggio selvaggio e dal suo mare tumultuoso, sempre ricco di fascino e di mistero. Le leggende che circondano queste onde mai dome e questa gente temprata e silenziosa, cresciuta insieme ai suoni, alle vastità e alle tragedie di un oceano visualizzato come una divinità che toglie e da la sua bellezza da millenni, sono un tutt’uno con la natura stessa, la quale trascina chiunque fino a sentirsi parte di una cultura particolare e suggestiva. Inoltre, se l’attrazione si identifica nella figura dei fari che si ergono a monoliti fra le spiagge e il mare stesso, si può intraprendere un percorso fatto di storie e di racconti in cui la scrittrice di cui sopra si è lasciata coinvolgere completamente.
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I rapporti di coppia sono alla base della nostra esistenza, interpretando e modificando tutti i nostri modi di vivere. Lo dimostra una letteratura sterminata che proprio sull’amore ha costruito la sua fortuna, facendo della parola il suo medium dove intingere l’ispirazione e colorare pagine e pagine di infiniti modi di essere. Ma questa è la nostra vita ed è giusto continuare a parlarne, trovando per ognuno di noi lo spazio necessario su come rappresentarlo. I racconti di Paolo Beretta però non parlano d’amore, o perlomeno ne parlano in maniera trasversale, perché sono gli stati d’animo i protagonisti di queste pagine: sono le situazioni che narrano le vicende, lasciando al lettore la traccia per completare le caratteristiche degli attori.
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Dopo il bellissimo disco d’esordio dell’anno scorso, questo quintetto di ragazzi originari di Dublino pubblicano il loro secondo lavoro, sull’onda di un successo sorprendente che ha sicuramente cambiato le loro vite. È innegabile che nell’affollato mondo musicale di oggi, basta un singolo azzeccato per farsi notare, come nello stesso tempo è facile scomparire al primo passo falso, subito sostituiti dal gruppo susseguente. Per questo motivo il secondo album ha un’importanza basilare, da sempre sottoscritto come il disco della conferma per verificare l’effettivo valore della creatività, senza incappare nella miriade di meteore passate e poi scomparse nell’universo infinito delle sette note. Non è il caso di Grian Chatten e soci, i quali lasciandosi andare dentro un concetto poetico che li ha fatti nascere, si sono aperti verso un approccio musicale autentico, riuscendo a interagire con le due espressività artistiche, per arrivare poi a travolgere chiunque si trovasse sotto il paco delle loro esibizioni.
+ 05) On the Rock – letteratura necessaria (libri per vivere e morire), 10) Daiquiri – per chi suona la campana (protagonisti del presente)
MARCELLO SGARBI – Il bambino dell’aceto
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Esistono libri d’intrattenimento o di svago, così come nello stesso tempo tempo ci sono libri ritenuti necessari o importanti, proprio per un contenuto che va al di là della semplice lettura. “Il bambino dell’aceto” di Marcello Sgarbi (Bookabook Edizioni) è uno di questi, non tanto perché analizza il delicato mondo dell’autismo, ma perché oltre a figurare la dimensione che intercorre fra un padre e una madre che debbono convivere e crescere insieme a un figlio con queste problematiche, ci pone delle riflessioni e ci fa ragionare mettendoci a confronto con il mondo della diversità, soprattutto quando nella nostra quotidianità, evitiamo quasi di proposito il contatto con difficoltà che non ci appartengono.
Continua a leggere “MARCELLO SGARBI – Il bambino dell’aceto”
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D’accordo, è stata una lunga estate strana. Qualcuno potrebbe e obbiettare che le scuse non sono ammesse in questo periodo particolare, dove ognuno di noi aveva o avrebbe bisogno di svago per liberare la mente, e un Bar è il luogo ideale per farlo. Di conseguenza, trovarlo incustodito non è mai piacevole.
Potrei dirvi che ho visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannoiser, ma probabilmente non ci credereste: queste frasi sono troppo banali, o perlomeno, troppo conosciute da tutti per un sorriso, eppure, le bottiglie sono rimaste identiche, così come le spine di birra da svuotare, per cui, rivederci è sempre una fortuna. Allora, munitevi di un bel bicchiere e tanta voglia di bere perché una volta che vedrete il fondo, ci sarà sempre un’altra bottiglia per ricominciare…
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Non so che rapporto avete con i Concorsi Letterari, ma mi permetto di fare un po’ di promozione a questo che ritengo valido, soprattutto per un motivo particolare: oltre alla categorie “Kids”; “Racconto”; “Testo di canzone” e “Poesia”, proprio il primo premio di quest’ultima sezione, oltre ai classici compensi in denaro, ha la particolarità di far imprimere la propria opera su una targa che sarà affissa in uno dei luoghi artistici di questa cittadina in provincia di Novara. Non poco per essere ricordati negli anni a venire, senza cadere nell’anonimato.
L’eredità immensa lasciata all’umanità da questo grandissimo artista non ha eguali in questo spazio di tempo. Poi, possiamo decidere chi di noi sarà il Buono, il Brutto o il Cattivo, ma dentro alla magia della musica possiamo solamente emozionarci: tutto il resto vernò dopo…
Intanto vi lascio il link di questo concerto memorabile
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IO SONO IL TUO UOMO
“… e se vuoi divorare la strada in solitudine
io scomparirò per te…
Io sono il tuo uomo”
(Leonard Cohen)
Coprimi
con la tua voglia di esistere
riempimi di vita
e poi lasciami solo
se vuoi
dove possiamo ritrovarci
anche nello spazio dimenticato
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Qual’è il confine fra canzone e rappresentazione teatrale? O meglio ancora, fra musica e performance? Probabilmente questo ensemble tedesco è la perfetta sintesi fra le due domande, considerando non solo la sua storia, non solo il carisma del leader Blixa Bargeld e neanche il ricordo delle origini di un gruppo così dirompente, ma l’insieme di una carriera dove si è abbracciato di tutto, partendo dai ritmi dei martelli pneumatici fino alla configurazione sexy del silenzio, e altro ancora.
Gli artisti si sa, hanno nella loro anima tutte le sfumature per strutturare una carriera eclettica, la quale nasce dalle pulsioni iconoclaste di una ribellione giovanile, per poi ricollocarsi guardando se il fuoco ha davvero cambiato il mondo, o è stato il mondo a cambiare il fuoco. Non importa, ci saranno sempre altri ventenni pronti a prendersi il testimone e conseguenti adulti nel ricollocarsi saggiamente sulle onde di un pensiero da loro intrapreso nella ricostruzione.
Continua a leggere “EINSTÜRZENDE NEUBAUTEN – Alles in Allem”
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Il vecchio Mark è ritornato e ritorna continuamente sulle scene, in una sorta di vortice dove converge tutta la sua vita, soprattutto in questi ultimi anni dove evidentemente il processo di ricostruzione, deve per forza continuare, inarrestabile, fino a sviscerare tutto il male che aveva dentro, fra distruzione e redenzione, eccessi e ripensamenti, disillusione e poesia. La musica fa il resto: compagna della catarsi e della ricerca artistica sempre calata nei meandri di un inferno difficile da dimenticare, per via delle fiamme e delle ustioni presenti nelle cicatrici rimaste. “…Non farmi bruciare in questo modo / salvami dal fuoco / conosco l’arte della solitudine…”
Continua a leggere “MARK LANEGAN – Straight Songs of Sorrow”
+ 06) Campari Shakerato – arte minima (poesia – teatro), 31) Vampire Kiss – Quell’oscuro oggetto del desiderio
LA SANTITÀ NON CI APPARTIENE MEGLIO IL SESSO – (2)
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La santità non ci appartiene meglio il sesso
Antonio Bianchetti
da “Non so se ho scritto troppo sull’amore”
Quaderno dell’Àcàrya n° 55
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Questo ragazzotto londinese si è imposto all’attenzione della critica con uno stile atipico, riuscendo a rigenerare uno spoken-word, verso un cantato che rielabora una forma di jazz sperimentale con variazioni elettroniche, vicino alle dinamiche con cui sono nati sia l’hip-hop e la dubstep, ma che in questo caso prendono una strada diversa, modificata e rallentata per piegarsi al volere della voce: autentica protagonista di tutte le tracce.
Siamo all’interno di una terra di mezzo dove prendono forma sia la poesia e sia la narrazione, senza preoccuparsi di farsi piacere, perché le storie o le vicende personali del nostro protagonista, diventano via via uno straripante diluvio confessionale, che disturbano, ammaliano e feriscono nello stesso tempo.
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Ci sono artisti di cui è quasi impossibile stilare a livello nozionistico, tutta la produzione di una carriera multiforme, sempre concepita e vissuta sopra una linea di confine in cui, jazz, fusion, rock, etnica, exsperimental e ambient, si è via via modificata e costruita intorno al lavoro di manager, di compositore o di jam-session, inanellando tutta una serie di lavori notevoli e di grande respiro. Già produttore dei Ramones e di Iggy Pop; ha collaborato con Brian Eno, Manu Dibango, Peter Brotzmann, George Clinton, Fela Kuti, Peter Vermeesch, Mick Harris, Ginger Baker, tanto per citarne alcuni. Ha fondato insieme a Daevid Allen i “New York Gong”; insieme a Michael Beinhorn i “Material”; insieme a Anton Fier i “Golden Palominos”; insieme a Tony Williams gli “Arcana”; insieme a Zakir Hussain i “Tabla Beat Science”, insieme a Sonny Sharrock i “Last Exit”, insieme a Bernie Warrell i “Praxis”; senza contare i “Massacre”, i “Divination”, i “Blixt”, gli “African Dub”, o i suoi molteplici lavori solisti e le sue infinite collaborazioni. Insomma, c’è da perdersi dentro un magma sonoro capace di competere con giganti tipo Frank Zappa o John Zorn, anche e proprio per la poliedricità delle sue scelte e della sua voglie di rinnovarsi ogni volta, mai capace di fermarsi dentro un singolo genere.
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Bianco
È già iniziata
o c’è sempre stata
insieme a un rumore di fondo
quella che ovunque chiamiamo
la fine del mondo
intorno alla nostra comprensione
e all’equivoco di misurare il tempo Continua a leggere “BIANCO”
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