Un bar che si rispetti non può che augurarvi Buone Feste con un bel brindisi, e parlando di brindisi cosa c’è di meglio delle “bollicine”: Continua a leggere “AUGURI FRIZZANTI !!!!!”
Questa interpretazione del bravissimo Vic Chesnutt l’ho già postata per due Natali di fila, non tanto perché questo grande interprete si è suicidato proprio il giorno di Natale di 6 anni fa (e con questo non voglio portare tristezza nella gente in questi giorni di festa), e neanche perché nel testo in questione io personalmente ci trovo un parallelismo con la figura di Cristo (“…alcuni dicevano che era un ladro / altri che era un profeta / ma il suo coraggio è stato breve…”), ma perché dentro a questa performance c’è una forza, o una rabbia se volete, che fa venire i brividi e proprio per questo, va riascoltata per il coraggio che esprime.
IL BLU
Un’altra cometa passerà
per farsi leggere
per farsi amare
Non illudetevi
e non chiedete pietà
Continua a leggere “IL GIALLO”
L’INDACO
Anche la sera
scende a confondere
il senso della sua malinconia
a lavare inutilmente
strati di pelle
colorata appena dallo sforzo
di pulirsi ancora
e ancora vivere
tra i vetri
smerigliati del presente
Ho posato gli occhi
sopra la fine del giorno
che ricomponi piano
insieme al vestito
accarezzato
dolcemente con la mano
+ 03) Drink Marketing – l’immagine prima di tutto (le copertine più belle dell’anno), 10) Daiquiri – per chi suona la campana (protagonisti del presente)
LA POTENZA DELL’IMMAGINE – René Maltete
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René Maltête è stato un grande fotografo francese, straordinario per il suo fine umorismo, in cui l’ironia delicata e mai banale faceva da filo conduttore a tutta la sua produzione. Spesso nell’immagine si nasconde sempre un retrogusto divertente che dovrebbe essere l’essenza della nostra vita: osservarla in modo tale da farci sorridere, perché esiste troppa tragedia sventolata dai media di oggi, come se la “morte in diretta” fosse il pane per tener sveglia una generazione di gente morbosa. Ecco che le fotografie di questo grande artista (anche poeta tra l’altro) diventano a tutti gli effetti quel momento necessario per staccarci dai soliti piagnistei e abbandonarci a un’intelligente risata, che ci può solo far bene, che ci può solo far rivivere.
cliccate per credere
Continua a leggere “LA POTENZA DELL’IMMAGINE – René Maltete”
LA FINE DEL MONDO
È lassù che ci ritroveremo
insieme al segreto delle parole
pronunciate altrove
disperse troppo a lungo
La nostra via
non deve perdere le tracce
lasciate insieme
alle nostre dolcezze
Dopo appena tre anni dal ritmo irresistibile di “Meat and Bone”, quel brutto figlio di puttana di Jon Spencer ritorna insieme ai suoi fidi compari con un album ancora più dinamico e irriverente, sporco di funky quanto basta per farci alzare dalla sedia e dimenarci senza remissione, pronti a festeggiare la nostra voglia di vivere; perché di festa si parla, una festa dedicata a tutta la città che la contiene: New York. Probabilmente, l’anima viscerale nata dall’avventura con i “Pussy Galore” prima e i “Boss Hog” dopo, imbastardita da tutte le contaminazioni della Grande Mela, confluite poi nell’esplosione della sua Band, non solo hanno lacerato positivamente o musicalmente il loro desiderio di riempirla con tutto ciò che trovavano per strada, ma nel contempo le hanno dato fuoco, anche se metaforicamente, per incendiare il loro istinto di rivolta. Badate bene, la parola “rivolta” è qui utilizzata per evidenziare quella voglia tutta giovanile di gridare al mondo la rabbia e la gioia del loro divertimento, perché è proprio divertendosi che hanno costruito la loro carriera, quasi a voler cambiare tutto in un solo momento, senza alla fine cambiare niente, perché l’universalità della musica è un pozzo inesauribile dove attingere in continuazione, dove specchiarsi, bere, ubriacarsi, a volte caderci dentro e morire ma, è una delle tante possibilità per esprimere un’idea, e in questo caso, una possibilità straordinaria per trovare l’apoteosi di tutte le passioni. Ogni cosa confluisce nella concentrazione di un big bang pronto a esplodere e dilaniarci con il suo bellissimo fuoco, perché è proprio dentro di noi che si evolverà il suo universo e ogni nota percepita, è l’emozione autentica che produce l’energia necessaria per la continuazione della vita.
Continua a leggere “THE JON SPENCER BLUES EXPLOSION – Freedom Tower… no wave dance party 2015”
Descrivere il concerto che Richard Thompson ha eseguito sabato 3 ottobre al Teatro Nuovo di Treviglio sostanzialmente è un esercizio che richiederebbe pochissime parole: basterebbe dire “fantastico”, “splendido” o addirittura “monumentale” (inserendo così con un po’ di enfasi), con una lunga lista di altri elogi e, ve lo assicuro, tutto rientrerebbe alla perfezione, tutto risulterebbe magnificamente perfetto, perché è stato proprio così, punto. È chiaro che per gli appassionati o per chi come me muore simbolicamente davanti a queste esibizioni, un po’ di poesia o se vogliamo di letteratura, non guasta per “morire” una seconda volta (tanto il mio gatto mi ha sempre confidato che le 7 vite sono una balla: in realtà possiamo rivivere infinite volte…), traendo da questa considerazione l’eccezionale realtà e l’incredibile performance di uno dei grandi della musica. Richard Thompson infatti, l’altra sera ha dimostrato di essere veramente un professionista con i fiocchi, inanellando un’infinita serie di canzoni e ballate da brividi, riuscendo con i sui fidi compari Michael Jerome Moore alla batteria e Davey Faragher al basso (bravissimi), ha trascinare il pubblico presente in un avventura unica e decisamente piacevole, tanto è riuscito ad essere convincente senza risparmiarsi per una sola battuta.
Continua a leggere “RICHARD THOMPSON Live al Teatro Nuovo di Treviglio”
Ci sono luoghi che rimangono in mente per tutta una serie di sinergie positive che alimentano l’immaginario di ognuno e propongono, da qualsiasi parte si osservano, un ambiente fascinoso e particolare, strutturato talmente bene da sentirsi coinvolti nel mondo stesso che vuole esprimere, perché riesce a trasmettere il valore autentico dell’Arte con un’idea positiva e vincente al tempo stesso. A Paina di Giussano in provincia di Monza/Brianza, infatti, è nata già da qualche anno una galleria d’arte monotematica: “La Testimone Velata” per l’appunto, dedicata completamente all’artista Carlo Brenna (dove si trova anche il suo atelier) e gestita da Maya (la sua curatrice), che intraprende un discorso il quale va al di là del semplice percorso espositivo, e ti conduce, attraverso tutte le sue sale, nel mondo metafisico del nostro io, riuscendo ha condurti (complice anche tutta l’ambientazione) in quei territori dove l’estensione della percezione viaggiano dentro e oltre la vita, insieme alle immagini con cui sei circondato, piacevolmente, attraverso affreschi, colori e poesia.
Questo venerdì 25 settembre presso la sede del Gruppo Letterario Acàrya di Como in Via Grandi 21, alle ore 21,15, si presenterà il libro di Adina Pugliese (alias “germoglio” per i bloggers), L’ARTE È UTILE – comunque bella (MetaEdizioni). Un interessantissimo excursus sulla situazione attuale dell’Arte e tutte le sue contaminazioni in cui, l’artista, o per meglio dire, il performer (visto il modo in cui opera a 360°) s’incunea nell’attualità cercando di superarla, rimanendo da qualsiasi parte lo si guardi, protagonista e spettatore di un’azione positiva.
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Una bellissima evoluzione legata al mondo della musica, specialmente in questi ultimi anni, è proprio quella di riuscire a rigenerare, o se preferite, a rielaborare con degli strumenti solitamente legati alla “classica”, dei pezzi indistinguibilmente appartenenti al genere rock, riuscendo a interagire perfettamente con questo tipo di melodia e nello stesso tempo, di performance, tanto per sottolineare la vitalità e il dinamismo che offre il ritmo di questi ultimi 50 anni. Inoltre, se sottolineiamo la possibilità di poter unire improvvisazione qualitativa ed equilibrio armonico, insieme alle professionalità performative con un retroterra culturale importante, ecco che la miscela che ne esce è veramente esplosiva, riuscendo a far innamorare un pubblico misto fra la musica colta e l’espressione della modernità.
Il Khora Quartet – composto da Luca Campioni al violino, Andrea Aloisi al secondo violino, Simone Rossetti Bazzaro alla viola e Saverio Gliozzi al viloncello – dimostrano in maniera inequivocabile l’innovativa soluzione a questa semplice equazione, non tanto perché il repertorio legato a gruppi famosi come i Led Zeppelin si presta moltissimo alle soluzioni che loro propongono, ma anche perché tutti i loro excursus intorno ad altri gruppi celebri o a stili gemelli come il funky, il soul, l’hard-rock o il jazz, distendono intorno ai loro strumenti delle infinite possibilità per stupire chiunque, anzi, per poter esaltare senza remissione ed essere trascinati in un gorgo sonoro senza fiato, perché il risultato finale è esaltante.
Continua a leggere “KHORA QUARTET – Live al LegendClub Milano”
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Gli ultimi colpi di una torrida estate potremmo riassumerli con le pubblicazioni che festeggiano il ventennale dei Gov’t Mule, sempre in splendida forma e sempre in groppa al loro fedele animale, imperterrito e testardo nel riproporre una musica che non morirà mai. Si potrebbe anche dire: chi non lascia raddoppia… anzi, quintuplica, perché queste due confezioni contengono ben 5 CD per altrettante sei ore di rock’n’blues senza fine. Mi soffermo però sulla prima, perché la seconda: Stoned Side vol 1 e vol 2, venduta solamente in vinile, come viene riassunto nel titolo, è una cavalcata sulla musica degli Stones; mentre la prima: The Dub Side of The Mule, non essendo un live monotematico, risulta molto più piacevole per la proposta espressa. Innanzitutto è la variabilità dell’insieme che colpisce e per come è stata sviluppata attraverso i 3 CD contenuti nella confezione: il primo con molte cover legate al passato mischiate con il repertorio dei “Muli”; il secondo decisamente dub, o reggae, tanto per variegare un ascolto insolito per i nostri eroi; e il terzo, molto più attuale e corposo per le incredibili jam-session che hanno forgiato il marchio di fabbrica di questi incredibili interpreti.
Continua a leggere “GOV’T MULE – Dub Side & Stoned Side”
Oggi è l’ultimo giorno di questo fantastico agosto, di questa fantastica estate, di queste fantastiche giornate, dove tutto ritorna dentro di voi e vi rigenera, vi eleva, vi porta verso una vita nuova, sicuramente migliore, sicuramente diversa, sicuramente importante. Almeno così ci piace pensarlo, ogni volta, ogni estate, ad ogni giro dell’orologio, per tutti i momenti della vostra vita, per il sole che vi riscalda e dona altra vita, continuamente. L’importante è proprio questo: non fermarsi mai! Godere tutto di ciò che potete godere, gioire di tutto ciò che potete gioire. Cosa meglio allora dell’amore… cosa meglio allora della musica… cosa meglio allora dei Porcupine Tree ?
Anesthetize è un documento sonoro da brividi, uno di quei Live immaginari che uno di noi ha sempre sognato e che almeno una volta nella vita avrebbe voluto vedere. Registrato nell’ottobre del 2008 a Tilburg in Olanda e pubblicato solo ora in questo torrido 2015, ci riporta questa band alternativa, troppo frettolosamente definita i nuovi Pink Floyd, all’apice della loro carriera, anche se poi le varie schiere di fans, si dividono sempre nei vari periodi che possono contraddistinguere il proprio gruppo preferito: più dolce, più duro, più sperimentale. Lo stupido sogno di questa band britannica: quello di riportare in auge un sound, o se volete un progetto, immaginato sopra un progressive-rock, space e psichedelico tipico degli anni ’70 sempre in divenire, li ha fatti evolvere in maniera tale da diventare qualcosa che va oltre il tipico concetto di “culto”, perché tutti i loro dischi sono un’apoteosi di ricerca e di intelligenza, di stile e di eleganza, di frenesia e di quiete.
Continua a leggere “PORCUPINE TREE – Anesthetize”
Se qualcuno pensava che l’estate fosse finita si sbagliava di grosso, perché ci godremo un bellissimo settembre ascoltando gli Alabama Shakes e il loro ultimo disco troppo frettolosamente accantonato da una critica sufficiente come un lavoro debole: lontano parente di quel “Boys & Girls” che aveva fatto gridare al miracolo nel 2012, e che avevo inserito nella mia musica estiva di quell’anno. Una miscela esplosiva di rock’n’soul dinamitardo fino ai lati più quieti del vostro midollo spinale, trascinante e viscerale da costringervi ad alzarsi dalla sedia ed impazzire di gioia, esultando e ringraziando che potessero esistere al mondo simili emozioni, per continuare a vivere, soprattutto in un’estate come quella dove (per miei motivi personali) avevo bisogno di scatenare la mente e fuggire nei ritmi indiavolati di questo genere musicale, che potrei definire: “una fantastica perversione”, se per perversione qui s’intende quella voglia di trasgredire per mandare ogni tanto a ‘fanculo il mondo e liberarsi di pesi troppo pesanti, troppo ingombranti, troppo a lungo tenuti dentro. Questo è un disco diverso: più notturno, più melanconico, più intimamente sofferto, che va ascoltato con le sue giuste dosi e le sue pause. E più volte lo si ascolta, e più lo senti dentro, tutto tuo, tutto vero, tutto oltre, con quella fascinazione propriamente estiva, quando una bellissima luna piena lascia un incantamento sul viso degli amanti.
Un’altra ventata d’aria fresca per quest’estate torrida è la pubblicazione del Live degli esordienti Blues Pills, e uso la parola “esordienti” perché è soltanto dell’anno scorso il loro primo album, quasi a ribadire che la prorompente vitalità di un gruppo appena ventenni ha colto subito nel segno.
Sbaragliamo subito il campo, chi ama il veemente approccio delle canzoni di Janis Joplin e di Aretha Franklin, o il sulfureo incedere dei Blue Cheer e dei Creem, o la chitarra lacinante di Jeff Beck, o meglio ancora le cavalcate lisergiche dei Free mischiate ai primi Led Zeppelin, ha trovato pane per i suoi denti. Però attenzione, non pensiate a una macchia del tempo proiettata verso questa seconda decade degli anni duemila come un qualcosa di vintage; la freschezza di questo ensemble particolare: Elin Larsson alla voce e André Kvarnström alla batteria (svedesi), Dorian Sorriaux alla chitarra (francese) e Zack Anderson al basso (americano), è qualcosa di sorprendente.
Continua a leggere “BLUES PILLS – Live Freak Valley Festival”
Come ho già accennato nel post precedente, mi sono assentato, almeno in maniera figurata, dal bancone del bar, con la conseguenza che gli avventori potevano bere senza remissione ma, con la mancanza del gestore in questione, bevevano casualmente ascoltando la musica che le vecchie casse trasmettevano dalla teca di questo arredamento, un po’ europeo e un po’ americano: quel tanto che basta per dare una certa atmosfera. Tra l’altro, siccome di musica nuova ne ho passata poca, mi sembra giusto ridare aria al locale aprendo le finestre alla luce di queste belle giornate.
L’estate si sa è un periodo di assestamento delle nostre cellule, le quali cercano il giusto risarcimento dopo un anno vissuto pericolosamente fra le mura lavorative e quelle domestiche; proprio per questo volevo iniziare a mettere sul piatto (o nel lettore) tutta una serie di dischi adatti alla calura di questa canicola, per alcuni opprimente, per altri amata, ma per tutti il momento dove abbandonarsi al meritato riposo senza troppi pensieri. Poi si sa, ricaricate le batterie, si rincomincia di nuovo a lottare con l’entusiasmo o la noia che ci appartiene, e allora, cosa c’è di meglio di un buon bicchiere fresco da sorseggiare con la musica giusta? Proprio in questo momento di relax prima di ricominciare l’avventura?
Continua a leggere “BLUES TRAVELER – Blow Up The Moon”
+ 06) Campari Shakerato – arte minima (poesia – teatro), 11) Un calice di vino – per intenditori (arte – mostre – performance)
UN IMPEGNO CONTINUO PER LA CULTURA
Domitilla Colombo nel monologo “Pater Incertus”
Lo so… lo so… in un periodo come questo non ci si può assentare e tenere il Bar incustodito, o perlomeno, lasciato libero per gli avventori che hanno sempre sete e sono esigenti e vogliono essere serviti. Ma la vita è così, si è presi sempre da tanti impegni e bisogna scegliere, sapersi dividere, sapersi motivare, sapersi costruire.
Anche per quest’anno Il Gruppo Letterario Acàrya partecipa alla stagione di ComoLive, con una serie spettacoli divisi fra presentazioni di libri con una valenza doppia e le performance degli attori che proporranno i successivi monologhi. Tra l’altro non è casuale la scelta della location di Piazza Martinelli, perché come si è evidenziato nell’appena concluso ciclo sul tema della “città”, le metropoli moderne non hanno più una “piazza” come luogo centrale d’incontro, di scambio culturale, sociale, dinamico, di ritrovo collettivo per esaltare le sinergie di partecipazione fra più persone. Ed è proprio la piazza ad esaltarsi quando la si fa vivere nella sua essenza di spazio-simbolo, come se la cosiddetta “agorà” sia una parte insita in ognuno di noi. Ormai, nella progettazione urbanistica delle metropoli moderne la piazza non è più contemplata, come se le infrastrutture dell’abitare fossero solo luoghi chiusi dove sfruttare il maggior spazio possibile utile al profitto globalizzato, emarginando l’individuo nei territori “altri” e utili per scopi apparentemente alternativi, ma che sostanzialmente ghettizzano e dividono e allontanano ognuno di noi da un sano socialismo di partecipazione, in cui anche il gioco ha la sua funzione, e la cultura, si ritrova fra la gente comune magari anche di passaggio, ma che soddisfa la sua funzione d’intrattenimento e di soddisfazione filosofica, con tutti e per tutti. Continua a leggere “UN IMPEGNO CONTINUO PER LA CULTURA”
Quando rividi Patti Smith nel ’96 proprio qui nella splendida cornice di Villa Arconati, nel suo ritorno alle scene, mi ricordavo un concerto memorabile e non credevo – quasi a vent’anni di distanza e a quaranta dal suo esordio discografico proprio con Horses, il suo splendido album di debutto, riproposto in questo tour completamente per intero – di rivederla con questa veemenza, con questa poesia, con questa fragilità e forza nello stesso tempo, con questa emozione. Dire fantastica è dire poco, perché il concerto di sabato sera è stato veramente entusiasmante: quasi due ore in cui lirismo e rock’n’roll si sono fusi in una concentrazione dinamica e spiazzante, tanto non mi aspettavo una tale profusione di energia all’interno di tanta poesia. Continua a leggere “PATTI SMITH concerto a Villa Arconati”
Inizia con questo venerdì un ciclo che il Gruppo Letterario Acàrya di Como ha organizzato in occasione di EXPO, non tanto per affiancarsi a quest’evento, ma per interagire in senso critico proprio sul significato di “città”. Infatti non abbiamo cavalcato le tematiche relative al cibo fatte proprie dalla manifestazione internazionale. Abbiamo cercato di insinuarci nella realtà del nucleo urbano dove solitamente viviamo, proprio perché è la città stessa che ci appartiene e di cui siamo inevitabilmente protagonisti e succubi, dentro a tutte le sue problematiche. Inoltre, tutto quello che accade al suo interno si può coinvolgerlo culturalmente, trasformando il nucleo abitativo dove passiamo la maggior parte della nostra vita, in un teatro dove realtà e finzione possono convivere sia a livello scenico ed emotivo, oltre chiaramente ad un livello più ampio, dove s’incontrano tragedia e spazio ludico, luogo di confronto e quotidianità. Continua a leggere “DentrOltrePolis”
+ 01) Canned Heat – musica tossica (rock e dintorni), 12) Long Island Ice tea – la classe non è acqua (grandi artisti)
MATANA ROBERTS – Coin Coin Chapter Three: River Run Thee
Matana Roberts è una sassofonista di Chicago, improvvisatrice, compositrice, performer, legata a un sound concettualista d’avanguardia, ha collaborato e creato insieme ad altri “sperimentatori visionari” molti progetti multimediali utilizzando danza, poesia, arti visive e teatro, per costruire insieme alla musica dei veri e propri spettacoli radicali, spaziando dall’attualità all’introspezione storica, dalla denuncia sociale alla politica. La sua ricerca estetica è qualcosa che va oltre il concetto stesso di musica, perché le sue contaminazioni anche eccessive travalicano ogni prospettiva consueta, nonostante viviamo in un periodo dove si è sperimentato di tutto, però (e qui si può rilevare la sostanziale differenza), la ricerca di Matana non è una provocazione a perdere, strutturata solo per stupire; è qualcosa che va oltre, al di là, partendo dalle parti più nascoste del nostro io, in cui, rifiutando di vedere la nostra parte oscura, di fatto nascondiamo una parte essenziale di noi stessi.
In fondo, guardarsi allo specchio non è una frottola qualsiasi inventata per concepire una favola malvagia, ma è quello che dovremmo cercare ogni giorno per farci delle domande senza remissione. La Roberts invece non ha timore di giostrare in questi universi paralleli, come se la verità si nascondesse in ogni sub-strato, dando alle sue composizioni una partecipazione collettiva unica, quasi a coinvolgere nel suo magma sonoro tutto il possibile. Ogni livello è un mondo ossessionato dalla rincorsa verso quello successivo, perché se nella realtà non esiste il “lieto fine”, almeno, l’esecuzione di un’opera d’arte ci può rendere partecipi di un eventuale cambiamento. Continua a leggere “MATANA ROBERTS – Coin Coin Chapter Three: River Run Thee”
Mike Worrall
L’OCEANO PUÒ ASPETTARE
(per Laura per Gabry)
Lo so
ci sono fiumi che si congiungono
prima d’arrivare al mare
perché l’amore vive sulle labbra
dell’attesa
dove il gusto si deve assaporare dolce
e non salato
Solitamente nel corso della vita di questo blog – nonostante i vari premi che gli sono stati assegnati, proprio per volontà di amici e lettori – pur ringraziando sentitamente, non ho mai continuato la catena per paura di scontentare qualcuno, per via delle regole ferree dei premi stessi legate al numero chiuso delle segnalazioni. Ma siccome anch’io alla fine di ogni anno scelgo quelli che ritengo i miei migliori dischi, considerandolo appunto un gioco, allora, questa volta, Continua a leggere “BOOMSTICK AWARDS 2015”
Quando nel 1997 lessi questo libro di Galeano, fondamentalmente ebbi la conferma di ciò che si sapeva da tempo, eppure, attraverso queste pagine si ritrova a pieno titolo lo specchio della nostra società, soprattutto quella italiana, qui descritta impietosamente attraverso la passione del football, ma nello stesso tempo, corrotta fino allo spasimo, nonostante, dopo lo scandalo scommesse datato ormai 1980 (o giù di lì), qualcuno pensava (o lo pensa ancora) ad una redenzione degli immacolati della purezza. Tra l’altro, l’avvento di Berlusconi, che dopo il calcio aveva ormai invaso anche la politica, è qui descritta in maniera reale quanto profetica, tanto per citare il marciume che di lì a poco sarebbe venuto a galla senza nessuna remissione. Continua a leggere “TANTO PER AVERE LA TESTA NEL PALLONE”
Ci hanno lasciato due grandi della letteratura mondiale: Günter Grass ed Eduardo Galeano, ambedue testimoni di un secolo e di due continenti protagonisti della Storia moderna, con tutti i loro risvolti, sia negativi che positivi, perché al di là di tutte le sfumature, tutte le bellezze, tutti gli orrori, tutte le vicende di persone qualunque: le loro storie, i loro libri e la letteratura che si respira attraverso le loro pagine (come si dice sempre), non moriranno mai. La grandezza dell’artista è tutta racchiusa in questo concetto banale quanto importante, Continua a leggere “SECONDO BLACKOUT”
BLACKOUT
by Anna Calvi
Perché l’ultima luce si è spenta
Tutto è diventato così, tutto è rimasto incompleto
Voci oscure stanno arrivando per la mia anima
Dovrei avere timore di te o lasciarmi andare ?
Continua a leggere “BLACKOUT”
Quando rock e jazz s’incontrano è sempre una festa di colori, un temporale di suoni, una gioia per le orecchie, un’estasi cercata dopo una lunga giornata di lavoro. D’altronde, ormai sono vent’anni che i Gov’t Mule stanno cavalcando (nonostante il loro destriero non sia un cavallo), le scene musicali in maniera eccezionale, regalando valanghe di suoni, esplosioni chitarristiche, suite memorabili e cover mozzafiato… ascolti indimenticabili; non è casuale che li preferisco proprio quando si esibiscono con la musica di altri, proprio perché la loro abilità li rende degli strumentisti straordinari e come tali riescono a ingigantire qualsiasi loro esibizione. Non tanto quelle che ogni anno eseguono interpretando un gruppo famoso o addirittura un intero album divenuto leggenda, come per esempio la loro fatica dell’anno scorso incentrata sui Pink Floyd, ma quelli di artisti meno eclatanti dove si possono sbizzarrire senza remore, dilagando nel nubifragio di suoni emessi dalla loro abilità e dalla loro fantasia creativa. Continua a leggere “SCO/MULE – Gov’t Mule featuring John Scofield”
Questa recensione dovrebbe essere la retrospettiva dell’ultimo lavoro degli Siskiyou, ensemble canadese di notevole caratura, soprattutto nella cerchia degli appassionati di una musica di culto, relegata in angoli particolari. Non è casuale infatti che i loro due primi album gli hanno costruito attorno un aura particolare, definita “gotica del nord”, per il suo incedere oscuro e minimale, ossessivo e particolare. In realtà il loro stile, impastato di influenze lo-fi con un alternative-folk ambiguo e maniacale, riflette i paesaggi della loro origine e soprattutto la scena musicale che si sta respirando da quelle parti. Se poi consideriamo il fatto che l’etichetta che li produce, è quella Costellation in cui si annoverano personaggi decisamente fuori dagli schemi, scelti appunto per una ricerca diversa dalle consuetudini, possiamo immaginare e capire quali siano i territori esplorati da questi giovani artisti. Ma gli artisti, si sa, sono personaggi strani, volubili, spesso contaminati dal loro vissuto, dalle loro vicende personali, negative o positive; spesso condizionati da altri artisti che li ispirano o li deprimono, e all’interno delle loro esplosioni creative possono essere calmi o nervosi, come il titolo dell’album. Nervous… appunto. Oppure, in senso traslato: ansioso, inquieto, agitato… ogni metafora è possibile. La conseguenza è la sperimentazione e la possibilità di provare a movimentare il sound, innestando nel loro stile di origine, esperienze assorbite nell’ascolto di altri, con la tensione e la drammaticità che preclude un allargamento dei propri orizzonti, senza conoscere l’esito. Se poi aggiungiamo una malattia all’udito che ha colpito il loro leader Colin Huebert, costretto a difendere il suo mondo di suoni dagli attacchi di panico provocati, come reazione, all’ipoacusia che lo opprimeva senza conoscerne la causa, allora, possiamo capire la reazione maturata nella costruzione di una canzone, e per esteso, nelle canzoni successive. Continua a leggere “NERVOUS degli Siskiyou”
E’ ormai da anni che Paolo Benvegnù, dopo gli inizi con con il gruppo degli Scisma, ha intrapreso un’eccellente carriera qualitativamente interessante, e questo Earth Hotel pubblicato nel 2014, rappresenta sostanzialmente una piacevole sorpresa; non tanto perché le parole “sorpresa” o “piacevole” non potevano appartenergli, anzi, ma perché nel controverso panorama italiano questo album spicca proprio per la sua fruibilità, e nello stesso tempo, per il suo valore che supera il termine di “musica leggera”, o di “musica facile”, per appropriarsi uno spazio di diritto nel panorama della canzone d’autore. Infatti, anche la lingua ha il suo valore importante, e bisogna riconoscere che non è facile cantare con il nostro idioma, riuscendo a trasudare non tanto, emozioni immediate, ma dei testi poeticamente eccellenti, che possano essere funzionali alla musica stessa, senza perdere mordente come spesso succede, o viceversa. Soprattutto quando le tematiche dell’amore, con tutti i suoi risvolti, dalla carnalità più intensa a quella più introspettiva, vengono descritti con un’originalità veramente fuori dal comune, o perlomeno, scendono a diretto contatto con la letteratura, e scusate se è poco. Così come testi più impegnati, legati al presente o alla nostra normalità, sempre tracciata con un ironia e uno spiccato gusto del sorriso anche amaro, senza mai arrivare all’invettiva, con un sound molto godibile. Continua a leggere “EARTH HOTEL di Paolo Benvegnù”
Un altro grande album pubblicato nel 2013 è questo Fourth Corner della bravissima Trixie Whitley, il quale rispolvera in soul-blues d’altri tempi e di rara bellezza, in cui, 15 tracce, diventano via via lo struggente percorso di un’intima sofferenza sublimata con il canto. L’alternarsi delle canzoni è un percorso che attraversa parole e melodie trasudate in prima persona e costruite con il coraggio che unisce la voglia di vivere di una venticinquenne, con l’esperienza assorbita nelle dinamiche familiari. Lei è infatti figlia del chitarrista Chris Whitley, scomparso qualche anno fa e probabilmente il suo viaggiare (lei è belga di nascita e statunitense di adozione) l’ha forgiata, fortificando la sua personalità, al punto di annoverare già alla sua giovane età collaborazioni con importanti musicisti e produttori d’eccezione: Daniel Lanois su tutti, che la scelse per il suo progetto “Black Dub” di qualche anno fa. Continua a leggere “FOURTH CORNER di Trixie Whitley”
In attesa che il 2015 ci porga un nuovo capolavoro, mi sembra giusto parlare di alcuni album usciti in questi anni precedenti e che, avendoli comprati subito dopo, non ho inserito nei vari dischi migliori come appunto faccio ogni volta, alla fine dell’anno stesso, ma che, rappresentando la bellezza personificata, è giusto andarli a riprendere.
Land Of Kush è la creatura di un musicista sui generis chiamato Osama (Sam) Shalabi, egiziano, originario de Il Cairo, il cui titolo di questo lavoro si riferisce: “The Big Mango” è infatti uno dei tanti soprannomi che hanno dato nel corso del tempo a questa città, ma nello stesso tempo vuole evocare una sorta di sensualità e di dolcezza legata alla musica mediterranea con l’unione socio-politica di fatti capitati proprio in quei luoghi durante la cosiddetta “primavera araba”. Continua a leggere “THE BIG MANGO – Land Of Kush”
Mi piacciono sempre quegli editori alternativi come questo Piano B per esempio, che hanno il coraggio di pubblicare romanzi diversi dal solito cliché modaiolo. Ciò che Dio unisce di Sacha Naspini infatti, è un libro diverso, non tanto perché parla di un matrimonio, anzi della prima notte degli sposi, in maniera grottesca, ma perché riesce a entrare in maniera originale: a tratti con il gusto del divertimento, e a tratti con un ironia devastante, in quelli che sono, non tanto i rapporti di coppia, ma i difetti in cui la coppia irrimediabilmente non riesce a superare, le caratteristiche opposte nella maniera di vedere anche un piccolo dettaglio, sia da parte femminile che maschile, e nell’impossibile raggiungimento di un equilibrio che la differenza dei sessi, non riuscirà mai a coniugare, o perlomeno a capire. Se poi a tutto questo aggiungiamo degli amici burloni in vena di piccole vendette e invidie altrettanto piccole, allora, il gioco è fatto… e mi dispiace ma, non avrete scampo.
Continua a leggere “CIO’ CHE DIO UNISCE di Sacha Naspini”
Questo gran pezzo del trombettista libanese: francese di adozione, dimostra come si possa costruire con la musica una bellissima elegia, articolata su diverse sovrapposizioni dei fraseggi, i quali si integrano magistralmente con le immagini dense di significati relativi alla sua città, e non una città qualunque. Poi, il colpo di coda del finale, dimostra proprio come la nostalgia è solamente un’emozione momentanea, perché sostanzialmente è sempre la gioia a prevalere, la vitalità, la voglia di superare tutto con un esplosione di colori che non si può fermare. Fantastico !!!

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