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Rosso
La chiamano alba
quella luce che illude ogni volta
il senso di essere i primi
a vederla
la vita
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IL SERVITORE MUTO
Ho posato gli occhi
sopra la fine del giorno
che ricomponi piano
insieme al vestito
accarezzato
dolcemente con la mano
insieme alla premura
di fare un po’ di ordine
dentro a queste ore buie
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BLU
“…Blu ti amo, Blu, a te una conchiglia
dentro ci sentirai un sospiro…
la mia canzone per te”
(Joni Mitchell)
Alle spalle l’odore del fuoco
è soltanto un fastidio
confuso negli echi delle gesta
Qualcuno mi cerca
ma il cuore è così in alto
che la vera festa
è sentirsi nuvola e avvenire
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Quando scoprii Will Toledo lo definii un novello Rimbaud, perché dopo aver autoprodotto prima dei vent’anni ben 9 album, e poi, scoperto dalla Matador, pubblica un lavoro pazzesco come “Teens of Denial” del 2016 (sicuramente uno dei dischi migliori degli anni ’10), e rieditando nel 2018 quel “Twin Fantasy” in una doppia versione che include il suo gioiellino giovanile con la versione nuova rivista; ebbene, non mi capacitavo, vista la situazione odierna, se la sua figura potesse scomparire subito dopo aver creato tanto, o ripartire circondandosi con quell’aura di culto, in cui, personaggi artistici superiori, vengono poi definiti sempre a metà fra il genio o l’autore borderline. In realtà questo ragazzotto dall’aspetto tipicamente nerd, dopo aver creato i Car Seat Headrest si riprende la scena, fregandosene ampiamente dei miei paragoni con il maledetto francese, dimostrando una classe superiore alla media con un altro lavoro particolarmente interessante.
Continua a leggere “CAR SEAT HEADREST – Making A Door Less Open”
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Quand’ero più giovincello ebbi un’infatuazione per Joni Mitchell, sia per la sua figura femminile e sia per la sua musica, la quale, man mano che passavano gli anni, diventava ancora più bella, ancora più matura, ancora più emozionante. La stessa cosa sta accadendo per questa storyteller di Lake Charles: 67 anni portati da dio e una serie di ultimi album da brivido: assolutamente straordinari, in cui, la sua classica miscela di folk-rock-blues, si sta arricchendo con un aura di poesia e una professionalità che vanno oltre alle semplici comunioni musicali fra generi. L’intensità delle storie raccontate acquisiscono un insieme di particolari emotivi, talmente forti da strutturare la figura di un’artista per niente demotivata dall’età, anzi, è proprio dall’alto della sua esperienza che emerge una consapevolezza compositiva senza eguali. E quest’ultimo lavoro, lo dimostra ampiamente.
Continua a leggere “LUCINDA WILLIAMS – Good Souls Better Angels”
+ 10) Daiquiri – per chi suona la campana (protagonisti del presente), 16) Aguardiente – Parole di fuoco
ATTILIO ZANICHELLI – Le foglie
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Io l’ho sempre detto: dopo i sessant’anni inizia una terza giovinezza. Per quelli che ci vogliono credere naturalmente. Perché se la riformata band di Steve Wynn riesce a produrre in tre anni o quasi, tre album di notevole fattura, dopo quella che fu considerata una semplice reunion per festeggiare il trentennale della loro carriera artistica, allora potremmo aggiungere che i nostri sindacalisti hanno ancora tanta voglia di lottare, e soprattutto, di suonare. Non è casuale che questo “The Universe Inside” dimostra ancora una volta che la classe emerge solamente dove il terreno fertile della passione è qualcosa di innato, o qualcosa di travolgente, dipende sempre da che lato si quadra un’opera nella sua evoluzione e nella sua dinamica. In fondo, se l’universo è tutto dentro di noi, la sua incommensurabilità bisogna ammirarla, sviscerandola come una continua genesi.
Continua a leggere “THE DREAM SYNDICATE – The Universe Inside”
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Senza congedo
Resistenza non fu soltanto
vent’anni e un fucile:
i compagni di scuola appesi
ai pali della vita,
e le troppe croci
senza sudario di bandiere.
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Photo Lucien Clergue
Endless Hotel
Non serve parlare
Ogni volta cerchiamo
le scale verso stanze inquiete
per toccare
quello che è rimasto del mare
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“Tales From The Loop” e una serie fantascientifica a episodi distribuita dalla piattaforma di Amazon Prime, la quale si ispira al famoso volume di illustrazioni dello svedese Simon Stålenhag: “Loop“, appunto. Le opere di quest’artista scandinavo sono un’ibrido fra narrazione, graphic-novel, disegni iperrealisti e visioni legate a un archeologia urbana retro-futurista, in cui i protagonisti si aggirano intorno a paesaggi di un futuro prossimo venturo già facente parte del passato, e dove, gli impressionanti scheletri della tecnologia, sono a tutti gli effetti un monito della nostra presunzione, come se le enorme carcasse abbandonate, fossero proprio dei simulacri rimasti ad osservarci.
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Cenere alla cenere
Qualcuno un giorno andò
nel suo deserto
con i piedi scalzi
per sentire il freddo dell’oscurità
+ 05) On the Rock – letteratura necessaria (libri per vivere e morire), 13) Una birra media – finalmente un sorso (esperienze divertenti)
MUSICA E CIBO
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Non sono due libri recenti, ma nella situazione che stiamo vivendo mi sembra giusto andare a ripescare qualcosa che stimoli i nostri appetiti, soprattutto pensando a questo attuale stare in casa e alla normalità di questo locale, in cui, musica e alcol si danno da fare per la soddisfazione dei clienti. Fondamentalmente, “Vino e vinili” di Maurizio Pratelli e “Gast(rock)nomia” di John Martin sono due volumi che si completano a vicenda, riuscendo a figurare sia il mondo del mangiare e sia quello del bere, coniugando alla perfezione il connubio con le sette note, le quali, in questo caso, risultano e risulteranno perfette negli abbinamenti e curiose nella storiografia della tematica narrata.
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Verso ovest
Sarà un libro americano
a incidere infinite vie
su questa pelle stanca
ancora viva per decidere
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Agorafobia
Da tempo ormai ogni respiro
è uno spazio chiuso
perché sui libri inventati
è facile scrivere
la propria epopea
+ 10) Daiquiri – per chi suona la campana (protagonisti del presente), 34) White Russian – Il grande Lebowski
UNA VITA IN FUORIGIOCO – Ezio Vendrame
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Mi capita spesso di parlare di musicisti, scrittori, artisti, poeti e visionari. Parlo poco di calciatori. Non tanto perché non mi interessi il calcio, anzi… ma perché spesso nel mondo del football l’immaginazione ha poco spazio, se non nell’estro di scrittori come Osvaldo Soriano, Eduardo Galeano, Nick Hornby e pochi altri.
Proprio l’altro giorno è morto Ezio Vendrame, 72 anni, forse un nome poco noto ai più, ma intorno a questo personaggio si cela, non solo uno dei talenti più inespressi del mondo italiano del pallone, ma un anarchico irriverente, un guascone, un artista che pensava con i piedi e si divertiva con la testa, un poeta con la penna e le scarpette chiodate, un personaggio sempre in fuorigioco. Si… non giocava e giocava anche a calcio, ma se lo mandavi in tribuna, come testimonia il titolo del suo primo libro, lui godeva, godeva perché sostanzialmente gli interessava solo divertirsi, trombare e… appunto, scrivere poesie.
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Quando un gruppo storico della scena post punk e new wave londinese, continua a rimanere sugli alti livelli per oltre quarant’anni, con album di notevole fattura come quest’ultimo “Mind Hive“, rappresenta e rappresentano la più autorevole dimostrazione, di come la classe, possa emergere inalterata quando incontra l’intelligenza. Ma è proprio il piglio culturale e soprattutto intellettuale, che marchia tutta la carriera artistica della band di Colin Newman e Graham Lewis, sempre a metà fra le stratificazioni di una ricerca musicale segnata da mutevoli sperimentazioni, e una coerenza ostinata che non si è mai piegata a nessun tipo di compromesso.
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Se il 2020 si è aperto con un album di una bellezza abbagliante come questo terzo lavoro della band di Atlanta, allora possiamo dedurre che di vita ne abbiamo ancora tanta davanti, giusto per gustare tutta quella meraviglia che la musica ci porge, soprattutto pensando al decennio appena passato e a quello che ci aspetta. Fondamentalmente, ci siamo lasciati coinvolgere da un’espressività debordante, in cui l’eccessività e la forsennata voglia di produrre e riprodurre tutte le idee confluite nelle dinamiche dell’evoluzione artistica, ha ribaltato la forma originaria in cui soltanto il talento poteva emergere e poi conseguentemente supportato dai professionisti del settore. Allora che dire se la classe bisogna cercarla coniugando la progressiva capacità di elevarla a valore e non soltanto a passaggio da scaricare, accomunando le variabili di questo verbo dalle molteplici stratificazioni metaforiche?
+ 07) Martini Dry – agitato non mescolato (appunti di cinema), 08) Dark Angel – fantascienza oscura (film – serie tv – fumetti), 52) Fernet & Coke – Punto di non ritorno
THE PLATFORM – di Galder Gaztelu-Urrutia
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Sulla piattaforma di Netflix ho visto il film (e non è un gioco di parole) “The Platform” del regista spagnolo Galdner Gaztelu-Urrutia. Titolo originale “El Hoyo” (il buco) e distribuito proprio in questi giorni da noi.
Premiato in diversi festival, è la rappresentazione dell’ingordigia umana e dell’egoismo lacerante generato dall’avidità scaturita proprio in situazioni estreme, le quali, portano e trasformano qualsiasi individuo pensante, in un animale troppo spesso vicino ai confini della follia. Personalmente credevo di avere uno stomaco forte, ma di fronte a certe scene, mi è risultato difficile concepire una brutalità tale pur essendo esasperata dalla situazione narrata. Infatti, lo consiglio solamente a coloro che non hanno problemi di visione quando ci si cala negli abissi dell’umanità, soprattutto quando esiste solo la perversione della sopravvivenza. Intendiamoci, il film ha una forza dirompente proprio per la metafora che vuole trasmettere, e vive dentro a queste contraddizioni e a queste aberrazioni, perché, specularmente rispecchia la nostra realtà, in cui, i paesi ricchi mangiano tutto quello che vogliono a discapito di quelli più poveri, ai quali non rimane niente, nonostante ce ne fosse la possibilità.
Continua a leggere “THE PLATFORM – di Galder Gaztelu-Urrutia”
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Le nostre impronte
Le mie mani salgono
ad una ad una sulle tue
Le cercano per sentirsi rubate
dagli angoli remoti
che vogliono abitare
fino a disperdere il bottino
come le impronte impossibili
da cancellare
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DA UNA RIVA ALL’ALTRA
Immergersi ancora una volta
per esistere
oltre le figure della scogliera
Mai il colore dell’acqua
è stato così uguale al cielo
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ATLANTE DELLE NUVOLE
“…la nostra vita non ci appartiene.
Dall’inizio alla fine siamo legati ad altri.
Passati e presenti.
E da ogni crimine, da ogni gentilezza,
generiamo il nostro futuro…”
(dall’omonimo film delle sorelle Wachowski e Tom Tykwer)
Noi siamo i giudici
noi siamo gli imputati
Non si ferma il girotondo
di un’immensa folla
per condurre il ballo
dentro le foreste dell’umanità
verso un altro nord
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Prima che mi chiudano il locale per le misure precauzionali emanate del governo, volevo offrirvi l’antidoto giusto per essere immuni al virus che sta condizionando le economie mondiali (per ora solo di Asia ed Europa), così, almeno, ci facciamo una bella bevuta prima della restrizione…
Salute ragazzi !
il Barman del Club
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Intonazioni Conseguenti e Intonations Cocktail Club 432
Il nome di questo spazio web e l’intestazione del locale stesso cui questo blog si riferisce, s’inoltrano a livello metaforico nella storia e nelle pulsioni autentiche della musica e delle espressività artistiche, e soprattutto, nelle nostre dimensioni e nelle nostre emozioni più nascoste, ma che esistono e vivono in noi sotto forma di energia, di vitalità, di bellezza e di equilibrio, anche se poi tutto sommato questo è un Cocktail Club, e come tale rimane, per divertirci.
Ma veniamo a noi…
+ 01) Canned Heat – musica tossica (rock e dintorni), 02) Green Spritz – l’eterna giovinezza (gli album migliori dell’anno)
Best album 2019 – I migliori dischi per l’ Intonation Cocktail Club 432
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I MIGLIORI DISCHI DEL 2019
per l’ Intonation Cocktail Club 432
BLACK MIDI – Schlagenheim
BLACK MOUNTAIN – Destroyer
BRITTANY HOWARD – Jaime
DHIDALAH – Threshold
FONTAINES D.C. – Dogrel
GARY CLARK Jr – This Land
HAWKWIND – All Aboard The Skylark
JAMBINAI – Onda
LANA DEL REY – Norma Fucking Rockwell!
MASSIMO VOLUME – Il Nuotatore
MDOU MOCTAR – Ilana (the creator)
PETER PERRETT – Human World
ROSALIE CUNNIGHAM – Rosalie Cunnigham
SACRI MONTI – Waiting Room for the Magic Hour
TEST DEPT – Disturbance
THE MURDER CAPITAL – When I Have Fears
THERE WILL BE BLOOD – Beyond
THE WHO – Who
TOOL – Inoculum
W.H. LUNG – Incidental Music
MIGLIOR RISTAMPA
CREDEENCE CLEARWATER REVIVAL – Live at Woodstock
MIGLIOR DISCO LIVE
FILARMONICA DELLA SCALA & RICCARDO CHAILLY – The Fellini Album
MIGLIOR PERFORMANCE
LA IGLESIA ATOMICA– The Jm Jones Kool-Acid Test vol. 1 & vol. 2
MIGLIOR DISCO DI COVER
AA/VV – Hellelujah: The Song of Leonard Cohen
Anche quest’anno ho scelto 20 album di buon livello più 4 particolari per una playlist interessante, con i soliti abbinamenti degni di questo locale. Chiaramente, come sempre sono le mie scelte e come tali vanno considerate, ma che s’inseriscono in quella comune partecipazione che allieta le giornate degli appassionati della musica. Un disco può piacere, un altro meno, ma quello che conta e che non si smetta mai di suonare e di ascoltare: un dono reciproco, il quale, nella sua molteplicità, non può mancare nelle nostre vite, come un buon bicchiere… Gustatevelo !!!
Continua a leggere “Best album 2019 – I migliori dischi per l’ Intonation Cocktail Club 432”
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Tourist Office
Ho conosciuto uomini
ripetere milioni di volte
lo stesso identico giorno
vendere il proprio destino
ricevere in cambio un altro cammino
da saccheggiare
e diventare assassini
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Julian Charrière è un giovane artista svizzero, già insignito di numerosi premi internazionali, con una carriera alle spalle che può annoverare performance nelle più impostanti sedi espositive. Attualmente è presente al LAC di Lugano con questa video-installazione, la quale, non solo si ricollega con la mia precedente recensione, ma accentua lo spessore delle dinamiche urgenti riguardanti il riscaldamento globale, e la suggestione incombente sempre a metà fra l’introspezione personale e il dramma su larga scala.
Continua a leggere “JULIAN CHARRIÈRE – towards no earthly pole”
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Last Minute
Per noi che abbiamo a lungo cercato
un’idea un’identità
una sincera lealtà una coerenza
un delirio di onnipotenza
una rabbia vera
e una facile innocenza
Continua a leggere “LAST MINUTE”
+ 07) Martini Dry – agitato non mescolato (appunti di cinema), 08) Dark Angel – fantascienza oscura (film – serie tv – fumetti)
JOKER – L’ossessione del bene e del male
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Il titolo esatto doveva essere: “Joker – Original Motion Picture Soundtrack – Music by Hildur Gudnadottir” ovvero “L’ossessione del bene e del male“, ma capite, era troppo lungo. Jim Morrison diceva che il rock era un fottuto mezzo per spacciare poesie, e io potrei aggiungere che un Barman appassionato di musica, potrebbe utilizzare una colonna sonora per spacciare la recensione di un film; giusto perché parlo spesso di musica e poco di cinema.
Entrare nei solchi di una colonna sonora è come entrare nel film stesso: veder ripassare tutta la pellicola nella propria mente, in una sorta di suddivisione delle scene quasi al rallentatore, e in questo caso, accentuate dalla tragedia di un uomo attraverso la potenzialità delle note stesse, oltre al dramma da cui si genera tutta la sceneggiatura. Tanto per rimanere in tema con questo lungometraggio, si vive in un sdoppiamento della personalità. come se il protagonista di una fiction diventasse reale, giusto il tempo per coinvolgere quella parte del presente che abbiamo sotto gli occhi, in cui effettivamente sono troppe le menti che vacillano..
Continua a leggere “JOKER – L’ossessione del bene e del male”
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Ci sono artisti che sono imprescindibili per la propria vita: per affinità emozionali, per coincidenze musicali, per vissuti personali, per orizzonti immaginati, per schitarrate che ti senti dentro e altro ancora. Ecco che il Neil Young elettrico, e sottolineo “elettrico” (!!!), proprio con i fidati Crazy Horse: compagni di un’esistenza, è stato, anzi, sono stati coloro che mi hanno sconvolto l’anima da ragazzo e non si sono più fermati, nonostante l’evoluzione del rock, fra punk, new wave, funky e avanguardia. Ogni volta che i “cavalli pazzi” ritornavano sulle scene, personalmente entravo in fibrillazione ascoltando quelle lunghe cavalcate cariche di elettricità e di vibrazioni.
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“L’erba sogna il cielo” del canturino Luigi Besana, della Edizioni Convalle, è una silloge poetica la quale racchiude tutto il pensiero lirico di quest’autore schivo, ma ricchissimo di emozioni, e sono proprio le emozioni che conducono il suo versificare, spesso introverso, spesso notturno, spesso solitario, spesso sofferto ma sempre intensamente forte, vivo, autenticamente vero e sempre circoscritto intorno alla sua intimità.
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Non fasciamoci troppo la testa, esistono anche i vicini solidali, quelli simpatici, quelli che finalmente hanno un briciolo d’intelligenza e con cui parliamo volentieri, perché in fondo la vita ci offre sempre delle belle sorprese, anche inaspettate. Così ci può capitare che un vicino, il quale credevamo fosse vivo culturalmente, invece risulterà proprio il contrario, mentre un’altro a cui non davi nemmeno un cent, ti potrà sorprendere piacevolmente. Alla fine quello che conta è un bel sorriso e quella gentilezza che nella solidarietà più rispettosa, dimostra che la qualità migliore di tutte, è proprio l’altruismo. Magari di una bella ragazza, come una bella canzone…
Concludiamo questo breve giro di aperitivi musicali, con qualcosa di più vicino a noi, riguardante delle uscite italiane significative, perché anche dietro l’angolo di ogni giorno, esiste un mondo da scoprire.
Continua a leggere “PILLOLE DI SALAME – musica per vicini solidali”
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Viviamo in un mondo dove le sorprese sono sempre dietro l’angolo, e spesso, non ci rendiamo conto se il nostro vicino è una brava persona o un assassino seriale, o forse, sto guardando troppa televisione piena di omicidi e di risvolti noir. Per fortuna che l’horror non è il mio genere, altrimenti con questa inflazione di film sempre densi di immagini splatter la situazione peggiorerebbe. E allora perché vanno di moda questi generi? Forse perché le aspettative del pubblico si concentrano sopra un’ora di ansia esasperata, per poi sincerarsi di essere protetti dalle mura della propria casa. In fondo, chi di noi non ha provato una certa tensione variabile fra l’eccitazione e lo sbigottimento, quando trasmettono in diretta riprese che registrano una catastrofe? E quando seduti tranquillamente sul nostro divano guardiamo morbosamente una morte in diretta sicuri che a noi non capiterà mai…. Un momento, stanno suonando alla mia porta, ma chi mi cerca a quest’ora della notte?
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Anche la musica non è immune ad atmosfere che acuiscono il momento di emozioni prossime al delirio, o alla tensione, o proprio alla paura, in una sorta di passaggio medianico fra un mondo e l’altro. E giusto per non farci mancare niente, entriamo nelle stanze buie di un 2019 oscuro e inquietante… Buon ascolto (!)
Continua a leggere “PILLOLE DI SALAME – musica per vicini pericolosi”
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Avete ragione, di vicini curiosi ce ne sono fin sopra i capelli, ed è difficile difendersi. Poi, se vogliamo vedere, oggi come oggi, la tanto decantata privacy è solo un miraggio lasciato nei retroterra del passato. Non è casuale che Andy Warhol disse la famosa frase in cui ognuno di noi in un ipotetico futuro avrebbe avuto i suoi 15 minuti di popolarità, e ora, che questo futuro è arrivato, Banksy gli ha risposto dicendo che in un ipotetico futuro, chissà se ognuno di noi avrà i suoi 15 minuti di anonimato. Perché è così, la rete ci ha unito in una corta di circuito interattivo dove ognuno sa tutto dell’altro, e non c’è via di scampo, i vicini curiosi sbucano da tutte le parti. Cerchiamo d’intendere questa voglia di scoprire fin troppo morbosa, come la scoperta di prodotti musicali un po’ particolari, che non siano necessariamente difficili, ma che s’inoltrano in una ricerca artistica la quale richiede qualche ascolto in più, e che gli inguaribili curiosi persistono nell’inseguirli proprio per un desiderio di conoscenza.
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Bisogna comportarsi in maniera adulta e fare della musica un bene primario da poter condividere, perché la valenza delle sue emozioni e delle sue vibrazioni, è qualcosa che possiamo decidere se viverlo da soli o con il gruppo di amici che preferiamo. Buon ascolto…
Continua a leggere “PILLOLE DI SALAME – musica per vicini curiosi”
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Come vi avevo preannunciato, dopo il disco di Cave avevo bisogno qualcosa di forte, per riportare l’umore sopra altri livelli. Di conseguenza, giusto il tempo per iniziare questa mia rubrica, il volume si deve alzare a costo di svegliare tutto il condominio. In fondo, se il salame metaforizza qualcosa di paesano in questa nostra società che, a tutti i costi, vuole uniformarsi appiattendo qualsiasi cosa per genuflettersi alle multinazionali, non ci resta la ricerca di quei prodotti i quali conservano ancora il fascino del gusto, e potremmo aggiungere l’aggettivo, “genuino”, proprio perché qualcosa di buono è rimasto. Così come in musica, perché nella marea di proposte avvenuta nel 2019, la selezione della qualità d’ascoltare ci può tenere svegli a suon di decibel con gli amplificatori regolati al massimo.
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E allora partiamo per questo primo viaggio diviso in 4 parti a seconda della particolarità dei nostri vicini, perché, loro malgrado, dovranno sopportarci come noi sopportiamo loro.
Continua a leggere “PILLOLE DI SALAME – musica per vicini rumorosi”
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Non è facile esprimersi di fronte al dolore e non è facile giudicarlo a priori, perché la spirale delle emozioni è talmente personale da rimanere dentro se stessi, in una sorta di decantazione in cui nessuno si può avvicinare. Soltanto al tocco delle dita, il freddo esagerato provocherebbe un’ustione. Il problema è il rapporto fra una perdita (in questo caso terribile come la morte di un figlio), e la reazione dell’artista, il quale ha la possibilità di costruire un’opera sempre a metà fra la catarsi interiore e la liberazione dai fantasmi che l’avvolgono in quei precisi momenti, come se uno sfogo necessario si riappropriasse delle direttive interne al circuito della vita, uscendo dall’abisso stesso.
Il buio si sa, è fonte di troppi pensieri che condizionano il cervello, il quale riesce forse involontariamente, a prefigurare ogni forma idealizzata proiettandola dentro e fuori il nostro immaginario, come se misteriosi ologrammi o fonti di energia ci venissero incontro per riappacificare l’anima, rendendoci felici e confusi nello stesso tempo.
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In questi ultimi anni, si è sentito molto spesso parlare di “musica etnica” o di “world music”, come se etichettare un genere fosse necessario a tutti i cosi, dimenticando che anche la nostra, o quella americana, fa parte di un angolo di mondo, e non deve necessariamente essere quella che si è appropriata di termini in cui tutte le altre le girano intorno. D’accordo che bisogna indirizzare l’ascoltatore, e fin qui va bene, ma poi bisogna parlare di musica come parte di noi e delle nostre stesse emozioni, senza distinzioni. Ecco che questo ensemble sudcoreano può introdurre l’argomento proprio a suon di note, facendo parlare gli strumenti, anch’essi originali, ma che fanno parte di quel patrimonio importante dei popoli. Jambinai è il loro nome, i quali, miscelando le sonorità delle loro origini, riescono a trovare un varco per quello che chiameremo più semplicemente folk-apocalittico intinto di post-rock, giusto per essere più sinceri con noi stessi, senza circoscriverli dentro ad ambiti particolari, ed elevandoli insieme allo loro magia per un sound originalissimo.
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il mondo si lascia andare
Il mondo si lascia andare
sopra città illuminate
da schermi piatti
da scambi di plasma
collegati a finestre aperte
sulla civiltà degli insulti
il mondo si lascia andare
sul lessico riportato
di chi sarà ventriloquo
e poi attore
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